Mercoledì della Settimana Santa

Gesù ebbe molto seguito per un periodo e poi fu respinto. Non sembra abbia mai corteggiato la folla; semplicemente amava la gente comune che vedeva maltrattata, sminuita e manipolata dai leader. Come in un moderno elettorato occidentale, per un po’ di tempo la gente ha proiettato su di lui le proprie speranze per un leader forte. Il successo genera altro successo; più la gente ne tesse le lodi, più il trend comincia ad aumentare. Ma poi arriva il momento in cui crolla, come è successo a Lui.

Il populismo moderno, che è volubile come sempre lo è stata la folla, innalza e affossa i suoi grandi leader una volta che questi siano incapaci di attuarne i sogni; l’amore può volgersi in odio altrettanto velocemente in politica che in una storia romantica.

Gesù infrange il mito del leader forte, che di solito ha bisogno di creare un mito attorno e su di sé; è questo mito che conduce all’auto corruzione. Gesù è un leader incorrotto che non fa finta di essere quello che non è; egli rivela la piena verità su di sé in modo accurato e con cautela perché è così facile citarlo erroneamente e sfruttarlo.

Nel vangelo di oggi, via via che ci avviciniamo al punto culminante della storia, ci viene offerta un’altra prospettiva sul tema centrale del tradimento. Nella lettura da Isaia, ci viene data una conoscenza inaspettata della natura del servo sofferente che ci condurrà a una vita migliore attraverso i paradossi del fallimento e del rifiuto. Questa conoscenza fa luce sul mistero. Per quanto possa sembrare strano o offensivo, il grande leader è un servo che soffre e un insegnante che è discepolo.

“Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,

perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato.

Ogni mattina fa attento il mio orecchio

perché io ascolti come i discepoli. Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio“

Ci ha ripetutamente detto questo di se stesso: ”Infatti non ho parlato per mia autorità, ma il padre stesso che mi ha inviato mi ha comandato cosa dire e di cosa parlare… Il mio insegnamento non è mio, proviene da Colui che mi ha inviato.” Questo non sembra il Cristo della cappella Sistina o il severo Pantocratore (‘onnipotente’) espresso da una più tarda immaginazione; è l’opposto del del super ego del grande leader.

Moderne teorie di management tendono ad abbandonare l’idea del grande leader, preferendo a questo il modello corporativo e collettivo; se mai si possa paragonare ad un modello, quest’ultimo si adatta meglio a Gesù. Egli desidera conferire potere a coloro che guida, mostrare la via e indicare il sentiero con l’esempio piuttosto che con la coercizione; è il tipo di leader che trasforma il paesaggio nel quale opera per aprire nuovi orizzonti e per condurre con la forza dell’ispirazione interiorizzata dalla sua squadra invece che imposta dal di fuori.

Questo è il modo in cui la chiesa lo ha sempre compreso. E non è un modello facile da seguire per nessuno; il potere ci seduce tutti; è il motivo per cui la chiesa è più simile a Gesù quando più il suo ego viene meno.

Se riusciamo ad attenerci a questa verità su di Lui, potremo seguirlo fiduciosamente ovunque ci conduca.

Laurence Freeman