Newsletter ottobre 2016 “La contemplazione è universale”

La contemplazione è universale

Carissimi amici,

          possiamo meditare ovunque. Possiamo pensare e parlare dello spirito in ogni dove. Ma non c’è dubbio che certi luoghi e certi momenti ci portano ad un più alto e chiaro livello della nostra pratica e della nostra visione. L’esperienza dei giorni che ho passato poco tempo fa in vetta alle montagne Rocciose in Colorado, lo conferma. All’inizio, per un paio di giorni, solo il fare due passi nelle stanze dell’eremo ti fa sentire il fiato corto a causa dell’altitudine. E quando esci fuori e alzi lo sguardo verso un orizzonte circolare di cime innevate, in mezzo ad un’ampia vallata in cui la luce fa trucchi di magia, creando bellezza sempre mutevole, e ti fa assistere ogni volta ad uno spettacolo come se fosse la prima volta, beh in un certo senso anche tutto questo ti lascia senza fiato.

          Si tratta di una valle monastica, con aria pura e grandi panorami, la casa dei monaci trappisti di Snowmass. Padre Thomas Keating, fondatore di Contemplative Outreach mi aveva invitato insieme a Padre Richard Rohr, fondatore del Centro per l’Azione e la Contemplazione, e a Padre Tilden Edwards dell’Istituto Shalem. Siamo arrivati come amici; e anche come persone che condividono un lungo ed appassionato impegno per lo sviluppo della dimensione contemplativa nel mondo cristiano e nella vita moderna tutta. Ogni giorno cominciava col silenzio, la meditazione insieme e poi lasciavamo che lo Spirito, che sentivamo presente in mezzo a noi, in modo particolare in quel posto e in quel momento, guidasse i nostri colloqui.

          Non ci eravamo riuniti per promulgare una dichiarazione o dare inizio ad una nuova organizzazione. Per questo è un po’ difficile fare un riepilogo di quei discorsi. In alcuni momenti, abbiamo discusso dell’esperienza della contemplazione, della sua natura e delle varie fasi attraverso cui il cammino spirituale ci avrebbe portato. Abbiamo parlato di come possiamo comprendere e comunicare questa esperienza in una chiesa in cui la contemplazione è stata spesso marginalizzata e sostituita da un territorialismo difensivo se non aggressivo. Una cosa che certamente fa la contemplazione è trascendere ogni confine e ogni frontiera. Abbiamo anche parlato di come la psicologia e la fisica, grandi forme moderne di conoscenza interiore ed esteriore, ci offrano metafore rivoluzionarie per guardare la contemplazione con occhi nuovi. Un’altra cosa che fa la contemplazione è trasformare il modo in cui pensiamo e vediamo.

          Abbiamo sentito che i cristiani contemplativi di oggi, che includono ogni età genere, razza e confessione, sono chiamati a rinnovare la consapevolezza che la contemplazione è universale  –  non riservata a pochi, certo non solo ai monaci –  e che è presente, per diritto e per natura, nel cuore della fede e della vita cristiana. È la vita e l’anima della festa e senza di essa la celebrazione diventa presto pesante e noiosa.

          Prima del nostro incontro avevamo letto il testo di Rowan William, indirizzato al Sinodo di Roma, sulle nuove forme di evangelizzazione, in cui ricordava alle gerarchie di tutte le chiese, e davvero di tutte le religioni, qualcosa di innegabile eppure generalmente dimenticato o negato. Sorprendentemente, scriveva di quanto sia fondamentale e fondante la consapevolezza contemplativa per l’identità cristiana. Essere contemplativi sorregge sia gli aspetti missionari e profetici, sia quelli apostolici della vita cristiana. Non tutti possiamo essere missionari, non tutti possiamo essere attivisti sociali, non tutti possiamo essere grandi scrittori o oratori. Ma tutti siamo contemplativi.

