Venerdì – Prima settimana di Quaresima 2019

Matteo 5, 20-26

Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!

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Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

In difesa degli ipocriti, dovremmo ricordare che molta ipocrisia deriva da una mancanza di consapevolezza, anche quando non scegliamo affatto di rimanere inconsapevoli. Svegliarsi, soprattutto se si è addormentati da molto tempo, è sempre difficile. Opponiamo resistenza ad una dimensione più grande e meno passiva della realtà. Allontaniamo la mano che ci scuote per svegliarci o spegnamo la sveglia e ci giriamo dall’altra parte. Questa riluttanza a essere svegli è anche percepibile nel modo in cui votiamo e passiamo il nostro tempo libero.

Il valore di qualsiasi cosa può essere meglio compreso in riferimento al suo opposto. Apprezziamo il sonno perché ci aiuta a essere più svegli durante il giorno. Apprezziamo il silenzio perché ci aiuta a comunicare meglio. Apprezziamo la ricchezza per poterla donare. La relazione tra opposti produce equilibrio, vita sana e belle persone che sono gentili e giuste verso chi ha bisogno. Aggrapparsi ad un lato dell’equazione – stare a letto tutto il giorno, parlare senza sosta, avvinghiarsi ai possessi – ci porta più in profondità nel mondo unidimensionale e illusorio dell’assorbimento su di sè, in cui non siamo consapevoli delle molte altre dimensioni in cui viviamo e ci muoviamo e siamo immersi. In questa “mondanità”, la vita diventa allora un selfie continuo. Invece il vangelo ci dice ‘stai sveglio’. Un giorno, il Buddha camminava e un passante fu colpito dalla sua luminosità e presenza potente e gli chiese: “Sei un dio?” “No”. “Allora sei un mago?” “No”. “Chi sei allora?” “Sono sveglio”, ha risposto il Buddha.

 

Il risveglio è parte della saggezza universale che si trova in ogni insegnamento veritiero. Essere veramente svegli va al di là di ciò che chiamiamo moralità o, in altri termini, è la base fondante del giudizio morale. L’ipocrita in noi è pronto a condannare gli altri, ponenendo se stesso su in terreno di alta moralità che lo può portare ad agire con incredibile crudeltà. Ma tutto questo è nella dimensione del sogno, non del mondo reale. Vediamo l’effetto dello stato di veglia nella differenza tra un buon lavoro che tira fuori il meglio di noi, produce benefici per gli altri e un lavoro che porta all’emarginazione e alla divisione. In un altro senso, la veglia mostra la differenza tra una bella rappresentazione artistica della forma umana e un’immagine oscena.

È difficile vedere come, nella velocità e nel sovraccarico di informazioni della vita moderna, noi si possa rimanere svegli, senza una pratica contemplativa integrata nella vita quotidiana. In assenza di questo, come (anche partendo con le migliori intenzioni con cui l’ipocrita in noi spesso inzia) possiamo evitare di essere trascinati nel torpore della iperattività, lo stato onirico del semi-risvegliato?

Lo stesso equilibrio che ci tiene svegli, riduce anche la nostra ipocrisia. La chiave sta nell’accettare i nostri limiti. La Quaresima non consiste nello schiacciarci o nel negare il dono di semplici piaceri. Si tratta di accettare il fatto che i nostri limiti sono il modo in cui sterziamo costantemente tra gli estremi. Fisicamente siamo limitati da limiti biologici che dobbiamo soddisfare in modo adeguato, ad esempio nel sonno o nel cibo. Intellettualmente, siamo limitati da quanti dati possiamo trattenere e anche dalla necessità di contenuti sani, invece che di intrattenimento senza fine. Solo nella dimensione spirituale non ci sono limiti.

Laurence Freeman