Meditatio – Newsletter luglio 2016

Una nuova interiorità per un mondo impazzito

Carissimi amici,

una volta un monaco del deserto disse: ”verrà il giorno in cui il mondo impazzirà. Quando incontreranno un saggio, gli punteranno il dito contro e diranno: questo è matto, non è come noi”. Fra l’inizio e la revisione di questa lettera sono accaduti alcuni nuovi fatti a testimonianza della follia dei nostri giorni – le più recenti stragi di Orlando [e di Nizza (ndt)]. Sembra che non abbiamo il tempo per tirare il fiato e superare una tragedia – o un affronto alla nostra intelligenza politica – prima che ne succeda un’altra. E non è dovuto solo alla fame di storie sensazionali degli operatori dei media che vogliono rendere le notizie ancora più piccanti. È un aspetto tristemente reale del nostro mondo di oggi nella sua escalation verso l’irreale.

Vorrei invitare voi che state trovando il tempo – pochi minuti – per leggere questa lettera a riflettere, in quanto contemplativi in una comunità, su quanto e come la nostra vita spirituale possa contribuire a rendere il nostro mondo un posto più sensato, più sano, e più caritatevole in cui vivere.

Forse direte “in nessun modo – la mia meditazione mi aiuta ad affrontare gli effetti di questa situazione, ma non può far nulla direttamente per il problema stesso. E comunque c’è una linea netta fra religione e politica e la contemplazione riguarda la mia relazione personale con il mio Dio”. Pur ammettendo che sia così, è importante chiedersi dov’è questa linea e se può esser tracciata una volta per tutte. Qualche anno fa, dopo che il papa Giovanni Paolo si era espresso contro l’invasione dell’Iraq da parte degli USA, parlavo in una chiesa cattolica a Houston in Texas e mi riferivo a questo fatto come ad un conflitto di interessi nelle vite di quelli che potevano considerarsi tanto obbedienti cattolici quanto americani patriottici. Alcune persone se ne andarono via. Altre vennero a salutarmi alla fine dell’incontro e mi sussurrarono il loro ringraziamento dicendo di non sentirsela di esprimere il loro vero punto di vista sull’azione militare, né nelle loro parrocchie, né a cena con gli amici, per paura di esser scacciati come paria sociali o religiosi. Allo stesso modo un mio amico politico in Gran Bretagna aveva domandato ad alcuni colleghi ebrei perché non avessero pubblicamente protestato contro le peggiori politiche del governo israeliano nei confronti dei palestinesi. Gli risposero che se l’avessero fatto sarebbero stati allontanati dalla sinagoga e le loro famiglie evitate al circolo del golf.

Se abbiamo capito il senso della parabola del Buon Samaritano, come possiamo pensare di classificare chi è il nostro prossimo e chi non lo è ?

Il tema del rapporto fra politica e religione, contemplazione ed azione ci pone l’interrogativo sul significato e l’obiettivo della religione; e allo stesso tempo ci indica la diretta influenza della contemplazione sulla religione. La religione è un modo per sentirsi al sicuro, barricati con persone che la pensano come noi e che hanno uno stesso background, in opposizione a quelle che invece credono ad altro e sembrano diversi? La contemplazione è una mera fuga individuale via dalla stressante ansietà, generata da richieste sociali e coscienza politica, verso un altro mondo ‘pacifico’ ?

In questo modo di vedere, la politica è la sfera pubblica e la religione – ancora di più la spiritualità – è la sfera privata. Nella religione civile dell’antica Roma la religione era senza dubbio un affare di stato. Il clero era formato da funzionari pubblici e i servizi religiosi consolidavano lo ‘status quo’, come succedeva anche nelle chiese dei villaggi inglesi in tempi andati. Il cristianesimo ha comunque messo in questione un simile arrangiamento. Sembrava una religione, ma era forse più o meno quello che la gente si aspettava fosse la religione. Soprattutto, richiedeva povertà di spirito e purezza del cuore, interiorità ed anche nuovi valori sociali. Ma pian piano il modello cristiano istituzionale si è adattato al vecchio modello di religione. Anche oggi, per esempio, nella secolarizzata Danimarca, la maggior parte dei giovani sono confermati dalle mani del clero, come un rito di passaggio col sostegno finanziario dello stato, ma con poco o nessun significato spirituale.

