Oblati

La meditazione crea comunità. I meditanti che sperimentano una trasformazione personale attraverso la pratica quotidiana, cercano di esprimerla in modi che corrispondano al cammino che stanno facendo. L’oblazione è uno di questi percorsi.

La Comunità Mondiale è ecumenica e la comunità oblata riflette questo in modo particolare. La WCCM nel suo complesso, ha tuttavia un rapporto speciale con la tradizione benedettina, che per prima nella Chiesa occidentale ha creato una forma stabile di vita religiosa inclusiva  e che, nelle generazioni successive, si è sempre adattata alle esigenze e alle circostanze dell’epoca.

La comunità benedettina degli Oblati ha fatto parte della famiglia della Comunità Mondiale fin dall’inizio. Gli Oblati della Comunità si impegnano a meditare  due volte al giorno e radicano la loro vita personale sulla Regola di San Benedetto. Nella saggezza di San Benedetto e della sua “Regola” che risale a 1600 anni fa, essi trovano una fonte di ispirazione continua per vivere in ‘obbedienza, stabilità e conversione’ a seconda delle circostanze della loro vita. Gli Oblati integrano i tempi di meditazione con la recita della liturgia delle ore e lo studio della Regola oltre a partecipare alla vita della comunità.

La regola descrive un modo di vivere il quotidiano che sostiene i membri nella “vera ricerca di Dio”. Prudente e pratica, la sua saggezza riconosce la necessità di trovare un’armonia e un equilibrio tra corpo, mente e spirito e lo riflette nella gestione del tempo lavorativo, la lettura e la preghiera. Molto più di un semplice libro di regole, la Regola evita ogni legalismo ed insegna la flessibilità e la compassione. Distilla una saggezza che nasce dall’amore e nutre la disciplina che è necessaria per la libertà.

Gli Oblati della WCCM esprimono e approfondiscono il loro impegno verso il loro cammino interiore e la vita di servizio agli altri attraverso questa saggezza che è allo stesso  tempo antica e contemporanea. Si tratta di una forma unica di oblazione anche se gli oblati della WCCM non dipendono da un monastero, ma loro stessi formano un monastero  globale senza mura. Essi svolgono anche il loro ruolo nella comunità oblata internazionale e partecipano regolarmente ai Congressi degli Oblati Benedettini.

Monastici nel mondo:
La Tradizione degli Oblati Benedettini ai nostri giorni

La Comunità degli Oblati nasce dalla ricerca, condotta nel solco della tradizione benedettina, di un armonico stile di vita spirituale adatto agli uomini e alle donne contemporanei.

1. LA TRADIZIONE DEL MONACHESIMO

Il monachesimo è una delle più antiche istituzioni umane, che testimonia l’inesauribile sete dell’animo umano per la ricerca e per il risveglio della propria natura profonda. Il primo monachesimo appare nel III secolo come tentativo di recupero dell’esperienza di fede della prima comunità cristiana. Esso ebbe inizio nel Medio Oriente come movimento eremitico, e si diffuse nel deserto egiziano nel IV secolo della nostra era; si propagò poi in Europa. La tradizione del deserto fu introdotta in occidente da Giovanni Cassiano ed ebbe grande influenza sulle forme monastiche celtiche e benedettine. Il primo monachesimo cristiano aveva un carattere marcatamente laico e si sviluppò in contrapposizione allo stato clericale. I monaci erano spiriti liberi che si votavano alla ricerca di Dio, attraverso Cristo, nella solitudine o in comunità. Intorno al VI secolo, San Benedetto – che non era un presbitero – elaborò una forma di vita monastica cristiana adattata per l’uomo occidentale. Nella sua famosa Regola per i monasteri egli semplificò e sintetizzò la primitiva tradizione monastica, impostando una visione della vita che ha ispirato cristiani di ogni condizione sociale e culturale fino ai nostri giorni.

Oblates-LOGO

2. LA REGOLA DI SAN BENEDETTO

San Benedetto iniziò la sua vita monastica come eremita, ancora giovane. In seguito divenne la guida spirituale di monaci di un certo numero di monasteri per i quali scrisse una breve regola che egli stesso definì “piccola regola per i principianti”. Sono circa novemila parole che riguardano principalmente i dettagli pratici della vita in comunità. Il modo con cui questi dettagli vengono trattati ha fatto sì che essi trascendessero tempi e culture. San Benedetto pone per l’ingresso in comunità un interrogativo essenziale: “Il monaco è veramente alla ricerca di Dio?”. I voti di stabilità, obbedienza e conversione di vita sono integrati dalla disciplina della consapevolezza ed armonia interiore che mira a portare il monaco verso l’esperienza dell’amore di Dio. La preghiera è il fulcro della vita quotidiana e costituisce la struttura nella quale vengono integrati gli altri due elementi essenziali: lavoro e Lectio Divina. Lo spirito della Regola è quello della moderazione, tolleranza, rispetto, disciplina e libertà di amare. La Regola non è un trattato di teologia – per questo San Benedetto rimanda a Giovanni Cassiano ed ai Padri del Deserto, i primi maestri. Benedetto opta per una vera vita spirituale incarnata nella quotidianità, che ha valore universale e perenne.