          Trovandoci insieme in un gruppo ristretto, sgranocchiando qualcosa di buono durante le conversazioni, ridendo a battute di spirito mentre cercavamo seriamente di trovare le parole giuste per i pensieri più sottili, liberi di andare e tornare al punto, raggiunti a volte da Fratel Erik, un giovane monaco della comunità, ci siamo trovati d’accordo che questa era la nostra visione e missione. Lavorare non per restaurare, ma per rinnovare nel cuore del cristianesimo lo spirito contemplativo, la sua pratica e la disciplina necessarie. Quando si rinnova qualcosa, si vede di nuovo e si riscopre, si realizza un’evoluzione. In realtà, conoscere qualcosa è sempre conoscerla di nuovo. Essere cosciente di qualcosa è ri-conoscere. Questa doppia azione, vedere all’improvviso ciò che è sempre stato lì, ma riconoscerlo come una nuova invenzione è il vero significato di progresso. Progresso non è aggiungere più informazioni al database e migliorare i modi di fare le cose – scienza e tecnologia fanno questo per noi tutto il tempo. Progresso è vedere ciò che è sempre stato lì, ma vederlo con stupore, col fiato in sospeso per la sua pura presenza e intrinseca bellezza.

          Tutti noi abbiamo pensato, anche, che questa stessa esperienza contemplativa di vita debba esser ri-collegata con la vita del mondo non-religioso. È il mondo che lasceremo in eredità alle nuove generazioni, spesso senza alcuna struttura o significato religioso coerente. Il punto non è rendere religioso il mondo. Si può essere contemplativi senza essere religiosi. Il punto è salvare il mondo, le sue strutture e le sue istituzioni dal crollo nella vacuità, nella distrazione, nell’irragionevolezza e nella superficialità, cosa che accade con rapidità e angosciosamente quando va alla deriva e si allontana dalla dimensione spirituale della realtà. Il punto non è rendere spirituale il mondo creando un nuovo modo di vederlo. Ma è vedere il mondo e la sfera materiale dell’esistenza per quello che veramente sono e per quello che ci possono mostrare quando abbiamo occhi per vedere. Teillhard de Chardin diceva che la materia è spirito che si muove abbastanza lentamente affinché noi lo si possa vedere.

          Una pratica contemplativa, seriamente inserita come parte della nostra vita quotidiana, ci rende umili e realisti. Ci mostra che l’umanità è completamente dipendente dal suo ambiente naturale. Abusarne nel nome del progresso e della crescita, senza capire che cosa progresso e crescita significano, è il colmo della follia e dell’autodistruzione. Essere solo degli ‘imprenditori’ è egoistico e non ha senso, nutre la pericolosa illusione di una nostra indipendenza e nega la verità della nostra interdipendenza. La mente contemplativa può vedere tutto ciò e anche immaginare forme nuove e creative di progresso e sviluppo della civiltà umana. Nuovi modelli di economia, istruzione, affari, medicina. Un nuovo modello di religione, libera da territorialismi ideologici e rivalità culturali, che promuova il valore dell’attenzione per quelli che hanno più bisogno e quelli che non possono badare a se stessi, ricordando incessantemente al mondo sia il suo potenziale che i suoi limiti. “Un nuovo modello di santità”, come diceva Simone Weil, senza precedenti, una nuova primavera, una nuova creazione, una nuova rivelazione dell’universo e del destino umano.

          Quando leggiamo le notizie o vediamo le immagini dei bombardamenti ad Aleppo, abbiamo sicuramente motivo di pensare che stiamo precipitando in una nuova specie di inferno, con l’orribile consapevolezza che ogni inferno è sempre una costruzione umana nostra. Ma possiamo anche pensare a colui che, con la forza dello Spirito, discende agli inferi e ci libera dall’inferno e ci rivela, come ha fatto Gesù, il nuovo modello di santità, il nuovo destino e la nuova libertà che la forza della contemplazione manifesta nel nostro mondo al giorno d’oggi.