Forse ne derivano alcuni benefici sociali, ma ho dei dubbi sul fatto che vi siano impliciti dei valori cristiani. Ma cosa succede anche a questo tipo di religiosità secolarizzata quando ‘il mondo impazzisce’? Quando per esempio vediamo la religione coinvolta nella politica per giustificare l’ingiustificabile nel nome di Dio ? Forse Putin, quando all’inizio dell’anno è stato in visita al Monte Athos, ha avuto tempo per rifletterci su. Come faranno molti della gerarchia politica in Polonia favorevoli al rifiuto del loro governo di accogliere un seppur piccolo numero di rifugiati dalla Siria, quando papa Francesco andrà in visita nel loro paese e senza dubbio ricorderà le parole di Gesù: ‘ero senza dimora e mi avete offerto un riparo’. Come possiamo eliminare politicamente quel richiamo così diretto alla compassione ? Se abbiamo capito la parabola del Buon Samaritano, come possiamo pensare di classificare chi è il ‘nostro prossimo’ e chi no ?

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Cosa ci ha fatto perdere la ragione ? Forse il vorticoso sviluppo del livello di tecnologia e la nostra impossibilità di controllarlo. Il nostro fallimento nel far rispettare standard di decenza nel capitalismo economico. La nostra intossicazione da divertimenti, stimoli esterni, dipendenze e crisi dell’istruzione nazionale. Per esempio, non c’è nessun collegamento fra la follia delle leggi sulle armi e i dibattiti della campagna per le elezioni presidenziali ed il fatto che 42% degli americani sono creazionisti, cioè credono nella creazione – il mondo creato letteralmente come dice la Bibbia diecimila anni fa. Oppure i leader della EU che si rifiutano di riconoscere l’influenza cristiana sulla civilizzazione europea, non influiscono sul disorientamento e la perdita di valori della loro cultura ?

Forse parte della nostra follia è la confusione e il conflitto fra religione e spiritualità e sfera pubblica – e la ricaduta negativa di questa estrema polarizzazione. Questo è stato il tema del seminario di Meditatio organizzato di recente in Polonia dalla nostra comunità. Due vincitori del premio Templeton, Charles Taylor e Thomas Halik, hanno discusso per vari giorni negli incontri su ‘spiritualità in epoca secolare’. E’ stato un momento di grande ispirazione e stimolo: ma anche di apertura dei cuori poiché per molti partecipanti i temi discussi non erano solo interessanti dal punto di vista intellettuale, ma anche perché toccavano profondamente le loro vite personali e perché densi di significato.

La religione (quella istituzionale) provoca sempre più sospetto e rifiuto per svariati motivi: per la mancanza apparente di un’autentica spiritualità, per l’auto fissazione e ristrettezza di vedute nei giudizi morali. Genitori che frequentano la chiesa si lamentano spesso della morte della pratica religiosa nelle vite dei figli. La perdita della dimensione simbolica e sacramentale della vita che rappresenta valori profondi ci ha impoverito e addirittura ci ha fatto naufragare in un’isola di negatività e superficialità. E stiamo parlando di un certo tipo di religione. Nessuno sano di mente potrebbe rimpiangere il superamento della teocrazia, o del papato di tipo medioevale, o preferirebbe vivere sotto l’Isis. Ma buttar via il bambino con l’acqua sporca ha certamente accelerato nella nostra cultura secolarizzata la deriva nella follia. Così cerchiamo ciò che abbiamo perduto senza sapere bene cosa cerchiamo. Spesso rovistiamo nel buio. Lo scadimento della religione non significa che il sacro sia stato abbandonato. Non scompare. Migra. Dobbiamo ancora una volta cercarlo in un nuovo tipo di interiorità.

Ecco perché la spiritualità è importante oggi in quanto sforzo verso la sanità mentale e per curare il danno inflittoci dalla nostra stessa follia. A volte sembriamo l’indemoniato di Gerasene incontrato e guarito da Gesù:

Aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato, neanche in catene; aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi e nessuno più riusciva a domarlo. Notte e giorno tra i sepolcri e sui monti gridava e si percuoteva con pietre. (Marco 5:2-5)

Il suo nome era ‘Legione’ perché, come per noi, i suoi problemi erano tanti. Sarebbe più facile, almeno più comodo, cercare di usare la nostra meditazione per anestetizzare il dolore del mondo moderno, per finirla con la nostra coscienza confusa e con valori contraddittori. Alcune forme di spiritualità guidate dal mercato fanno proprio questo, identificando l’esperienza spirituale come prodotto di consumo che valorizza solo il benessere individuale. london-meditation-room-ridMa questa è una proiezione ombra della spiritualità, pericolosa e oscura come l’ombra dell’anticristo creata da una religione
istituzionale che si richiude in se stessa lasciando fuori lo Spirito. “La corruzione del meglio è il peggio”.

