Sabato – terza settimana di Quaresima

La via per attraversare ogni crisi è andare più a fondo, cercare la quiete che non cambia ma che è la sorgente creativa di ogni cambiamento attraverso le innumerevoli cangianti forme che prende la vita.

Sul piano culturale noi oggi non abbiamo più considerazione per questa quiete. Addirittura la sconfessiamo ed abbiamo a lungo idolatrato il vitello d’oro della velocità e dell’azione fine a se stesso.

Abbiamo dimenticato il potere della quiete di donare pace e creatività a partire dalle sofferenze e dalle sfide con le quali ci confrontiamo. Se ci sembra difficile riprendere contatto con questa quiete è perché abbiamo perso contatto con le vie più immediate per raggiungerla – delle quali la meditazione è la più semplice e la più immediata.

Vi sono in ogni caso condizioni e fasi che sopraggiungono in momenti diversi e nei quali l’accesso a questa quiete diventa improvvisamente chiaro e semplice. Può essere uno stato di grande gioia, quando ci siamo innamorati di qualcuno, o uno stato di profonda perdita quando ciò che pensavamo potesse essere sempre con noi, scompare improvvisamente. Questo tipo di stati con le loro varianti vanno e vengono. Ma costituiscono ricorrenti finestre di opportunità che possiamo riconoscere se prendiamo sufficiente distacco dalle emozioni in cui ci immergono.

Le tappe sono simili a delle pietre miliari. Ci ricordano che siamo in viaggio lungo un’esperienza del tempo lineare, anche se in essa sembrano esserci molti cicli che paiono ripetersi. In altre parole, nessuno di noi diventa più giovane. Eccetto nel senso che, nella misura in cui il nostro rapporto con Dio si approfondisce, ci accorgiamo che Dio è sempre più giovane di noi: così anche noi diventiamo più giovani man mano che invecchiamo se ci siamo risvegliati allo scopo e al significato del tempo.

La quiete non è uno stato di devozione o di fede. E’ la loro fonte, come anche quella di tutta la nostra religiosità e dei nostri valori. I particolari stadi della vita in cui possiamo più facilmente accedere a questo stato di quiete e “conoscere Dio” sono l’infanzia e, se siamo rimasti desti, la vecchiaia. Ma la cosa rassicurante è che noi possiamo avere accesso allo stato d’infanzia qui ed ora, perché “il Regno dei cieli è vicino a voi”.

I bambini stessi sono la più efficace autorità nell’insegnarci questo. E io vorrei anche aggiungere coloro che hanno raggiunto la saggezza attraverso il dolore o coloro che godono della prosperità con povertà di spirito. Ma i bambini rimangono i migliori insegnanti. Questo è emerso assai bene l’altra sera al Meditatio Centre di Londra, durante la presentazione di un libro scritto da un ex insegnante sulla meditazione con i bambini *. Egli ha dato voce ai bambini con cui parlava chiedendo della loro esperienza. I loro commenti semplici e profondi sono stati assai concisi.

Ella (9) racconta: “Quando medito mi sembra di essere connessa con Dio…come se Egli stesse dandomi un sacco di amore mentre sto meditando. Io posso sentire il suo amore. E talvolta nei miei sogni sto meditando e posso vedere Dio che siede accanto a me mentre medita”. E Aideen (11) dice: “Io penso che tutti noi possiamo essere simili a Dio se ci proviamo, così… tutti noi abbiamo un pezzettino di Dio dentro di noi”.

L’ansia e la paura che spesso ci dominano nella tarda età sono spesso legate alla nostra infanzia. Noi ci aspettiamo di diventare più complessi e appesantiti man mano che invecchiamo e così dimentichiamo che la dimensione dell’infanzia ci è ancora accessibile. Rinunciamo al tentativo di riconnetterci ad essa troppo rapidamente, con eccessivo pessimismo e mancando di fiducia in quella meraviglia che è il nostro essere.

Quiete, semplicità e silenzio sono la trinità indivisa degli stadi che ci conducono a diventare di nuovo bambini.

Laurence Freeman

  • Noel Keating, “Meditation with children: a resource for teachers and parents (Veritas, 2017)