Insegnamenti settimanali del 2/8/2020 – Due modi di essere

Due modi di essere

Abbiamo letto che John Main sostiene che “il timore più forte dell’uomo è quello dell’isolamento, della paura, della solitudine e che il mondo in sé è solo un terribile errore”. Egli prosegue affermando che tutto ciò è “un’assurda falsa interpretazione della realtà”, che “è dissolta dal potere assoluto dell’amore di Dio”. Noi sperimentiamo attraverso la preghiera “che la condizione fondamentale dell’uomo non è la divisione, ma la comunione, l’essere con”. In che modo la preghiera/meditazione attua ciò ? Come ci conduce dalla mancanza di significato alla piena comprensione della realtà?

Il fattore importante qui è il ruolo che gioca l’attenzione. John Main lo sapeva per via intuitiva e per esperienza. E da ciò deriva l’accento con cui sottolineava il suo suggerimento “ripeti la tua parola”. Quanto egli avesse ragione è stato oggi provato dalle neuroscienze. La ricerca ha dimostrato che, focalizzando l’attenzione sul nostro mantra, ci spostiamo dal modo di essere della parte sinistra del cervello a quella destra. Il cervello ha la capacità di accedere a due modi complementari di interpretare la realtà.

Forse un’analogia con la teoria quantistica può aiutarci a capire questi due diversi aspetti della nostra consapevolezza più vasta. Esperimenti hanno dimostrato che una particella subatomica, un elettrone, mostra sia la “particella” che “l’onda” come proprietà a seconda della configurazione dell’esperimento, delle circostanze, attraverso le quali noi prendiamo in esame la realtà: “Dobbiamo ricordare che quello che osserviamo non è la natura stessa, ma la natura esposta al nostro metodo di ricerca”. (Heisenberg)

Dal momento che siamo fatti di elettroni, possiamo considerare tutto ciò anche come riferito a noi. A seconda delle circostanze in cui ci troviamo, parlando metaforicamente, noi mostriamo la nostra natura di “particella” o la nostra natura di “onda”. Quando ci occupiamo del nostro lavoro quotidiano, ci identifichiamo con la nostra natura di “particella”; siamo nel nostro aspetto di “materia” manifestata fisicamente, governata dall’ “io” – divisa, che sgomita per la sopravvivenza. Quando focalizziamo l’attenzione sulla nostra parola, entriamo nella solitudine e nel silenzio interiore, ci colleghiamo alla nostra natura “onda” e là il centro è il nostro vero “sé”, attraverso cui siamo connessi con la realtà “onda” di tutta l’umanità, la creazione, il cosmo, il Divino. Il lato sinistro del nostro cervello ci lega alla nostra natura “particella”, mentre il lato destro ci fa accedere alla nostra natura “onda”. Possiamo essere stabili nel tempo e nello spazio o in uno stato di cambiamenti fluttuanti. Quando ci preoccupiamo di domande tipo: “Come stiamo in questo particolare momento? Qual è la nostra posizione nella vita? Chi e cosa sembriamo ?” restringiamo il nostro essere e la nostra consapevolezza alla nostra natura “particella” focalizzata sulla nostra personalità superficiale divisa. Comunque, quando la nostra consapevolezza non è occupata con pensieri particolari, quando mettiamo in funzione il lato destro del nostro cervello, facciamo dei collegamenti istintivi e intuitivamente ci accorgiamo di un’unità di fondo; allora siamo nella nostra natura “onda”. Toccare questo aspetto della realtà ci porta a sapere veramente ed in modo esperienziale: “che noi siamo e che siamo in Dio e che in Lui scopriamo la nostra identità essenziale ed il nostro significato unico”.

Kim Nataraja