Di recente ho parlato in una conferenza a Los Angeles su spiritualità e salute mentale ed ho trovato incoraggiante vedere che, anche a livelli amministrativi e professionali, ci sono importanti intuizioni sul collegamento salutare che esiste tra la meditazione e la sanità mentale.

Probabilmente il sintomo prevalente e più grave del nostro malessere culturale dell’anima è la solitudine ed il senso di alienazione di significato. Senso vuol dire connessione. Quando perdiamo l’esperienza dell’essere veramente connessi, il significato delle cose si dissolve. Il fenomeno della solitudine ed il conseguente terrore di non trovare un senso riguarda ogni parte del nostro mondo sviluppato e tutti i settori delle nostre società facoltose, ricchi e poveri, celebrità e sconosciuti, potenti e non. Nessuno è immune dal virus della non connessione. Oggi la nostra cultura ci allontana dagli altri anche se sembra avvicinarci. Una caratteristica schiacciante della nostra cultura moderna è una solitudine che finge di renderci più vicini attraverso i media, lo spettacolo e la falsa amicizia dei brand che cercano solo la fidelizzazione. Mentre diminuisce l’ampiezza della nostra attenzione, avvicinandosi a quella di un pesce rosso, aumenta il livello della nostra alienazione esistenziale; e il momento in cui non saremo nemmeno più consapevoli di quello che abbiamo perso in termini di interazione umana di base, si avvicina mostruosamente verso di noi.

La solitudine esaspera l’esperienza della brama. Quando non siamo sicuri di che cosa abbiamo fame, cerchiamo di soddisfarla più e più. La solitudine è di per se stessa una fame insaziabile. Attanaglia le nostre viscere, ci ossessiona, ci tirannizza e alla fine ci fa andar fuori di testa.

Le uccisioni di massa nelle nostre società sono commesse da individui che sono precipitati in un estremo isolamento e hanno inflitto ad altri il loro insopportabile dolore. La solitudine porta ad un caos di attività e disattenzione sempre più folle. Abbiamo inventato risorse miracolose come internet e subito si generano le loro versioni bastardizzate, oscure – ‘seconde vite’, pornografia, scommesse e shopping compulsivo, razzismo e siti che vendono odio – e tutto ciò accentua il dolore e il disorientamento. Sviluppiamo una televisione che ha il potere di offrire influenze ed idee socialmente unificanti nei nostri spazi privati e poi la usiamo per profitti commerciali che banalizzano l’intelligenza, sostituendo il discorso pubblico, per cui ha un grande potenziale, con propaganda ed etichette varie. Abbiamo ereditato un’ampia ricchezza collettiva che facilita e prolunga le nostre vite e ci libera dai pericoli e dalle durezze vissute dei nostri antenati – i servizi pubblici, le strade, l’acqua potabile, le opportunità nel campo dell’istruzione, viaggi e scambi culturali, comunicazioni – e sperperiamo tutto come bambini viziati che non hanno mai avuto bisogno di lavorare per vivere e creiamo un’economia del debito basata su malferme fondamenta di vergognose ineguaglianze.

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Abbiamo i politici che vogliamo e, se non stiamo attenti, non riusciamo a liberarcene quando ci risvegliamo e ci accorgiamo di quel che abbiamo fatto. La religione ha la responsabilità di farsi sentire quando il dibattito tocca tali aree illusorie e pericolose. Ma le cause più profonde e la possibilità di recupero a lungo termine non possono esser trovate nella sfera religiosa, ma in quella spirituale.

La spiritualità, comunque, non basata su una pratica semplice, evapora rapidamente in intricate astrazioni. La nostra comunità è sempre stata attenta a sottolineare la semplicità della pratica. Quando alcuni anni fa stavamo lanciando Meditatio, il nostro programma verso l’esterno, abbiamo consultato i coordinatori nazionali e la più ampia maggioranza era d’accordo con la proposta di ribadire che ‘restare nella semplicità’ è la nostra priorità assoluta. Ecco cosa intendiamo con ‘insegnamento essenziale’. Per quanto possa sembrare un restringimento di obiettivi, si è dimostrata spiritualmente la strada giusta nella grande crescita del nostro programma di outreach, che ha portato l’insegnamento semplice e la pratica a rifugiati, senza tetto, studenti di MBA e leader politici, a bambini e persone in fin di vita, ad ambientalisti e operatori sociali, accademici e carpentieri.

