Quarta settimana di Avvento 2016

Quarta domenica e settimana di Avvento 2016

A pochi passi dal centro di ritiri di Rio, c’è un sentiero che porta in una piccola Amazzonia. Se lo si segue fino alla fine – non c’è da temere, non si è mai lontani dal mondo conosciuto e il sentiero è stato creato dall’uomo – ci si trova immersi e accolti come parte dell’infinito ronzio e attività della vita. L’ecologia della foresta è una danza di una tale complessità e di un tale intreccio che non può essere concettualizzata. Analizzarla significa perderla. Per afferrarla nella sua interezza c’è bisogno di un cambio di focus.

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I suoi complessi inter-sistemi – insetti, uccelli, la fauna, i fiori, gli alberi, i parassiti e tutti gli altri tipi di vita che timidamente evitano i bipedi come noi – girano intorno ai propri mondi di sopravvivenza e auto-riproduzione, come infinite galassie rotanti. A volte entrano in silenziosa collisione e il più forte prevale. Ma nessuno si lamenta. La distruzione fa parte del sistema vitale. Le foglie continuamente fluttuano verso terra, avendo svolto il proprio compito. Si adagiano sul terreno per decomporsi e scomparire dimenticate, diventando qualcos’altro. C’è sempre una costante vibrazione di rumore, l’origine della musica, ma anche alcune forme di energia la cui percezione è al di là dei nostri deboli sensi umani.

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Guardando in basso vedo una impatiens walleriana perfetta, quel piccolo fiore con cinque petali dai colori pastello che ho sul mio terrazzo a Londra e che chiamiamo Impatiens. E’ un ponte tra mondi diversi ma si rimane comunque l’unico essere umano in questo particolare mondo parallelo.

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Se si cammina fino a uscire dalla foresta dopo il centro di ritiri, si trovano dei giardini ben curati, parti dell’ecologia umana più addomesticata. La foresta diventa giardino. Lavoratori pagati poco, in questo momento a casa loro nella favela, li tengono puliti per coloro che hanno il tempo per goderne, ma forse hanno perso la calma necessaria per farlo. I fiori hanno l’aspetto di fiori che vengono ammirati, l’origine dei cosmetici.

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E se da dentro e da oltre queste grandi candide sinfonie della natura selvaggia e della goffa cosmesi della cultura umana, potesse emergere un’altra vibrazione? Arriva silenziosamente, celandosi nelle varie forme di cui si veste. E’ l’origine di entrambi i mondi, inclusi tutti quelli ancora da venire. In questi, forse, l’umano presuntuoso sarà sconosciuto. E’ l’affermazione primordiale che porta l’esistenza fuori dall’essere e la riporta all’essere. Come le foglie fluttuano a terra così l’universo muore. Ma la Parola che nasce è la linea di base di tutto il tempo e di tutto lo spazio.

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La aspettiamo. Sta arrivando. E’ qui. Si sta muovendo, completando il suo grande scopo, con o senza di noi. Ma deve arrivare da sola, nel modo glorioso e teneramente umano di un neonato. Completamente debole in modo da potersi rivelare come il potere della vita a coloro che la riconoscono e non sono troppo occupati per ascoltarla nel breve spazio della loro vita. Questo è il motivo per il quale un buon Avvento produce un Buon natale – tutto l’anno.

Auguro a tutti noi un Natale molto felice e un anno nuovo pieno di pace

 

Laurence Freeman OSB