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I cristiani contemplativi di oggi, che includono ogni età, genere, razza e confessione, sono chiamati a rinnovare la consapevolezza che la contemplazione è universale

          In questa visione contemplativa il cristianesimo non può esser mai frainteso per un’ideologia. Gesù essenzialmente non ha nemmeno un “messaggio” poiché ci connette direttamente ad una forza che trasforma la vita, in cui qualsiasi parola o idea è meno importante del momento della rivelazione e della scoperta, il momento sempre-presente. E nemmeno, in questo modo di essere, idolatriamo le istituzioni, le gerarchie o i sistemi di potere di ogni tipo perché sappiamo che, nel migliore dei casi, sono soltanto strumenti temporanei di una causa più grande, e, alla peggio, proiezioni di un egoismo collettivo.

          Nella nostra preghiera e nei discorsi a Snowmass, ho percepito uno spirito giovane, malgrado la nostra età – dai 93 ai 65 anni! Ho incontrato molte persone più giovani di noi con una mentalità chiusa e prematuramente cauta. I giovani sono fatti per essere più aperti al cambiamento perché sono consapevoli del cambiamento che avviene in loro continuamente, nel fisico e nella mente. Ecco perché le generazioni più giovani e le più vecchie devono avere un dialogo fra loro, anche se spesso i loro fini sono diversi e il loro vocabolario può essere quasi incomprensibile all’altra parte. Ciononostante, in un incontro contemplativo queste differenze sono di stimolo per il cambiamento, non per il conflitto. È importante riuscire a riunire giovani contemplativi, alcuni saranno studiosi ma tutti praticheranno, e da una conversazione che nasce dal silenzio potrà emergere qualche nuovo valore per il nostro mondo, nella sua confusione e crisi corrente.

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          Nel 1980 uno studio fatto a Panama su diciannove alberi ha registrato 1200 tipi di coleotteri, l’80% dei quali era fino ad allora sconosciuto. Il mondo è una sorpresa senza fine e la vita abbonda oltre ogni nostra capacità di misura. Conosciamo di più il numero delle stelle nel cosmo che le innumerevoli specie nel nostro stesso pianeta. La meraviglia di fronte alle cose più comuni è frutto della consapevolezza contemplativa e ci mantiene sani di mente, sicuri dai pericoli di una eccessiva immaginazione ed astrazione.

          Non c’è peggior calamità secondo Lao Tzu, di un illimitato aumento dei bisogni. E questa è la tendenza della mente umana non-risvegliata, tendenza che minaccia la nostra esistenza in quanto specie; distruggeremo noi stessi prima di distruggere il pianeta. Pensare che il nostro pianeta non possa sopravvivere senza di noi, fa parte della nostra supponenza miope. Ma, proprio come un tossicodipendente nega per molto tempo di far del male a se stesso e agli altri, così quelli che inseguono una crescita smisurata, senza definirne scopi o valori, alla fine andranno a sbattere contro il Muro di conseguenze complesse ed inevitabili.

          Al contrario, la meditazione è semplice. Crea comunità. Dissolve le frontiere e l’egotismo che si avvinghia alle differenze piuttosto che adottare un terreno comune. Il suo vero significato rimane oscuro alla mentalità faziosa della parte sinistra del cervello che ha dominato la nostra coscienza globale. Eppure, attraverso uno sviluppo graduale, passo dopo passo, e non attraverso un mercato di massa, la radicale semplicità della meditazione farà cambiare rotta e instaurerà una direzione più autentica. Se lo può fare – come molti di noi hanno scoperto – a livello personale, perché non potrebbe succedere a livello globale? “La speranza di salvezza per il mondo si basa sul sempre maggior numero di  saggi”. Questa è la nostra sfida: partendo da una comprensione tradizionale della meditazione, come via di contemplazione, aiutare a sviluppare un coinvolgimento con un moderno spirito di avventura. Dall’immobilità, trovare la forza di esplorare, lasciare le sponde e i modi di agire famigliari, per trasformarsi.

          John Main parlava di una “radicale semplicità”. La Nube della non conoscenza ci spinge ad entrare in  una “nuda consapevolezza di sé”. Gesù ha definito la povertà di spirito come prima beatitudine. Buddha parla di vuoto. Nessuno di questi termini ha un gran senso per la rete di valori che guida la rotta presente. Sembrano esperienze ricreative o del singolo individuo, invece che il significato che sostiene ogni cosa.

