Seconda settimana di Avvento 2016

Seconda domenica e settimana di Avvento 2016

La scorsa settimana abbiamo guardato all’Avvento come ad un illuminarsi del desiderio. Gli esseri umani, che sono creature mosse dal desiderio, maturano nella auto-trascendenza e attraverso la trasformazione del desiderio – ovvero che cosa vogliamo e come lo perseguiamo. Ad un certo punto, ci accorgiamo che non desideriamo solo quello che ci piace, ma desideriamo anche la felicità degli altri. In questo riconoscimento, ci espandiamo nel regno, liberi di muoverci al di fuori dell’orbita auto-referenziale in cui generiamo le nostre stesse sofferenze. Il catalizzatore di questa trasformazione è la progressiva scoperta che siamo desiderati da un amore che supera le nostre fantasie più sfrenate.

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L’Avvento è un tempo per sperimentare come questo desiderio, che è al di là dell’orizzonte degli eventi della nostra immaginazione, si diriga verso di noi in tutta la docile maestà della sua immobilità. Fin quando non meditiamo, tutto questo rimane poesia. Poi si trasforma in “esperienza”, ma oltre quello che noi normalmente intendiamo per esperienza. I primi pensatori Cristiani che hanno disegnato le fondamenta di questa teologia, nel percorso, hanno cambiato la nostra antropologia. Il modo in cui interpretiamo Dio cambia il modo in cui percepiamo noi stessi. San Gregorio Nazianzeno, per esempio, scrisse nel quarto secolo che la Parola di Dio prende la sua immagine in Gesù, “per unirsi con un’anima intelligente… per purificarsi di riflesso”. Questa visione ci aiuta ad immaginare questo mistero centrale della fede Cristiana sia dall’interno, sia come anche causato da un evento esterno.

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Dio prende forma nell’uomo anche oltre l’orizzonte degli eventi del cosmo. Ma quell’orizzonte è parimenti presente nel più profondo e luminoso mistero dell’animo umano. Così possiamo parlare delle due nascite della Parola – in Dio eternamente e nella mia anima limitata dal tempo. E questo avviene in tre ondate successive: nel grande Inizio di tutte le cose, in Betlemme in una data poco precisa e alla non prevedibile fine dei tempi. La difficoltà di questo Avvento, anno del Signore 2016, è che deve mettersi in relazione con l’isteria per lo shopping del “Black Friday”, gli addobbi e i sentimentalismi e gli alberi di natale nelle piazze, o piuttosto separarsi nettamente da queste cose.

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Questa venuta di Dio nell’uomo, dal di fuori e dal di dentro, è la grande rivoluzione dell’intelligenza umana. Una volta che iniziamo a prenderla in considerazione, non siamo più gli stessi. Essa ridefinisce i concetti di potere e debolezza, di ricchezza e  povertà, di tempo ed eternità. In altre parole, la Parola fatta carne procura l’esplosione di quella bomba a fissione che è il paradosso della realtà. Essa non permetterà mai più l’indulgenza a buon mercato di risposte dualistiche. Siamo stati calati in una realtà che è più profonda dell’atomo.

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Ci ritroviamo attratti da questo nella stessa misura in cui ne siamo spaventati. Ma in questo Avvento, e nell’incontro con ciò che viene verso di noi, scopriamo la gioia di essere, la libertà di amare e la suprema bellezza della partecipazione alla vita della sorgente di noi stessi.

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In Amazzonia, c’è un tratto in cui i due grandi fiumi del Rio delle Amazzoni e il Rio Negro si incontrano. Questa confluenza tra il fiume color sabbia e quello nero è impetuosa. Per una distanza di sei chilometri, corrono fianco a fianco senza mescolarsi, a causa delle differenze di temperatura e di velocità del flusso, ma alla fine si riconoscono l’un l’altro come composti dalla medesima acqua e diventano un tutt’uno.