Prologo della Regola (passo 5)

Allo stesso modo, l’apostolo Paolo non ha attribuito a se stesso alcun merito del successo della sua predicazione, dicendo “Per la grazia di Dio sono quello che sono” (1Cor. 15:10) e “Chi si gloria si glori nel Signore” (2Cor. 10:17). Questo è il motivo per cui anche il Signore nei vangeli dice: “Perciò, chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, io lo paragono ad un uomo avveduto, che ha edificato la sua casa sopra la roccia. Cadde la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa; essa però non crollò, perché era fondata sopra la roccia.” (Mt 7:24-5). Dopo aver dichiarato questo, ogni giorno il Signore si aspetta che rendiamo le nostre vite conformi al suo consiglio santo. E in questo modo i giorni di questa vita si allungano e ci viene garantita una tregua durante la quale possiamo emendare le nostre modalità malsane, come dice l’Apostolo: “non sai che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?” (Rom 2:4). Perché il Signore nella sua bontà dice, “io non mi compiaccio della morte dell’empio, ma che l’empio si converta dalla sua via e viva” (Ez 33:11).

Benedetto non cita spesso i Vangeli. Quando lo fa, possiamo prenderlo come un richiamo al fatto che la Regola serve il messaggio evangelico: che un Dio di amore e misericordia ha preso l’iniziativa di essere con noi e con tutta la creazione; per amarci così come siamo nella speranza che noi possiamo essere amati per una pienezza di vita.

La vita Divina vuole la vita umana aperta e reattiva alla vita di Dio, donata incondizionatamente, così che ciascuno di noi possa essere semplicemente una irripetibile espressione di amore sulla terra. Questo è ciò che era Gesù e questo è ciò che egli desidera per i suoi discepoli oggi.

Paolo lo sapeva. Sapeva che cercare di affermarci, di renderci degni di amore e di attenzione, è uno spreco di energia. C’è una pienezza di Amore qui ed ora donata a tutti: è la grazia. In noi e tra noi c’è la grazia. Sforzarsi di essere buoni non è necessario per questa grazia. L’Amore divino ci guida continuamente al bene che noi siamo. Vogliamo muoverci in sintonia con questa grazia? Vogliamo allontanarcene? La testimonianza di Paolo a questi interrogativi risuona negli anni:

Ma per la grazia di Dio sono quello che sono; e la sua grazia verso di me non è stata vana, anzi ho faticato piú di tutti loro non io però, ma la grazia di Dio che è con me.” (1Cor 15:10)

Io sono quel che sono”. Benedetto ci mostra il percorso di Paolo verso l’umiltà e una profonda auto-accettazione, e la sua apertura alla grazia. L’apertura alla grazia è essa stessa una grazia. Questo viaggio nella grazia continua per tutta la nostra vita. L’umiltà crea spazio per la grazia, affinché la grazia in noi sia attiva.

Pienezza di vita non vuol dire giustificare noi a noi stessi e giustificarci a vicenda con quello che facciamo e diciamo. Vivere la Regola purifica le nostre motivazioni di vita. Chi stiamo servendo? Man mano che cresciamo nell’Amore ci dimentichiamo di noi stessi e ci amiamo gli uni gli altri. Lentamente ci convertiamo e viviamo.

A Meditatio House una delle cose migliori che possiamo fare è di esercitarci a vivere sempre di più a partire dal nostro centro – questo punto di solidità e di stabilità in mezzo alla lotta per la nostra purificazione. La meditazione è centrale in questo processo. Possiamo non vedere i frutti di questa purificazione nella nostra vita quotidiana, ma altri li vedranno – perfino quelli con cui viviamo. In questa pratica sta l’arricchimento della vita comune e la sua attrattiva. Ogni comunità vive di questo purificarsi e fondarsi sull’Amore: famiglie, coppie, amici – tutti coloro che sono impegnati gli uni verso gli altri e stanno crescendo nell’Amore.

Ma cosa posso fare con quelle parti di me che io non amo? Tenerle nascoste, un segreto? Quanto può durare? Dio può amare tutto di me, il “bello” e il “brutto”, ma cosa faranno gli altri quando ciò che io vedo come brutto viene fuori? Cosa farò? E’ vitale che la comunità di cui siamo parte abbia membri sufficientemente maturi nella vita di grazia; che essi, come Paolo, siano umili e si accettino abbastanza per influenzare la vita comune attorno a loro. Una comunità è tanto matura quanto suoi membri più saggi. La saggezza non giudica. La saggezza costruisce uno spazio di riparo per la vulnerabilità, così che l’amore per se stessi possa crescere.

In tutto questo, Dio attende pazientemente che impariamo a lasciare andare e a vivere nell’Amore. Lentamente noi esauriamo il programma dell’ego: che possiamo renderci buoni da noi stessi. Man mano che la pazienza di Dio diventa la nostra pazienza ciò che è brutto diventa bello. Facciamo del nostro meglio e questo è abbastanza.

Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, cercate d’essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace. La magnanimità del Signore nostro giudicatela come salvezza, come anche il nostro carissimo fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data” (2 Pt 3:14-15)