Venerdì – settimana santa 2019

Venerdì 19 aprile, Settimana Santa 2019 

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e molto innalzato.
Is 52:13

Una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?».

Il racconto della Passione di Cristo si pone come uno dei più grandi testi di tutti i tempi che riflette la profondità del significato umano. È assolutamente personale – l’innocente, accusato ingiustamente, capro espiatorio e trattato in modo inumano, torturato e giustiziato barbaramente. È una storia vecchia che mostra il lato peggiore dell’umanità e del potere dell’uno sull’altro; e questo sta accadendo mentre io scrivo e tu leggi. Ogni caso, tuttavia, è unico. La particolarità di ciascun caso è ciò che rivela il significato universale e con il significato – cioè il senso di connessione – paradossalmente c’è sempre speranza.

Il venerdì santo espande il senso umano. Ci conduce a fianco del capro espiatorio, in modo che il meccanismo con il quale diamo la colpa agli altri, facendoli soffrire, viene smascherato. Il segreto di come funziona il potere è messo a nudo. Vediamo il mondo così com’è. La violenza è irrazionale. Quando Gesù risponde alla guardia che lo colpisce, vediamo che la ragione indebolisce la facciata di violenza. Non sappiamo cosa abbia risposto la guardia. L’unica vera risposta è ammettere l’autoinganno dietro a tale violenza. Incapace di ammetterlo, la guardia probabilmente ha dato un altro schiaffo a Gesù.

C’è un’altra dimensione del significato, ancora più trasformativa dell’esposizione alla nostra dipendenza dalla violenza. Riguarda il significato della sofferenza. Nella “Guida allo stile di vita del Bodhisattva” di Santideva, un classico testo buddhista risalente all’VIII secolo dopo Cristo, vediamo come questo significato è diventato universale. Un bodhisattva è un essere umano che dedica tutto se stesso al benessere dell’umanità, per alleviare la sofferenza ovunque. Il Dalai Lama commenta su questo testo che quando un grande bodhisattva soffre, non genera alcuna negatività.

Il Vangelo va oltre quando ci porta le ultime parole di Gesù sulla croce: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Non solo, la Croce non genera alcuna negatività, genera saggezza e compassione senza limiti. Se Gesù avesse detto “li perdono …” sarebbe stato un atto più debole a causa della sua individualità. Invece, ha invocato il perdono sul terreno dell’essere in cui lui e tutti – i suoi tormentatori e coloro che lo tradivano – stavano. Questa non è una tregua giudiziaria, un semplice atto di clemenza. Viene dall’intuizione della causa, dall’ignoranza e dalla mancanza di autocoscienza dei responsabili. In un istante vediamo il significato del perdono, verso noi stessi e gli altri.

La morte di Gesù genera un’onda di amore illuminato che lava attraverso tutte le dimensioni della realtà, tutti i tempi e gli spazi. Che venga riconosciuta o meno, la sua sofferenza ci tocca tutti. Espone i nostri difetti umani, ma senza colpa o senso di colpa. Lo fa rivelando la nostra bontà e il nostro potenziale essenziali. Ecco perché nell’antico chiostro di Bonnevaux questo pomeriggio sceglieremo di farci avanti, inchinarci davanti alla croce e baciarla.

Laurence Freeman