Quarta Settimana di Avvento 2018

Quarta Settimana di Avvento

Luca 1, 39-44

A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

I vangeli delle tre settimane passate hanno avuto un cast tutto maschile, che riflette il mondo patriarcale della cultura medio-orientale nel quale sarebbe nato il tanto atteso Gesù. Questo vangelo sposta completamente l’attenzione al mondo delle donne e a due donne in attesa, che hanno capito cosa è l’Avvento – aspettare, pregare e cambiare la propria mente.

San Luca ha, per il suo tempo, una inusuale, forse unica, sintonia con le donne, i poveri ed emarginati, i bambini – tutti quelli che nel mondo di allora erano abitualmente ignorati o svalutati. L’attenzione che dedica loro riflette la buona notizia di Gesù per cui, visti nella luce di Dio, semplicemente non esistono emarginati, né cittadini di seconda classe, né persone di poco valore. La nostra preoccupazione contemporanea – in ciò che resta della democrazia liberale – per le minoranze, i diritti di uguaglianza per le donne e la giustizia economica può anche, sebbene con una profondità di comprensione minore, riflettere questa saggezza di uguaglianza universale. Così, anche se la natura non è equanime nel distribuire i suoi doni, gli umani possono essere equi nel modo in cui proteggono e rispettano i meno fortunati.

Nonostante le differenze culturali, la giustizia è un istinto innato che deriva dall’essenziale bontà della natura umana. Questa bontà è Dio; rivela la capacità dell’umano di essere divinizzato, tanto quanto il bambino, che sussultò nel ventre di Elisabetta alla presenza dell’embrione in Maria, testimonia la capacità divina di diventare carne. Nell’Avvento, non possiamo essere sicuri se stiamo andando verso Dio oppure se Dio sta venendo verso di noi e si deve giungere alla conclusione che i due movimenti sono inseparabili.

I dipinti della visitazione, attraverso i secoli, ci mostrano la fanciulla Maria e la più anziana donna Elisabetta che si abbracciano. Quando Giovanni, il figlio di Elisabetta, sussultò, la sua consanguinea Maria udì un’altra dichiarazione del significato di suo figlio; di nuovo non dice niente, a mala pena comprendendo il mistero nel quale è stata assorbita.

All’Annunciazione, Maria disse solo sì; nei racconti della nascita, dell’esilio, e del ritorno a Nazareth è silenziosa. Rimprovera il bambino Gesù per essere stato motivo di ansia quando scompare nel tempio e gli rivolge la parola alla festa di nozze. A parte questi episodi, la sua luminosa presenza nei vangeli è silenziosa, conscia, preoccupata, fedele anche ai piedi della croce, con colui che sia lei sia il mondo aveva atteso. Il suo silenzio in presenza del mistero è il modello per la contemplazione del nostro tempo, che spesso sbanda tra il riduzionismo e la superstizione.

Naturalmente conosciamo poco o niente delle origini storiche di racconti simbolici come questi e non sapremo mai altro; tuttavia non per questo siamo meno capaci di essere risvegliati e commossi dalla realtà che espongono. La mente dell’Avvento è olistica, aperta ai simboli profondi, belli, evocativi che veicolano la verità in modo intuitivo e diretto. Sentiamo qualcosa che si muove in noi ma non possiamo ancora vederlo interamente.

L’Avvento, in fin dei conti, riguarda la gestazione, l’esperienza di una presenza non veduta nel ventre del nostro spirito. Questo è potente in sé – come lo è la nostra quiete nella meditazione nella quale il processo di crescita è per lo più conosciuto solo attraverso i suoi frutti. La nascita è un altro stadio della auto-rivelazione della realtà che fornisce prova di quello che sapevamo senza sapere; ma anche la nascita non sistema la questione perché allarga ancora di più il mistero.

Laurence Freeman