Mediti? Combatti lo stress

 Cultura

Avvenire 29 novembre 2013

LONDRA

Mediti? Combatti lo stress

Una candela che brucia al centro di un tavolino accanto a una rosa appena colta.

Sei persone, in circolo, ferme e concentrate, dopo una preghiera a Gesù, ripetono dentro di loro la parola «Maranathà», «Vieni Signore Gesù». Nel convento delle suore Rosminiane a Loughborough, nel centro di Inghilterra, è l’ora della meditazione. Dalle 10 alle 11, ogni giovedì mattina, una decina di adulti si ritrovano per una mezz’ora di silenzio e immobilità durante la quale cercano di rimettere al centro della loro vita Dio. «Frequento la chiesa anglicana ma non mi definirei religiosa piuttosto alla ricerca del senso della vita», spiega Jeanine Sepede, 40 anni, «La meditazione mi aiuta a dare la giusta prospettiva alle cose, a fermarsi e contemplare la bellezza del mondo». «La mente umana è distratta e salta di pala in frasca e, con la meditazione, impariamo a controllarla, a dirigerla dove vogliamo», dice ancora Jeanine.

«Oggi nel Regno Unito la meditazione è diffusissima e molto popolare perché aiuta a controllare lo stress riducendo gli effetti di quest’ultimo sul cervello», spiega Kim Nataraja, ex docente universitaria, direttrice della Scuola di meditazione della “Comunità mondiale per la meditazione cristiana”, diretta da Laurence Freeman, «È dimostrato che gli esseri umani reagiscono a una situazione difficile aggredendo o scappando. La meditazione, al contrario, ci rilassa e spegne questa risposta automatica dei nostri geni. Così facendo ha effetti benefici sulla salute perché ridurre la pressione e aumenta il livello della serotonina, l’ormone della felicità. Questo è il motivo per cui, in migliaia, la praticano in tutto il Regno Unito ed essa viene usata come terapia dai medici».

La cosiddetta “mindfulness”, basata sulla terapia cognitiva, è raccomandata dall’Istituto Nazionale per la salute e l’eccellenza clinica” del Regno Unito perché è efficace quanto i farmaci nel prevenire la depressione. Tutti benefici che, nella meditazione cristiana, con la quale si cerca di arrivare a Dio, sono ancora più efficaci. «Per noi questi effetti della meditazione sulla salute sono soltanto collaterali, solo l’inizio della vera contemplazione», continua la professoressa Nataraja, «Noi ci rilassiamo per poter meditare anziché meditare per rilassarci. Molti cristiani non conoscono questa pratica eppure è antichissima e risale ai padri del deserto. È stato John Main a riscoprire per noi questa tradizione che consiste in una preghiera profonda e silenziosa».

«Molte persone cominciano a meditare per ragioni di salute e, in questo modo, arrivano a Dio», spiega ancora la professoressa Nataraja, «Meditare è un percorso interiore che può portarci a sentire la presenza di un essere più grande di noi. Alcuni che non sono religiosi definiscono questa una “Realtà ultima” mentre noi la chiamiamo Dio. I primi cristiani dicevano che, qualunque nome diamo a questo essere o energia di amore, si tratta di una definizione insufficiente, non in grado di descrivere davvero che cosa esso sia. Molte persone, attraverso la meditazione, superano sentimenti negativi che avevano nei confronti della chiesa e vi ritornano». La “Comunità mondiale per la meditazione cristiana” ha, nel Regno Unito, 4.000 membri, che diventeranno 4.500 quest’anno, grazie all’avvio di nuovi 50 gruppi. La contemplazione viene praticata anche nelle scuole. Oggi, nel Regno Unito, vi sono 30.000 bambini, tra i 5 e gli 11 anni, che la fanno ogni giorno insieme a oltre un migliaio di insegnanti. Ad averla diffusa in diverse scuole elementari e superiori  è suor Anna Patricia Pereira dell’Ordine Rosminiano che la pratica da 50 anni. «Gli alunni ne traggono beneficio perché si concentrano meglio nel loro lavoro accademico e diventano più gentili gli uni con gli altri. Il loro comportamento migliora», spiega suor Anna, «Meditando arrivano a conoscere meglio loro stessi e le parti di loro stessi che trovano meno accettabili come la gelosia. Cambiano e diventano più calmi, contenti e gentili. Arrivano a capire che Dio è con loro sempre».

Accanto al filone tradizionale, ce n’è anche uno più legato alla spiritualità orientale. A praticare una meditazione di origine indiana, nata in Birmania ai tempi del Budda è Simon Gieve, 62 anni, professore universitario in pensione, che vive a Exeter, nel sud dell’Inghilterra. «Ho cercato per 15 anni un senso alla mia vita. Ho provato le arti marziali e lo yoga prima di conoscere, nel 1982, il “Centro di meditazione Vipassana” che frequento ancora oggi», spiega il professor Gieve, «Cerco di meditare per almeno un’ora al giorno e mi serve a calmare la mente. Imparo a non reagire, se qualcuno mi offende e a dimenticare le aggressioni subite. Alla fine di ogni sessione chiedo perdono, dentro di me, agli altri, per gli sbagli che posso aver fatto durante la giornata. Non credo in un Dio particolare, ma, grazie alla meditazione, raggiungo una consapevolezza acuta di me stesso e di una entità che esiste in tutto il creato».

 

Silvia Guzzetti

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