3. OBLATI/E

Gli oblati (dal latino “oblatus”, offerto) erano inizialmente dei bambini affidati a qualche monastero da parte dei loro genitori. Una volta raggiunta l’età della ragione, erano liberi di scegliere se rimanere monaci o meno. Più tardi, quando, sotto le leggi della Chiesa, la forma monastica divenne più istituzionalizzata, gli oblati diventarono membri residenti di una comunità che, per vari motivi, non prendevano i voti religiosi solenni. Con il tempo, questo termine fu applicato anche a persone che vivevano fuori dal monastero ma che avevano con esso speciali rapporti.

4. JOHN MAIN

John Main fondò un nuovo tipo di comunità benedettina, basata sulla Regola e sulla pratica della meditazione, così come tramandata dalla Tradizione del Deserto. Sin dall’inizio egli assegnò pari valore all’impegno preso con la professione monastica quanto a quello promesso con l’oblazione. Nella sua visione gli oblati non erano soltanto delle persone “collegate” alla famiglia monastica, ma erano membri che partecipavano e contribuivano appieno alla vita comunitaria. Questo rappresentava un ritorno all’antica tradizione e al contempo un importante sviluppo di carattere innovativo. Oggi la Comunità che si è formata in tutto il mondo grazie alla meditazione cristiana, testimonia e conferma la convinzione profonda di John Main: “l’esperienza contemplativa crea comunità”. La meditazione ci riporta all’essenza dell’identità monastica: la ricerca individuale di Dio. In seguito, essa risveglia spontaneamente, in noi, il desiderio di condividere questa ricerca con gli altri. Naturalmente, non tutti i meditatori diventano oblati. La World Community for Christian Meditation (Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana) rappresenta oggi, assieme ad altri diversi gruppi ispirati, una forma attuale di vita contemplativa cristiana. John Main credeva che la meditazione può essere per ciascuno di noi, un sentiero che ci porta nel più profondo del mistero di fede dell’esperienza cristiana. Il suo grande contributo è stato “la via del mantra”, una semplice disciplina che può essere praticata quotidianamente da persone di ogni percorso di vita. Per alcuni meditatori le radici monastiche di questa tradizione costituiscono, in modo particolare e personale, un contesto e una guida per il loro pellegrinaggio spirituale.

5. PERCHÉ SCEGLIERE DI DIVENIRE OBLATI/E

Se la pratica quotidiana della meditazione non comporta l’obbligo di divenire oblato, perché allora molti meditatori scelgono questa strada? Lo fanno perché avvertono l’importanza di esprimere in modo visibile ed umano il loro senso di comunione con altri che sono alla ricerca di Dio su questo stesso sentiero, e perché tutti noi abbiamo bisogno di aiuto, incoraggiamento, ispirazione e del confronto con gli altri per approfondire il nostro impegno. Inoltre i valori della tradizione richiedono di incarnarsi in una comunità vivente. La tradizione benedettina è sufficientemente profonda e vasta da offrire ospitalità ad una grande diversità di persone. Infatti, coloro che meditano si rendono conto che la vita moderna manca di significato, attenzione spirituale ed equilibrio. Nella visione benedettina, così come si è sviluppata in 1500 anni, essi intravedono: gli elementi di un sano equilibrio e di un’armonia di corpo, mente e spirito; un supporto per lo studio delle Scritture e lo l’approfondimento della spiritualità, fiorita naturalmente da quella fonte di gioia che è la via della meditazione. Nella visione di John Main, lo status di oblato integra le forme gemelle della vita monastica: solitudine e comunità. Fondamentale per questa visione è la centralità della preghiera: le diverse forme di preghiera ci conducono alla semplicità dell’univoca “preghiera pura”, come insegnata nella Tradizione del Deserto. Essa fa scaturire il significato liberatorio di una disciplina spirituale confacente a ciascun temperamento e condizione di vita.

6. L’IMPEGNO

Essere oblato/a non comporta alcun obbligo inderogabile. La stessa Regola di San Benedetto è un documento molto flessibile, che ha ricevuto molte e diverse interpretazioni nel corso della sua storia e che richiede ancor oggi di essere interpretata. Allo stesso modo, la vita di un oblato non è legata ad uno schema di regole o di regolamenti. La Regola è un indicatore che segna la via. Un manuale di rigide regole non fa parte dello spirito Benedettino.
I tre voti fondamentali della Regola benedettina sono in effetti principi di vita ai quali gli/le oblati/e impegnano il loro cuore e la loro mente.:

– STABILITA’:
Non si riferisce soltanto alla stabilità fisica, ma comporta una fedeltà interiore alla comunità cui ci si è uniti.Questa stabilità si valorizza impegnandosi a conservare una profonda stabilità del proprio essere interiore, calma e pace mentale e a radicarsi in conseguenza nello Spirito.

