Mercoledì – settimana santa 2019

Mercoledì 17 aprile, Settimana Santa 2019 

Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

Matteo: 26: 14-25

Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui.

Le grandi tradizioni di saggezza racchiudono segreti profondi e universali sulla natura della realtà, ma che non sono così espliciti come noi — persone dalla forma mentis letterale e scientifica — vorremmo che fossero. La nostra esperienza nella dimensione spirituale è stata molto impoverita oggi e, quindi, abbiamo quasi perso l’arte di leggere le antiche scritture di qualsiasi tradizione. Di conseguenza, si è sviluppato il fenomeno moderno del fondamentalismo religioso ed è stata minata la coscienza unificante di una verità universale espressa in simboli universali. Chiunque abbia scritto il racconto della creazione nel Libro della Genesi potrebbe oggi essere sbalordito dal 42% degli americani che rifiutano l’evoluzione e pensano che tutto sia successo in sei giorni. La “parola” di Dio per loro è diventata linguistica piuttosto che esistenziale.

Gesù, leggendo le Scritture della sua tradizione alla luce della propria esperienza, fu in grado di comprendere ed esprimersi con un’autorità unica e con profondità di significato. Questo ha innescato una reazione a catena che è sfociata in una nuova tradizione. Infatti, dalla riflessione cristiana sulle Scritture ed alla luce dell’esperienza senza precedenti della Risurrezione, è arrivato il “nuovo testamento”. Questi brevi testi racchiusi in quattro Vangeli, assieme alle lettere degli insegnanti delle prime comunità, sono diventati una scrittura di esperienza primaria. Sono emersi direttamente da una esperienza spirituale profonda e fresca, non completamente compresa, ma che è diventata un’ispirazione perenne per mistici, teologi e artisti.

Ciò che è emerso è qualcosa di unicamente caratteristico della coscienza cristiana, risvegliato dal contatto con Cristo crocifisso e risorto. In primo luogo, riguarda la realtà della persona che ci chiede “chi dici che io sia?” – una domanda alla quale è possibile rispondere unicamente partendo dal contesto della nostra stessa conoscenza di noi stessi. In secondo luogo, o al contempo, riguarda la comprensione di Dio come Trinità, una comunione a tre direzioni. Gesù parla del Padre come sua fonte e meta e proclama la sua non-unità con lui. Ma parla anche dello Spirito, che invierà per continuare e guidare lo sviluppo del suo insegnamento; lo Spirito Santo che è il vero successore di Gesù.

Eppure la trinità è stata a lungo un’intuizione della mente umana, nella sua ricerca di Dio e della realtà ultima. Se questo sia perché la mente, riflettendo la sua fonte, è strutturata in questo modo – noi pensiamo a triplette – o esattamente il contrario – questa rimane una domanda aperta. Ma è più che una mera coincidenza: per gli antichi egizi, i Veda, la tradizione indiana di sat-cit-ananda concepiva “essere, coscienza, felicità”; oppure le tre manifestazioni del Buddha; o ancora l’idea filosofica greca dell’umanità (intelletto, anima, corpo del mondo); quella di Lao Tze (non essere, essere eterno e la grande unità che produce le diecimila cose della molteplicità del mondo). Tutte queste esperienze, come la visione del cristianesimo di Dio come Padre, Figlio e Spirito, parlano di un mistero ultimo in modalità tridimensionale.

Incontriamo questa verità sia dentro di noi, la “trinità immanente” che vive la vita diffondendo il suo amore nel cuore umano, sia anche nella realtà interiore che i teologi chiamano la “triade economica”, nei processi esterni e negli eventi della vita quotidiana, a condizione che si sia imparato a vederli. ‘Quando farai i due in uno, allora entrerai nel regno’, dice il Vangelo di Tommaso il dubbioso. Ciò che rende i due in uno è il tre. Questa non è teoria. È la vita.

Laurence Freeman