Terza Domenica d’Avvento 2017

Terza settimana di Avvento – 17 dicembre 2017

Riflessioni per l’Avvento 2017

Queste riflessioni traggono spunto dalle letture delle quattro domeniche di Avvento, che è un tempo proprio e di preparazione al Natale. Il migliore profitto si trae dalla lettura stessa dei passi biblici che riportiamo qui sotto. Le riflessioni possono essere lette utilmente anche durante il resto della settimana, non solo la domenica.

Dobbiamo scavare a fondo nella delusione e anche nella disperazione per ritrovare la fonte della speranza. È solo nel punto in cui affiora e trabocca dalle viscere della terra, che la speranza diventa più di una pia illusione che, incrociando le dita, ci tiene su di morale. Questa potrebbe essere la ragione per cui i profeti (e noi tutti abbiamo un profeta in noi) sembrano spesso oscillare tra la luce e le tenebre.

Oggi Isaia è tutta luce. Dovreste avere un cuore duro per professione per non rimanere commossi dalla sua visione dell’evento, una venuta che porta la lieta notizia ai poveri, guarisce i cuori spezzati, dona libertà a coloro che sono incatenati dalla paura o dalle fantasie, e libera i prigionieri. A Natale molte persone ricordano questa speranza, e si sentono uniti alla sua fonte pura, fresca e semplice. Questo è il motivo per cui il Natale riguarda una nascita e i bambini e il Natale stanno così bene insieme.

Questa visione fiduciosa del teatro umano è solitamente sepolta in profondità nel rumore, nel luccichio e nell’eccessiva indulgenza delle festività. Inevitabilmente, sentiremo parlare dell’impatto economico della spesa natalizia sull’economia; molto meno dei ricoveri speciali per i senzatetto gestiti da volontari, delle persone che cercheranno e porteranno conforto a coloro che, con le loro famiglie, hanno perso la casa e il sostentamento a causa della guerra e sono guardati dai loro nuovi ospitanti con sospetto e ostilità.

Come possiamo scavare per trovare questa primavera di speranza che può affrontare le disumanità dell’umanità e non rinunciare ancora a cercare di rendere il mondo un posto più amorevole e giusto? Dopo tutto, molti che iniziano idealisticamente diventano cinici. La politica soffoca le buone intenzioni. E molti altri forse finiscono per esaurirsi nel percorso, nel donarsi generosamente ma incautamente in modi che spezzano la mente o il corpo.

Paolo dice “pregate senza sosta”. Questo non significa certo passare tutto il giorno in chiesa, moschea, tempio o sinagoga. Né significa pensare continuamente alle realtà celesti. Significa sbloccare il canale della consapevolezza che è il flusso continuo e puro di preghiera in noi.

Una volta mi sono seduto nella sala di meditazione a Bere Island per meditare con un piccolo gruppo. Ad un certo punto, è arrivato dal bagno vicino un odore terribile e un gorgoglìo preoccupante. Stava traboccando. Brutte notizie, come ne leggiamo tutti i giorni. Mio cugino, che è un esperto in tutto, è arrivato, temendo che fosse la fossa biologica. Un grosso problema. Più tardi, mentre mi aggiravo lì intorno, ho visto un buco dove la tubatura conduceva dal gabinetto al serbatoio. Ho guardato nel buco e ho visto una pietra incastrata. Quasi non credendo alla mia fortuna e raggiante di orgoglio per aver risolto il problema, ho estratto la pietra e tutto ha cominciato a scorrere nel modo giusto.

Non dobbiamo cercare di pregare incessantemente. Dobbiamo solo rimuovere i blocchi per godere di ciò che Paolo chiama la sanità, l’integrità del corpo, della mente e dello spirito. Questa è la comprensione biblica dell’umano, la triplice dimensione che eleva la dualità del corpo e della mente alla trascendenza. Questa terza e più sottile dimensione è chiaramente presente nel vangelo di oggi, poiché Giovanni il Battista non indica se stesso ma “colui che verrà dopo” di lui.

Possiamo parlare e dire fino ad un certo punto e vedere fino ad un certo punto. Possiamo mantenere l’attenzione su noi stessi solo per un tempo limitato. Se non eliminiamo i blocchi nella consapevolezza che rovinano noi stessi e il mondo, guarderemo in continuazione senza vedere e parleremo così tanto da affogare i silenzi della vita capaci di guarirci. Il Battista dice “c’è uno tra voi che non riconoscete”.

Che cosa promettente da dire.

 Laurence Freeman

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TERZA DOMENICA DI AVVENTO – 17 Dicembre 2017

Prima Lettura

Dal libro del profeta Isaìa (Is 61,1-2.10-11)

Lo spirito del Signore Dio è su di me,

perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;

mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,

a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,

a proclamare la libertà degli schiavi,

la scarcerazione dei prigionieri,

a promulgare l’anno di grazia del Signore.

Io gioisco pienamente nel Signore,

la mia anima esulta nel mio Dio,

perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza,

mi ha avvolto con il mantello della giustizia,

come uno sposo si mette il diadema

e come una sposa si adorna di gioielli.

Poiché, come la terra produce i suoi germogli

e come un giardino fa germogliare i suoi semi,

così il Signore Dio farà germogliare la giustizia

e la lode davanti a tutte le genti.

Seconda Lettura

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési  (1Ts 5,16-24)

Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male.

Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!

Vangelo

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,6-8.19-28)

Venne un uomo mandato da Dio:

il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone

per dare testimonianza alla luce,

perché tutti credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce,

ma doveva dare testimonianza alla luce.

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».

Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».

Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.