Radio Vaticana – Intervista a P. Laurence Freeman

Gesù maestro di contemplazione

Laurence Freman, responsabile della Comunità Mondiale per la meditazione cristiana, spiega perché la Chiesa del futuro sarà centrata sulla contemplazione. Oggi, anche come credenti, viviamo troppo nell’esteriorità e nella distrazione mentale

Di Fabio Colagrande

La “World Community for Christian Meditation” (Comunità Mondiale per la meditazione cristiana) è una realtà nata nel 1991 per far conoscere e condividere la meditazione come viene trasmessa attraverso gli scritti di John Main, religioso benedettino di origini irlandesi, nato a Londra nel 1926 e morto in Canada nel 1982. Si tratta di una preghiera contemplativa centrata sulla tradizione cristiana e orientata a servire l’unità tra le persone. A conferma della crescita di interesse fra i cristiani di questo tipo di spiritualità che privilegia l’orazione silenziosa, tante volte sollecitata da Papa Francesco, si è svolta recentemente a Roma la diciassettesima “Conferenza Nazionale” della WCCM. In questa occasione abbiamo incontrato padre Laurence Freeman, religioso benedettino, erede di Main, oggi guida spirituale dell’organizzazione.

Come nasce la vostra comunità?

La storia della nostra comunità affonda le radici nella parte più profonda della tradizione contemplativa cristiana. Ma, da un punto di vista cronologico, l’ispiratore di questa comunità è stato John Main,il mio confratello e maestro spirituale, monaco irlandese benedettino. Lui creò il primo centro di meditazione cristiana nel suo monastero a Londra, nel 1975, morì nel 1982 e nel 1991 noi, per continuare la sua opera, abbiamo iniziato a mettere le basi di quella che è diventata la Comunità mondiale per la meditazione cristiana, ormai presente in un centinaio di paesi e con un Centro internazionale in Francia, presso l’Abbazia di Bonnevaux, vicino Poitiers.

Quante persone fanno parte della vostra comunità?

È difficile avere delle cifre precise. Posso dire che abbiamo nel mondo circa tremila gruppi settimanali di meditazione cristiana, ognuno composto da circa dieci, dodici persone. La nostra è una comunità composta da persone che sostengono quotidianamente la pratica della meditazione cristiana anche attraverso il web, ritiri specifici e libri sul tema. Ogni anno, dal nostro rapporto nazionale, registriamo un aumento dei gruppi e dei membri. Mi sembra ci sia una profonda “fame” di preghiera contemplativa, un crescente interesse verso questo insegnamento della tradizione e il desiderio di approfondirlo e diffonderlo.

Perché la meditazione è così importante nella pratica della fede cristiana?

Perché è al cuore del Vangelo. Noi riduciamo spesso il cristianesimo a un insegnamento morale e in particolare lo circoscriviamo alle regole morali sulla sessualità. Sicuramente l’aspetto morale nella vita cristiana è importante. Ma al cuore del Vangelo c’è la rivelazione mistica di Gesù Cristo e della sua Resurrezione, la rivelazione delle sue parole e del Cristo che è in noi. Inoltre, quando Gesù parla di preghiera ci insegna proprio la contemplazione. Ci insegna che la preghiera non è un gesto esteriore ma ci chiede di entrare nella nostra stanza interiore. Poi ci invita a non fare come i pagani che blaterano tante parole perché pensano che più ne diranno più verranno ascoltati. La seconda cosa che Gesù ci insegna sulla preghiera sono il silenzio e la fiducia: credere che Dio conosce tutti i nostri bisogni prima ancora che li esprimiamo e pregare in modo silenzioso. E come terza cosa ci dice ancora di pregare senza preoccuparci dei nostri bisogni materiali ma di praticare quella calma interiore, mentale, che favorisce la nostra natura contemplativa. Poi Gesù ci dice di porre la mente solo sul Regno di Dio, imparando a focalizzarla su un unico tema, concentrandoci e eliminando tutte le altre distrazioni. E infine ci insegna a vivere il momento presente, il ‘qui e ora’, e a non preoccuparci del domani. Quindi gli elementi essenziali della contemplazione secondo Gesù sono: interiorità, silenzio, la quiete della mente, l’attenzione e la capacità di vivere nel presente. Gesù è di fatto un grande maestro di contemplazione e la meditazione è la via per essere aperti alla grazia della contemplazione. La meditazione che noi insegniamo è una risposta pratica che nasce dagli insegnamenti dei primi monaci cristiani, i padri e le madri della Chiesa. È un insegnamento radicato nei primi secoli del cristianesimo.

Inoltre Gesù non parla della contemplazione come di qualcosa che dobbiamo aggiungere alla nostra vita, ma come qualcosa che è al cuore della natura umana e questo mi pare sia stato chiarito bene nella recente esortazione apostolica del Papa sulla santità, la ‘Gaudete et Exsultate’. Purtroppo, viviamo in una cultura che ci ha alienato dalla nostra reale natura. Gli elementi essenziali della contemplazione si sono persi e non li troviamo più nel modo in cui educhiamo i nostri figli, nel modo in cui lavoriamo e viviamo. Così, invece di dedicarci all’interiorità abbiamo un eccesso di attività esteriore. Invece del silenzio viviamo nel rumore e nella distrazione. Invece di praticare la calma interiore viviamo sempre nello stress e nell’ansietà. Invece di focalizzare l’attenzione su qualcosa, viviamo in uno stato continuo di distrazione mentale. Invece di trovare la pace nel momento presente siamo continuamente orientati verso la soddisfazione che ci riserverà il futuro. Questa è una grande opportunità e responsabilità per la Chiesa di oggi: riconnetterci con la nostra sapienza e la nostra tradizione contemplativa. Perché di ciò il mondo ha disperatamente bisogno.

Meditazione e contemplazione saranno importanti nella chiesa di domani?

Sono d’accordo con il teologo Karl Rahner quando affermava che i cristiani del futuro saranno mistici o non saranno. È una frase un po’ estrema ma racchiude una verità profetica. Credo proprio che la Chiesa del futuro sarà certamente molto più contemplativa. Saremo capaci di vivere con le nostre differenze, senza creare divisioni. E saremo una Chiesa in cui i laici avranno una spiritualità profonda e liberata. Sì, credo che questo sarà il futuro della Chiesa e sono molto felice di dire che nella nostra comunità noi lavoriamo con molti vescovi e leader ecclesiali in tutto il mondo che sono consapevoli che questa sia una priorità. Ma sarei ancora più felice se ce ne fossero di più, perché penso che questo sia il nostro futuro.