Sabato – settimana santa 2019

Sabato 20 aprile, Settimana Santa 2019 

Sabato Santo: da un’omelia del II secolo.

Sta accadendo qualcosa di strano: c’è un grande silenzio oggi sulla terra, un grande silenzio e quiete. Tutta la terra è in silenzio.

La morte è un’insegnante severa. Ma brava. All’inizio sembra una grande nemica, come accade sempre con una brava insegnante. Eppure, quando abbiamo imparato da lei, diventa nostra amica. Nella Katha Upanishad il ragazzo Nickiketas è deciso a cercare il senso della verità e sa che deve penetrare e interrogare la morte se vuole riuscire. Lasciando la sua casa e famiglia inizia la ricerca attraverso la soglia del mondo conosciuto. Ogni tradizione sulla saggezza riconosce l’importanza del ricordare che noi moriremo e ci ricorda che resistere alla tentazione -per quanto sia comprensibile- è negare la realtà.

Oggi, sabato Santo, è il giorno dopo. Non possiamo più negarlo. Affrontando ciò, comprendiamo anche il significato del silenzio. Niente è più silenzioso della morte. Non solo la morte è silenziosa, ma diventare silenziosi è morire a noi stessi. L’unico modo per avvicinarsi alla dimensione del divino è attraverso il silenzio di tutte le nostre facoltà. Non c’è una piattaforma di osservazione sulla quale il nostro ego può trovare rifugio, per dire: “che silenzio c’è qui”. Come è essere morti, i vivi non possono mai saperlo. Intuiamo, con una certa paura, che il nostro corpo non è proprietà privata.

Vivere con questa incertezza rende inevitabile la contemplazione. Altrimenti costruiamo false certezze e sicurezze che privano la vita della sua dignità e gioia. Nella meditazione, il lavoro del silenzio, tutte le nostre idee su Dio diventano obsolete. E Dio muore – come  sa bene la moderna società secolare. Eppure Dio sopravvive alla sua stessa morte. Non è Dio che muore, ma la nostra immagine più preziosa di Dio.

Per quanto doloroso possa essere l’abisso dell’assenza nella morte, se noi abbracciamo il silenzio, impariamo che né morte né silenzio sono la negazione o un annullamento di significato. È un vuoto che è insieme completa pienezza: la povertà di spirito che ci rende veri cittadini del regno di Dio.

Il silenzio non dice niente. Non ha messaggi tranne se stesso. Il silenzio cresce attraverso tutte le dimensioni della realtà. Il silenzio del corpo avviene non con la sua oppressione o umiliazione, ma attraverso la disciplina della moderazione e dell’amore.

Il corpo ha milioni di cose che operano contemporaneamente. A meno che non siamo malati, non dobbiamo e non abbiamo bisogno di essere consapevoli di tutte. Ma è più difficile e meditare e farlo in silenzio quando hai mal di denti ho un grosso raffreddore. Il silenzio della mente si raggiunge non con la forza, ma con la gentilezza ripetuta dell’allenamento della nostra attenzione, ponendo la mente sul regno di Dio. Non l’idea o l’immagine del regno, ma è il regno che è silenzioso. Ancora oltre, che silenzio.

Ogni cosa, compreso il linguaggio e l’immaginazione, vengono dal silenzio. Per vivere e davvero ricercare, dobbiamo ritornare frequentemente al lavoro del silenzio finché esso diviene, come le nostre operazioni biologiche, un ritmo naturale benedetto al quale non dobbiamo pensare. Gesù scava nella più profonda mente del cosmo ed esplora ogni angolo della natura umana e della storia. Egli tocca il punto singolare dell’origine e della semplicità, nel quale la scienza crede ma che non può trovare. Sabato Santo è la festa della quiete universale nel cuore della realtà. Quando la nostra mente si apre per imparare ciò, non diventa silenziosa. Diventa silenzio: oltre tutti i pensieri, le parole e le immagini. È  la grande liberazione.

Come il silenzio, in silenzio noi aspettiamo il grande evento che manifesta la vita dell’amore dal quale ogni cosa che esiste è venuta e verso il quale ritorna.

Laurence Freeman