Venerdì – terza settimana di Quaresima

Spero che non vi siate stancati di semi perché c’è una ulteriore parabola da considerare. È la più famosa di tutti i racconti di semi, semplice e inesauribile. Non dogmatica, ma che ci prende e non ci molla finché non veniamo “letti” attraverso di essa. (Luca 8, 5-8)

Un seminatore uscì a seminare. Sparpagliò il seme in tutte le direzioni, con diversi risultati. Una parte cadde lungo la strada e gli uccelli la mangiarono. Nessuna risposta, prevedibile spreco. Una parte cadde su suolo pietroso e germogliò, ma seccò per mancanza di umidità. Risposta rapida, ma condizioni sfavorevoli. Fallimento. Una parte cadde fra i rovi che crebbero anch’essi e presto soffocarono le piantine. Cattiva compagnia. Delusione. Una parte cadde su terreno buono e crebbe rigogliosa, con un centuplicato rendimento dell’investimento. Un risultato positivo della natura.

Gesù raccontò questa storia, ci è stato detto, a una grande folla che si era riversata fuori dalle città per vederlo e ascoltarlo. Raccontò questa parabola a una moltitudine variegata: alcuni veri ricercatori, alcuni curiosi, alcuni che avevano seguito la folla come avrebbero fatto con qualsiasi folla. Non si era reso conto che le sue parole sarebbero giunte alle loro orecchie come il seme nella parabola era caduto su diversi tipi di terreno? Se avesse voluto conquistarli tutti e godere di un fugace premio Oscar avrebbe scelto un altro messaggio con minor pienezza di verità sepolta sotto la sua apparenza spoglia. Alla fine rilanciò la palla nella nostra metà campo dicendo: ‘Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti.’ Le nostre orecchie sono il terreno sul quale è caduto il seme delle sue parole.

Tutto ciò porta a diverse conclusioni sulla folla – che ora include le circa 200 generazioni che hanno ascoltato la stessa storia da allora. Oppure, tutta la gente di questi duemila anni che risalendo indietro (di mano in mano) ci collega a quel momento del primo insegnamento. Potremmo concludere che tutti questi ascoltatori sono classificabili rispetto alla loro ricettività al seme del suo insegnamento. Un vero peccato dunque per tutti quelli che non rientrano nella categoria del terreno buono. E la maggior parte di noi potrebbe sospettare di non rientrarvi. Stiamo davvero producendo il centuplo dell’investimento che ha fatto su di noi?

Oppure possiamo concludere che in tempi diversi, in diverse fasi della nostra vita, per diverse disposizioni d’animo, in diverse circostanze, ciascuno di noi contiene tutte queste diverse risposte. Siamo dopo tutto molto incoerenti, la maggior parte del tempo.

Ricercando il tempo perduto, vediamo i nostri molteplici insuccessi e le opportunità perse, molti malintesi e non poche stupidità. Se non riusciamo a farlo, altri ce li evidenzieranno al nostro posto.

Gli uccelli che hanno mangiato il seme prima che germinasse, le piantine dalla breve vita e quelle soffocate – non sono anch’esse parte del grandioso ciclo della natura? Davvero qualcosa è andato perduto per sempre? Qualcosa muore per davvero? Certamente sì. Ma quando viene accettato e visto nel quadro generale, tutto ciò è toccato da un ‘amore che redime’, come ha detto Wittgenstein. Quale è la forza più grande nella germinazione del seme nella nostra vita: l’insuccesso o il perdono?

Laurence Freeman