TABLET Gennaio 2014

 Alcuni anni fa ho visitato l’ultima sinagoga a Cochin in Kerala, sulla costa meridionale dell’India.

Era una tappa turistica ma lì c’erano ancora alcune famiglie che rispettavano il sabato, erano ciò che rimaneva di una comunità ebraica, una volta fiorente. Il senso della storia è molto profondo in questa zona visto che i primi commercianti furono i Fenici e il loro stile di costruire le barche è ancora ben visibile nei pescherecci che ogni giorno portano a riva il pescato. La sinagoga era bellissima, in stile XVIII secolo se mi ricordo bene, ma quello che mi è rimasto impresso era il vecchio Ebreo indiano che ci ha mostrato l’edificio. Parlava con immensa calma e lentezza e sembrava, a differenza della maggior parte delle guide, esser molto interessato alla nostra reazione. Evidentemente si portava addosso una gran tristezza, perché le famiglie della sinagoga si stavano estinguendo o erano emigrate. A mia vergogna eterna, gli ho fatto una domanda che non voleva suonare nel modo in cui invece è venuta fuori: ‘perché rimani qui ?’ Il vecchio mi guardò come se io non fossi stato ancora in grado di capire e rispose: ‘perché questa è la mia casa’.

Parliamo troppo facilmente dello ‘spirito di un luogo’. Forse c’è un’energia che non abbiamo ancora scoperto come misurare e che determina l’atmosfera immagazzinata di un luogo fisico. Se è così, credo che Gerusalemme avrebbe bisogno di un ampio spettro per misurare sia il sacro che il violento, sia l’amore che l’odio.

Ma penso che ciò che rende lo spirito di un luogo – o addirittura di una nazione – sono in realtà le persone che vivono lì semplicemente perché è la loro casa. Ora, a più di ottanta anni la Regina d’Inghilterra sa dove sta bene. Quando ha pronunciato il suo messaggio di Natale era in risonanza con più di un luogo geografico. ‘Il suo discorso toccava l’anima di un popolo servito per 60 anni. La Regina ha visto grandi cambiamenti – ‘molti di loro positivi’, come ha detto. Guardando al passato, con la prospettiva e la calma di quel vecchio Ebreo indiano, ma, a differenza di lui, guardava anche in avanti, non prevedendo cosa potrà avvenire, ma con una speranza nata da una visione personale non da statistiche o da una programmazione.

Non molti regnanti o altri leader di rango hanno parlato di recente di fede radicata in una identità culturale e geografica così definita. Sarebbe stato facile non notare – come è successo chiaramente al resoconto della BBC – la profondità spirituale e la portata del suo discorso. Non era una predica. Forse ne ha sentite abbastanza. Si trattava più di un insegnamento ricco di un’autorità basata sulla sua capacità di chiarire e consigliare senza alcuna sensazione di volere imporre.

I discepoli una volta domandarono a un Padre del deserto sul suo letto di morte come dovevano vivere. Egli rispose che aveva sempre stabilito, ogni volta che aveva chiesto a qualcuno di loro di fare qualcosa, di non arrabbiarsi se non lo avessero fatto. ‘E così abbiamo sempre vissuto in pace.’

Il messaggio della Regina aveva quasi lo stesso tono e si rivolgeva al suo popolo di cui ha servito la causa, come avvolto nelle riflessioni di una nonna, il capo del Commonwealth e delle Forze Armate. Ci siamo occupati di un bambino fotografato, sportivi in gara e soldati in azione. Ma tra queste immagini c’era il vero messaggio – trovare il tempo per una pausa e ritrovare l ‘equilibrio tra azione e riflessione’ che l’intensa distrazione della nostra cultura ha perso. Un ritiro momentaneo dal mondo ci permette di comprendere meglio il mondo e a rimettere a fuoco i valori fondamentali della famiglia, dell’amicizia e di cordialità con il prossimo.

La parola generica, non religiosa per questo, in una società laica è il termine piuttosto neutro ‘riflessione’. La Regina lo ha usato ma l’ha preso da un vocabolario più antico e più ricco quando parlava di ‘contemplazione, preghiera e meditazione’. Riflessione, lei ha detto, non significa solo guardare indietro. Chi trova il tempo per fermarsi nel bel mezzo delle attività, nell’immobilità di questi momenti di contemplazione, può raggiungere ‘risultati sorprendenti.’

Alla luce della tradizione mistica cristiana questo è, ovviamente, un eufemismo molto inglese. Ma chi potrebbe essere in grado di offrire meglio un messaggio così potente in modo così semplice e inoffensivo ? Quello che c’era dietro, tuttavia, è stato come tenuto insieme dalle parole sul bambino appena nato – il pronipote della regina – iniziato ad una ‘fede gioiosa del dovere e del servizio cristiano’. L’insegnamento si è concluso con un legame esplicito tra la necessità di questo spazio per la preghiera nella vita moderna e l’amore di Dio, che troviamo lì e in cui cresciamo. E senza batter ciglio ci ha ricordato la verità sconcertante che nulla è irraggiungibile per questo amore. E’ raro nella nostra cultura ascoltare una dichiarazione sincera di tale chiarezza e profondità, e rara soprattutto se fatta con tanta convinzione.