          Perciò, dobbiamo offrire esempi viventi di questa semplice verità sulla semplicità. Cosicché, possa esser vista e condivisa e non sia solo argomento di  conversazione. John Main aveva compreso che la meditazione trasforma le persone e la società attraverso la comunità.

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          La nostra nuova casa a Bonnevaux (per maggiori informazioni visita il sito bonnevauxwccm.org) può servire a molti scopi e produrre molti benefici perché sarà essenzialmente un testimone duraturo e sostenibile dell’insegnamento che, per seguire la nostra missione, vogliamo condividere.

          Farà vedere, ovviamente in modo fragile ed umano, che la meditazione crea comunità e cambia la vita. Apre il cuore ai bisognosi. Cerca di trovare amicizia e comprensione con persone di altre fedi e modi differenti di praticarle. Ci prepara a scoprire il mistero in cui viviamo e che dimora in noi. Non è solo una casa per la comunità. Ma proprio perché è una casa per il nostro genere di comunità – una comunità diffusa e culturalmente variegata – può essere un centro di contemplazione, di dialogo alla ricerca di pace e di rigenerazione per tutti.

          Sono commosso e incoraggiato dal vedere quante persone mi hanno già espresso gioia ed entusiasmo all’idea di un centro a Bonnevaux ed hanno contribuito generosamente alla sua realizzazione. (Abbiamo anche ascoltato con attenzione gli interrogativi e le voci che consigliavano cautela e che sono stati davvero utili ed importanti. Spero di esser stato capace di dare risposte adeguate, nella convinzione che questo nuovo passo e questa nuova fase sia naturale e necessaria per la Comunità Mondiale).

          Possiamo acquistare la proprietà proprio grazie a questa generosità ma abbiamo bisogno di ulteriori donazioni significative per il restauro e le indispensabili nuove costruzioni. Alcuni hanno fatto donazioni singole, mentre altri si sono impegnati a dare dei contributi mensili. Sono entrambi necessari e ben accetti e qualcuno si è generosamente offerto di aiutarci nelle due diverse modalità. Il mio profondo desiderio è, prima di tutto, che tutti nella comunità contribuiscano come possono. Molte piccole donazioni si sommano per diventare una cifra rilevante. Non è solo una questione venale. È il segno che questa nuova casa – radicata in un ambiente sacro dove si è pregato per settecento anni e dove la preghiera riprenderà in forme nuove – sarà sentita come casa da ogni meditante, ogni gruppo di meditazione ed ogni comunità nazionale.

          Non mi dispiace chiedervi delle offerte per Bonnevaux perché è una casa e un centro per tutti noi e per la visione che condividiamo. Questo lavoro di raccolta fondi mi ha fatto capire ancora meglio il significato di elemosina come parte della triplice pratica cristiana: preghiera, digiuno, elemosina.

          Il momento per cliccare un “donate” e mandare una piccola donazione è il momento di un atto di bontà, un piccolo atto di generosità che si moltiplica nel tempo e nello spazio.

          So bene che ci sono molte altre giuste cause. E se vi sentite chiamati a questo, anche io ne gioisco. Ma il centro di  Bonnevaux è dedicato non solo a dare sollievo alla sofferenza causata dall’uomo o da  altri fattori. Vuole dedicarsi a sanare le cause della sofferenza, trasformare i cuori e le menti, spezzare il vecchio ciclo della violenza e dell’ingiustizia. È per questo che la contemplazione, capita e praticata più diffusamente di prima nella storia dell’umanità, è oggi così necessaria per la nostra costante evoluzione.

