Sabato – quinta settimana di Quaresima

Antonio del Deserto, l’archetipo del monaco del IV secolo, un giorno chiamò a raccolta tutti i suoi fratelli. Quando si radunarono intorno a lui, disse solo queste parole: “Respirate Cristo sempre”. Incoraggiati nel loro scopo di pregare incessatemente, essi andarono via per mettere in pratica questo insegnamento in ogni momento della loro vita.

In questi tempi pieni di stress, abbiamo dimenticato il significato di Antonio e ci manca l’autorità esperienziale del suo insegnamento. Ma, quando la solitudine piena di ansia e la paura del nulla minacciano il nostro benessere e sanità, siamo pronti a riscoprire l’immediatezza semplice di quello che la saggezza del deserto ci insegna.

Prima che il mantra si radichi nel cuore, il respiro consapevole, il prestare attenzione al suo ritmo che entra ed esce, è la via più semplice e rapida per guarire da una mente agitata e, come disse Gesù, per tranquillizzare i propri cuori preoccupati e bandire ogni paura (Gv 14, 27 “Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore”). Non possiamo fronteggiare l’ansia solo pensando a quello che ci mette ansia. Il corpo è il luogo naturale da cui partire.

John Main sottolinea la semplicità. Il nostro corpo, anche se complesso quanto il cosmo, è radicalmente semplice. Nel cuore, il centro spirituale e la stanza segreta della preghiera, corpo e mente si uniscono. Padre John ci avvisa dei pericoli del rendere complicata la disciplina semplice della preghiera, tramutandola in una tecnica.

Come tutti i maestri di preghiera, John aveva capito il ruolo del respiro che contemporaneamente calma la mente e il corpo e ci prepara per una approfondimento gentile e solido della consapevolezza, che chiamiamo il viaggio spirituale. Il respiro connette la mente e il corpo.

Padre John non ha raccomandato un solo modo per sincronizzare il mantra con il respiro; era consapevole che alcune persone lo allineano con altri ritmi, come quello del cuore. Ma probabilmente la maggioranza ripete il mantra con il respiro, o tutto nell’inspiro e rimanendo in silenzio nell’espiro o (se si sta ripetendo maranatha secondo i suoi suggerimenti), dicendo le prime due sillabe nell’inspiro e le restanti due nell’espiro.

Se consapevolmente dividiamo la nostra attenzione tra respiro e mantra, la meditazione diventa più una tecnica. Lo scopo della disciplina è di unire l’attenzione e raggiungere una mente focalizzata. Così all’inizio potreste lasciare il mantra in modo leggero sull’onda del respiro, prestando attenzione completa al mantra. Alla fine, il mantra trova il suo ritmo nel campo sottile dello spirito. Poi cominciamo a farlo risuonare in modo più gentile e lo ascoltiamo con tutto noi stessi.

Con tempi spirituali, il mantra ci conduce  nel silenzio profondo dove andiamo oltre la “mia” preghiera, la “mia” meditazione, la “mia” esperienza. Quando la nostra preghiera diventa la preghiera dello spirito allora veramente “Respiriamo Cristo”.

La settimana santa inizia domani, ponenendo l’attenzione al corpo mortale di Gesù; ma anche a come questo corpo diventa noi, come Cristo si forma in noi, e noi diventiamo il suo corpo.

Laurence Freeman