– OBBEDIENZA:
Tutti i gruppi richiedono una struttura di obbedienza anche se informale. Benedetto sottolineava l’importanza di una reciproca obbedienza e consultazione. Ma l’obbedienza essenziale è quella legata all’ascolto della Parola di Dio che risuona in tutte le persone, in tutti i popoli, in ogni avvenimento e che richiede una risposta pronta e concreta.

– CONVERSIONE:
Improvvise esperienze di conversione possono avere luogo, ma il loro valore consiste soprattutto nell’aprirci ad una nuova fase della vita. Questo voto è un impegno a rimanere per sempre pellegrini, vivendo una continua conversione della propria vita in crescente armonia con i principi di pace, tolleranza, altruismo e generosità e con il coraggio di dire sempre la verità di fronte all’ingiustizia.

Questi principi generali sono vissuti in modo del tutto personale. Ci sono tuttavia alcuni elementi particolari dell’impegno di un oblato che ne sottolineano il significato:

I. Una pratica regolare di meditazione – due volte al giorno – nella tradizione che ci è stata tramandata da padre John Main, OSB

II. Celebrazione di qualche parte dell’Ufficio Divino/Liturgia delle Ore come Lodi e Vespri

III. Lettura quotidiana di un brano della Regola di San Benedetto IV. Frequenti periodi di lettura delle Scritture (Lectio Divina)

V. Condivisione in qualsiasi forma del lavoro della Comunità per la trasmissione della tradizione della Meditazione Cristiana.

8. INGRESSO NELLA COMUNITÀ

Come indica la Regola, il processo per entrare in comunità richiede discernimento. Questo non perché la comunità sia qualcosa di elitario, ma perché, per trarne un beneficio, l’ingresso richiede di comprendere il più chiaramente possibile se stessi e le proprie motivazioni nei confronti della chiamata a cui si sta rispondendo. Il primo passo da compiere è quello di contattare un oblato o cellula e far presente il proprio interesse. Segue poi un periodo di postulato che prevede una semplicissima cerimonia. In questo periodo, della durata di circa sei mesi, il postulante può partecipare alle riunioni della cellula e ad altri eventi e ad incontri con i meditatori (gli incontri delle cellule non sono mai “chiusi”). Il o la postulante può utilizzare questo periodo per sviluppare una chiara comprensione di ciò che è la comunità degli oblati e di ciò che non è. Un valido aiuto per questo lavoro può essere fornito al libro di John Main “Community of Love” (“Comunità di Amore”). Successivamente il noviziato dell’oblato, inizia, ove possibile, con una breve cerimonia di benvenuto e di preghiera per un fecondo esito di questo passo. Il noviziato dura un anno e può essere prolungato. Durante questo periodo l’oblato/a novizio/a inizia lo studio della Regola, della tradizione benedettina e degli insegnamenti di John Main e di altri maestri della tradizione contemplativa cristiana. In questo anno, la formazione tuttavia non riguarda solo la lettura; ma è importante dedicarle del tempo. La vera formazione sta nell’approfondimento della consapevolezza che si ottiene quando si continua a meditare, giorno dopo giorno, in comunione spirituale con la comunità di meditatori vicini e lontani. La terza fase è l’oblazione finale che avviene nel momento culminante del proprio viaggio spirituale, quale passo dentro la comunità e dentro la tradizione vivente che essa incarna. Non è un passo da fare in modo affrettato e dovrebbe essere preceduto da un periodo di riflessione, come un ritiro spirituale, durante il quale ponderare il significato dei “voti” benedettini, così come essi vengono applicati alle proprie particolari circostanze.

9. LA FORMA DI OBLAZIONE

L’oblazione è fatta alla comunità ed all’interno della comunità. Il contesto di oblazione è sia la comunità di meditatori cristiani che l’ordine benedettino. In modo particolare ciò significa la Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana ed il Monastero di Cristo Re a Cockfosters, Londra, che fa parte della Congregazione dei Benedettini Olivetani.

IN SINTESI

La meditazione riguarda il viaggio verso il centro – il proprio centro ed il centro che è Dio. La meditazione cristiana è il viaggio spirituale dentro questo centro, che ci porta nel cuore e nella mente di Cristo per mezzo di silenzio, semplicità e immobilità. Diventare un oblato in questa comunità è un acconsentire e un impegnarsi a riportare il centro della propria vita e della propria consapevolezza nel mistero di Cristo e di Dio. E’ una via, fra altre vie, nella quale l’universale viaggio umano acquista significato e direzione e viene arricchito per il bene proprio ed altrui da gioia e pace. Laurence Freeman, OSB (Revisione 7 Marzo 2003)