Ritiro in silenzio degli oblati WCCM – Betania 2019

Questo all’eremo di Betania è il secondo ritiro degli Oblati a cui partecipo. Quello che mi attira di questo appuntamento ormai annuale, organizzato da Giovanni, che si tiene durante il ponte del primo maggio, è il fatto che si estende su più giorni e che ha il silenzio come punto fermo sulla base del quale tutto il resto si muove.

Anche se dedicato agli oblati della comunità, di fatto è aperto a tutti coloro che vogliono fermarsi un po’ di giorni coltivando il silenzio con l’aiuto degli altri. Come ha detto Giovanni nella serata di apertura, gli oblati vogliono condividere il dono della meditazione con altri, non in quanto esperti, ma semplicemente creando gli spazi e il tempo per meditare insieme.

IMG_3018Quest’anno lo scenario sono state le colline che guardano il lago di Garda dal lato bresciano e che la prepotenza della primavera ha coperto con una esplosione di verde e fiori di ogni genere. Le giornate di silenzio sono state scandite da meditazione seduta e camminata, liturgia delle ore, letture della Regola e di brani di John Main e Laurence, la Lectio di fratel Tommaso, insieme al lavoro di aiuto in cucina e nella sala da pranzo.

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Il tema del ritiro “Meditazione e Salute: la via interiore verso l’integrità” è stato il filo continuo dei laboratori esperienziali condotti da Giovanni e Stefania e delle conferenze di don Alfredo Jacopozzi.

Nel laboratorio di apertura ci viene chiesto: perché sono qui ora? cosa cerco? di che cosa ho bisogno? È un modo di prendere un primo contatto con se stessi. Una consapevolezza che si approfondirà durante le giornate successive grazie al lavoro che si farà da soli e con gli altri, nel silenzio e nell’ascolto, prima ancora che con la parola.

IMG_3020Stare in contatto con se stessi meditando è un modo di prendersi cura di sé: risuona bene con il tema della salute. L’attenzione — ci ricorda Stefania — è come il primo passo verso la guarigione: quando qualcuno o noi stessi non stiamo bene, il volgere l’attenzione è già di per sé un sollievo. E ancora, citando Simone Weil, l’attenzione non è uno sforzo muscolare, piuttosto “consiste nel sospendere il proprio pensiero, nel lasciarlo disponibile, vuoto e permeabile all’oggetto”.

IMG-0346Riprende gli stessi temi Alfredo, che cita John Main: “la fede non ci richiede di esercitare la volontà, ma di aprirci.” È quindi una qualità dell’essere.

La radice latina “salus”, che fonda sia il termine salute che salvezza, ci orienta verso una lettura più umana e integrata di quella che ci arriva dalla medicina moderna positivista. La persona è bisognosa di una unificazione profonda, dove la malattia, la sofferenza e la morte fanno parte della sua umanità e la salute/salvezza si esprimono nell’essere intimi con il fondamento del proprio essere. Una visione dicotomica tra salute del corpo e salvezza dell’anima non permette la guarigione. I nodi e le chiusure che si manifestano nel corpo e per i quali non ci sono colpe — continua Alfredo — sono parte integrante della conoscenza di noi stessi. Come un fiore di loto che affonda le sue radici nella palude, ci si può aprire alla luce a partire da quei nodi. È un processo di consapevolezza fiduciosa in cui sento che devo passare attraverso quello che c’è, presente alla Presenza, fonte sorgiva che attimo per attimo ci dà vita e dalla quale non siamo separati. Un processo che parte dal corpo che entra nel silenzio, segue il respiro e arriva alla dimensione profonda del cuore, il centro in cui elaboriamo il nostro vissuto. Corpo, silenzio, respiro e cuore sono sacramenti, i segni concreti attraverso cui Dio comunica a noi la sua vita divina.

IMG_3029Ed è ancora Alfredo che, parlando di nodi, ci sintetizza i tre grossi limiti che incontriamo: l’angoscia della morte, l’assurdo o il senso di inutilità, la solitudine isolante. Mi chiedo chi di noi non ha incontrato tutte e tre queste esperienze e più volte nella propria vita in contesti e con intensità diverse, e come sicuramente ci passeremo ancora dentro. Forse però con un’altra modalità. “La meditazione è una risposta a queste fratture: inspiro come un atto di fiducia, lascio entrare e viene meno il senso di angoscia; espiro per aprirmi e dare un senso alla vita e non nella logica dell’assurdo. Entro in un percorso di integrazione dove non c’è solitudine, perché maturo una percezione di me all’interno del cosmo. Ognuno di noi ha un posto unico nel cosmo, posto unico e insostituibile”.

È l’ultimo giorno, ci stiamo preparando per rientrare. Il silenzio è rotto e le conversazioni si intrecciano insieme ai preparativi per la partenza. Una pioggia battente e una tormenta di vento rendono questa giornata di maggio inusuale e il lago, irriconoscibile perché ha onde come quelle del mare, è di una bellezza potente. Come spesso accade alla fine di un ritiro, quella gioia calma che il silenzio ci ha fatto toccare è ancora palpabile e ci permette di salutare chi ha percorso questo pezzo di cammino interiore con noi, come se lo conoscessimo da sempre.

Una meditante