TABLET GIUGNO 2015

Lee Kuan Yew

C’è un filmato commovente di Lee Kuan Yew che piange durante una conferenza stampa

dopo l’espulsione di Singapore dalla Federazione Malese nel 1965. La sua grande strategia era andata in frantumi. Il futuro di Singapore appariva cupo e vulnerabile. La gente vide l’impatto personale del suo fallimento, il duro uomo politico nel momento di maggiore debolezza.

Cinquanta anni più tardi e dopo la sua morte nel marzo di quest’anno, a 91 anni, la Singapore di LKY è il terzo paese più ricco del mondo, il cuore dei commerci e della finanza estovest, uno stato città efficiente, attento all’ambiente, una nazione in continuo progresso. Nessuno dubita che questo sia opera essenzialmente di un uomo solo, un leader che non ha mai arretrato davanti ad un impegno preso, che aveva creato ed esigeva la più alta integrità personale e che non si è mai tirato indietro di fronte a decisioni difficili o nel momento in cui doveva dire verità scomode. Quando viaggiava, gli uomini di stato, in pensione o in carica, facevano la fila per consultarlo.

La sua morte ha provocato un’intensa risposta emotiva, inattesa da parte di questa cultura materialista e pragmatica. Anche se egli non era più al potere, finché era vivo la sua autorità era indiscussa. Il lutto pubblico rivelava come questa figura di “padre fondatore” fosse effettivamente di una figura paterna nella mente collettiva, un genitore tenace nell’amore che aveva dato tutto ai suoi figli e richiedeva in cambio devozione.

Avanti nella vita, fedele al suo agnosticismo, dovendo affrontare penose situazioni personali, volle imparare a meditare. Paradossalmente disse che trovava più facile imparare da una tradizione cristiana piuttosto che da una orientale. Pensava che questo fosse dovuto al fatto di avere avuto un’educazione occidentale. Ero incuriosito nell’ incontrarlo e nel vedere la mentalità pratica, seria, razionale con cui affrontava il suo impegno man mano che sviluppava la sua personale disciplina.

Ascoltava attentamente ed io fui ancor più sorpreso nell’accorgermi della sua umiltàintendendo per umiltà conoscenza di sé, onestà ed apertura al cambiamento.

Poche persone avrebbero saputo che stava imparando a meditare se egli stesso non l’avesse raccontato, con qualche dettaglio, in una intervista al New York Times. Quando lo fece, la notizia rimbalzò attraverso i media di Singapore e non molto tempo dopo i nostri gruppi di meditazione furono inondati da richieste e da nuovi membri. Io continuai ad incontrarmi con il signor Lee quando ero a Singapore assieme a Peter Ng, il nostro coordinatore nazionale che egli aveva conosciuto inizialmente e che lo aiutava a continuare nella pratica.

Poco tempo prima che le sue condizioni fisiche peggiorassero, LKY aderì volentieri all’invito di Peter di filmare un’intervista durante un nostro incontro. Io gli posi una serie di domande diverse da quelle alle quali era abituato a rispondere, ma egli replicò in modo diretto con il suo intenso contatto di sguardi e con trasparenza intellettuale. Quando gli chiesi se avesse avvertito qualche percezione spirituale come risultato della sua meditazione, sorrise leggermente e mi disse che stavo ponendo la domanda alla persona sbagliata, perché lui non era un uomo religioso. Come controbattei dicendo che avevo usato la parola “spirituale” e non “religioso” si fermò, ci pensò su e rispose che non aveva mai considerato prima questa distinzione. Poi disse semplicemente che l’io interiore che la meditazione aveva messo in luce era diverso da quello esteriore, pubblico una percezione ed un’ammissione insolita per qualsiasi uomo politico. Quando gli chiesi se avrebbe raccomandato ai leaders mondiali di meditare insieme in occasione dei summit, egli sorrise a quella che pensava fosse una mia ingenuità e disse che gli sembrava inverosimile. Gli risposi che anch’io lo pensavo, ma che avevo chiesto se lui lo avrebbe raccomandato. Egli capì e dopo qualche momento di riflessione disse che sì, l’avrebbe raccomandato; anzi se ci fosse stato il rischio di uno sbocco di violenza egli avrebbe suggerito che meditassero molto. Il signor Lee e la sua famiglia approvarono il film ed esso venne messo online.

La settimana scorsa ho parlato ad una conferenza a Singapore sul tema del ruolo della saggezza negli affari e nella tecnologia. Sono rimasto stupito dal numero di giovani di Singapore che mi hanno avvicinato avendo visto il film ed essendone rimasti molto impressionati. Avevano scoperto un altro lato, più sensibile, del padre della loro patria che parlava della sua vita interiore e dell’importanza che secondo lui la meditazione avrebbe avuto in futuro. Mi accorsi allora che il signor Lee stava deliberatamente lasciando un’altra e molto diversa eredità al popolo e al paese al cui sviluppo economico aveva dedicato la sua vita. Certo non avrebbe potuto legiferare sulla sua eredità spirituale. Poteva solo parlarne a partire dalla sua personale esperienza. Ma, mentre io discutevo rispondevo alle richieste della giovane generazione di ricchi abitanti di Singapore che cercava un significato per la propria vita, mi sono accorto che LKY sapeva quello che stava facendo quando parlava della sua meditazione. E penso che egli possa essere vicino ad ottenere l’effetto che desiderava.

Laurence Freeman OSB