Prima settimana di Avvento

Luca 21:25-28, 34-36

 Quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.

Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.

State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

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Per coloro che sono, non solo ammiratori, ma discepoli, Gesù è il satguru, il vero maestro del viaggio di ricerca umano. La fede è relazione. Una compagnia unica nel viaggio della vita che ci salva dall’isolamento, mentre ci libera dall’essere soffocati dalla folla. Come ogni relazione fedele, il discepolato si evolve, prendendo molte forme, diventando una unione più profonda, facendoci attraversare il peggio che ci può capitare.

In quanto nostro centro di gravità, Gesù ci identifica — a noi stessi — come ‘discepoli’. Dal latino discere, imparare. Spesso vediamo Gesù parlare direttamente e intimamente ai suoi discepoli, in modo diverso dai suoi discorsi pubblici. Ha desiderio di condivere con noi tutto ciò che ha imparato come discepolo del Padre. Il suo desiderio che noi si riesca a capire, determina una rivoluzione religiosa del discepolato e del nostro senso di Dio: ‘Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre.’ Non si può avere paura di un amico.

Iniziamo questo viaggio di ricerca dell’Avvento, ascoltando quello che lui dice riguardo la fine del mondo, il nostro mondo privato, il mondo planetario, ogni tipo di mondo. È apocalittico. Ho di recente visto un classico del cinema sulla guerra in Vietnam – Apocalypse Now di Coppola. Basato sul romanzo Cuore di Tenebra di Joseph Conrad, il film arriva al suo culmine con la descrizione dell’insediamento isolato a monte di un fiume in Cambogia, dove il colonnello disertore americano Kurtz presiede da folle un manipolo di persone sconvolte e governate dalla paura. Egli si trova in profonda sofferenza psichica, ma la sua mente è spaventosamente lucida. L’orrore e l’atrocità della guerra lo ha spinto all’estremo. L’orrore gli si è rivoltato internamento contro e esternamente verso il mondo. Marlon Brando cita il famoso passo “L’orrore, l’orrore” con una convinzione che fa accapponare più di un qualunque film horror.

Gesù avverte i suoi discepoli di essere pronti all’orrore. Il suo linguaggio evoca la nostra paura di una apocalisse ecologica, i cui primi segni vediamo negli incendi della California, le alluvioni, la deforestazione, gli oceani inquinati dalla plastica, il cambiamento nelle stagioni e lo scoglimento della calotta glaciale. La rimozione è la prima reazione alla paura della morte. Ma la paura inevitabile cresce, rompendo ogni relazione. Dietro ogni manifestazione di paura c’è l’orrore della perdita, la morte che sorge per ogni perdita che subiamo. Gli uomini muoiono di paura, dice Gesù. Perché la paura ci depriva della capacità di amare.

Ai suoi discepoli, impartisce un comandamento liberante. Non dice, voi peccatori avete molto di cui avere paura. Dice ‘Non abbiate paura’. State a testa alta, con la dignità della vostra umanità divina. E ‘Aspettate’. Questo è un insegnamento fondamentale dell’Avvento: imparare ad attendere. Attendere è una pratica che si apprende, come la meditazione.

La migliore risposta all’ ‘orrore’ della paura è attendere perché si liberino le risorse nascoste della speranza. Attendere è auto-controllo, cura della salute mentale ed equanimità, evitare gli eccessi, le dipendenze e l’ansia: l’attesa consapevole e di speranza del discepolo, non l’impazienza frenetica del consumatore. State attenti, ci dice, e pregate incessantemente. Questo è l’altro tema centrale dell’Avvento: essere in uno stato di preghiera continua. Le sessioni giornaliere di meditazione sviluppano questo stato.

All’inizio della nostra preparazione per il Natale, abbiamo almeno capito che non stiamo attendendo Babbo Natale.

Laurence Freeman