TABLET AGOSTO 2015

Venezuela

Quest’estate chi ha potuto permettersi le vacanze ha costantemente ricevuto dai quotidiani notizie di coloro che non hanno potuto permettersele. La Grecia, la crisi dei profughi nel Mediterraneo, il traffico di vite umane.

Non c’è nessuna virtù nell’essere poveri. La virtù sta nel non essere possessivi. Più si possiede, più si hanno cose cui attaccarsi. Ecco perché spesso si trova uno spirito di generosità e condivisione più grande e più libero in una casa povera che in una ricca.

In un mio viaggio nelle Filippine, ricordo di avere passato una mattina molto piacevole in un barrio, un quartiere povero del paese. Fummo accolti da una band e ci vennero offerti degli snack; l’incontro fu un momento di grande festa. Durante la conferenza che tenni nel municipio del paese, notai una piccola cassetta appoggiata su un piedistallo in un angolo. In seguito, vidi che quella cassetta conteneva un bimbo morto, la cui vita sarebbe stata salvata da cure mediche usuali, ma il cui costo era aldilà delle loro possibilità economiche. Più tardi mi ritrovai a sorseggiare del thé con una donna che non fece che parlare di se stessa, piena di rabbia verso i figli che non le rivolgevano più la parola e con i poveri che erano entrati nella sua casa di campagna e le avevano rubato dei tappeti costosi.  

I poveri sono sempre con voi, dice Gesù, quando Maria spreca degli olii pregiati per ungergli i piedi (Giuda si era lamentato che con quei soldi si potevano aiutare dei bisognosi). Ma il messaggio chiave del Vangelo non sta nella povertà materiale ma nella povertà di spirito. Questo è il ponte miracoloso, che costruito da entrambe le sponde, unisce il divario tra i ricchi e i poveri.

Non appena comprendiamo questo messaggio, non come una astrazione o un luogo comune, ma come uno stato mentale e atteggiamento preciso, la povertà di spirito ci offre la più realistica delle speranze – magari non quella di eliminare definitivamente la povertà materiale, ma perlomeno di controllarne i suoi estremi più scandalosi. Il Vangelo prende le difese dei poveri spudoratamente. Essi sono vulnerabili e oppressi. Ma qui non si tratta di tenere le divisioni. Si tratta di riconciliare: creare le condizioni per quell’abbraccio miracoloso fra nemici che rappresenta la perfezione  della giustizia e l’unica via sostenibile della pace.

Queste riflessioni potrebbero non avere una utilità immediata in Venezuela per i poveri che ho visto fare la fila per ore, fuori dai supermercati, nella speranza spesso frustrata di nutrire le proprie famiglie. Essi sono vittime dell’austerità creata dalla malgestione e dalla corruzione di un paese produttore di petrolio che nuotava nei soldi.

Il governo populista ha inondato i poveri di sussidi ma non ha mostrato loro come autosostenersi con dignità. La propaganda — su quanto saggio e compassionevole sia il governo — è oggi una delle voci del budget politico di questo stato di polizia.

Prima del mio arrivo, ero stato avvisato che Caracas è una città pericolosa per chiunque abbia l’aspetto di provenire dall’altra sponda di quel divario. Sono sopravvissuto per raccontare la storia di un uomo che non è stato altrettanto fortunato, ma la cui vicenda e il modo con cui l’ha raccontata è straordinaria.

Era un uomo d’affari, di grande fede e generoso. Non prese misure di sicurezza speciali ed un giorno fu rapito e non vide la propria famiglia per ben dodici mesi. Fu tenuto in una piccola cella con una singola lampadina che non veniva mai spenta. Anche la musica era una costante. I suoi rapitori indossavano maschere e guanti, non parlavano mai con lui ed entravano nella stanza solo per mettergli il cibo per terra, togliere l’orinale e, di tanto in tanto, per tagliargli i capelli e le unghie. Nel frattempo, anche se lui non ne era al corrente, erano in corso le trattative per la sua liberazione tra la famiglia e i rapitori. Non ci si poteva fidare della polizia. Inizialmente, per dormire, disponeva di un materasso sottile, ma a metà del periodo di cattività gli fu tolto, forse per aggiungergli una ulteriore punizione e, per il resto di quell’anno, dormì sul pavimento. Aveva una bibbia che leggeva e rileggeva continuamente.

Quando finalmente le trattative portarono ad un accordo, i rapitori entrarono nella cella, indossando maschere e guanti e, per la prima volta, gli parlarono. Gli dissero che l’accordo fatto con la famiglia era quello che, in seguito alla sua liberazione, nessuno avrebbe dovuto cercare di rintracciarli. Era d’accordo? Lui disse sì e gli chiesero (per quanto sembri strano) come poteva garantire loro che avrebbe mantenuto la parola. Egli prese la sua bibbia e iniziò a leggere Luca 6,27: Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano.

Era un uomo felice, sorridente e simpatico e tornò tranquillamente alla sua vita. Quando lesse quelle parole, mi disse, i suoi rapitori rimasero in silenzio, poi lo abbracciarono. Sentì uno di loro singhiozzare, mentre premeva la sua testa sulla propria spalla.

Laurence Freeman OSB