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          Ho tratto ispirazione e sono stato incoraggiato a questo passo da singoli meditatori, comprese due coppie sposate, da oblati, ecclesiastici e giovani che hanno chiesto di venire ad abitare nella mite e bella vallata dove sorge Bonnevaux. Vogliono dedicare la loro vita e offrire i loro doni per realizzare il potenziale del nuovo centro. Sono sicuro che altri verranno e se c’è qualcuno fra di voi che vorrebbe parlarne, per piacere contattateci. La generosità di alcuni architetti, imprenditori, giardinieri o tuttofare nei confronti del progetto è stata una ulteriore conferma che sarà un’impresa ricca di frutti e approfondimenti per la nostra comunità. San Benedetto diceva a proposito di nuovi progetti: ‘E prima di tutto, qualsiasi opera buona vi accingiate a fare, chiedete a Dio con la preghiera più sincera, di renderla perfetta.’ Noi lo facciamo. Unitevi a noi in questa preghiera.

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          Il grande teologo ortodosso francese Olivier Clement, ha scritto una volta che “con ideologie contrastanti e nichilismo crescente, è venuto il momento per un cristianesimo creativo”. A Snowmass abbiamo parlato proprio di questo lavoro dello spirito e di come ogni gruppo settimanale di meditazione, i ritiri, i seminari e le pubblicazioni di Meditatio siano parte di tutto ciò. Questo nuovo Cristianesimo sarà ristorato dalla riscoperta che la contemplazione appartiene all’essenza stessa della sua propria identità. Sarà in grado di affrontare il male con la santità perché la sua santità nasce dalla rinuncia al potere, al rimpianto e al pregiudizio. Si capirà in modo nuovo che quella inquietante espressione il “volere di Dio” non si riferisce ad un proclama imperiale, ma ad una continua effusione di vita che genera misericordia, giustizia e pace e dona crescita spirituale tanto generosamente quanto una pioggia tropicale fa crescere una vegetazione lussureggiante.

          Ci illuminerà con la consapevolezza dei momenti eucaristici quotidiani e con intuizioni ed incontri con altre persone in ogni genere di situazioni, non solo quelle religiose, in cui la vita divina si irradia e trasforma. Ci insegnerà che il peccato è una grande mancanza di attenzione, non un crimine che merita il castigo, ma una ferita che necessita il balsamo della saggezza e della compassione. E ci mostrerà che ogni sguardo e capacità di osservazione contemplativa ci porta sempre più nella cascata torrenziale della Trinità che ci sommerge con la scoperta che il vero senso dell’Essere è l’amore.

          Tutto questo è inserito nella visione di Bonnevaux. Siamo una famiglia estesa, globale, sempre fragile. E – come ho avuto la benedizione di vedere alla riunione dei coordinatori nazionali per il nostro venticinquesimo anniversario nello scorso mese di giugno – è anche una famiglia molto forte e profonda. Vi chiedo di guardare in quella profondità e forza che ci trasmetterà il coraggio per fare questo nuovo passo. Non è solo per la nostra comunità com’è oggi, ma per quella che sarà nei prossimi venticinque anni e nei successivi venticinque che verranno… quando saremo tutti un vago ricordo dell’era della fondazione e la Comunità Mondiale sarà ciò che noi non possiamo nemmeno immaginare. Ma Bonnevaux, l’aiuterà a rimanere vincolata, col passare delle generazioni, alla radicale semplicità che si sviluppa ma è essenzialmente immutevole, l’esperienza della contemplazione, come Cristo è “lo stesso ieri, oggi e domani”.

          Quando, nel 1977, ero accanto a Padre John per cominciare una nuova avventura piccola e rischiosa, lui aveva fiducia. Quando ci hanno dato una nuova casa più grande mi ha messo in guardia “questo non è l’ultimo passo”. Ma dobbiamo affrontare nuovi passi al momento giusto – e adesso pensiamo che sia arrivato quel momento.

          La fiducia di Padre John, il coraggio suo e mio sono stati supportati dall’incontro con altre persone che, come lui diceva, condividevano la stessa visione. Questo è il contributo più grande. Grazie, prima di tutto, per condividere con noi la nostra visione – e anche per tutto quello che potrete donare per rendere Bonnevaux una casa amorevole e un centro di pace per noi e per il mondo.

Affettuosamente,

Laurence Freeman OSB