La spiritualità non basata su una pratica semplice evapora rapidamente in intricate astrazioni.

Ci sono state tensioni – come ce ne sono in ogni tentativo di applicare il modo di vivere del vangelo alla vita che viviamo, quando il mondo sta impazzendo. Questa è stata la nostra storia, nei 25 anni della nostra comunità che celebriamo quest’anno. Nella riunione dei coordinatori nazionali che avrà già avuto luogo quando leggerete queste pagine, credo percepiremo queste tensioni nella prospettiva di crescita, di pace che ci dona Cristo e nell’unità che lui è. I nostri piani per il nuovo centro internazionale di ritiri della WCCM sono stati al centro della consultazione con le comunità nazionali ed hanno riscosso un consenso positivo e incoraggiante.

Ci ho riflettuto per anni, fin dall’inizio, da quando ho seguito John Main e mi sono impegnato in questo lavoro ed in questo percorso. Malgrado le numerose promesse ed offerte non abbiamo mai trovato una vera casa come quella che adesso speriamo di aver individuato. Forse questo ci ha spinto a focalizzare lo sguardo sulla condivisione globale dell’insegnamento nel monastero senza mura che si è andato sviluppando fin dai primi giorni. Dal mio personale punto di vista, lo devo ammettere, mi ha fatto sentire una specie di nostalgia per una vita più stabile, ma ciò è stato più che ripagato dalla profonda amicizia e dall’esperienza di comunione che ho condiviso con voi all’interno della nostra sorprendente comunità.

Ora mi sembra, e ancor più dopo aver sentito il parere della comunità, sia giunto il momento di trovare e fissare una casa stabile affinché il lavoro della comunità possa avere un fondamento di stabilità da cui continuare ad evolversi. Per quanto mi riguarda, questo vorrà dire molti meno viaggi e restare nel nuovo centro più a lungo, con la benedizione dei miei superiori. (Penso che tutto ciò renderà la mia vita più semplice, ma non più facile). Ma, per ricollegarmi al tema di questa lettera, non considero questo progetto un’evasione dalle sfide del nostro tempo impazzito. Al contrario, è un impegno a promuovere una spiritualità profonda e semplice, come un modo di rivolgersi alle nostre complesse instabilità mentali e sociali. Il mezzo di comunicazione di questa promozione sarà soprattutto un silenzio vissuto.

Senza dubbio sarà una casa per i nostri meditatori di tutto il mondo, un luogo in cui insegnare ai nostri insegnanti, formare i nostri leader, accogliere gruppi di giovani in ricerca, mantenere vivo il dialogo con altre fedi e anche con scienziati, artisti, pensatori, per aiutare chi è chiamato ad una interiorità profonda, offrendo loro periodi di silenzio. Credo che sarà di enorme beneficio per la nostra comunità nei prossimi 25 anni.

Ma se fosse solo a nostro vantaggio, la spiritualità contemplativa della comunità sarebbe falsa. Il nuovo centro sarà una sfida e ci renderà capaci di vivere ancora di più la testimonianza cristiana di compassione e inclusività in un mondo diviso. Sarà un centro di pace, gestito nello spirito di servizio per l’unità di tutti, come previsto dalla costituzione della WCCM. Sarà un centro di spiritualità vissuta e radicata in uno specifico insegnamento e nella tradizione, ma sarà aperto a tutti i modi in cui lo Spirito manifesti la sua essenziale natura di unità e pace.

Quando nel IV secolo il mondo stava impazzendo, molti andarono nel deserto e non solo per fuggire il mondo. Nel XXI secolo, abbiamo bisogno di luoghi dove le persone possano fare un passo indietro, anche per un breve periodo, dalla follia centrifuga del mondo per ri-centrarsi, riconnettersi e sostenere la loro pratica spirituale. Uno dei criteri chiave nella ricerca di una nuova casa è quello di trovare un luogo di pace che sia facilmente raggiungibile. E – come ha aggiunto Jean Vanier quando se ne parlava insieme – ‘che sia bello’. La semplicità, la pace e la bellezza dello spiriTeach08052016to devono esser visibili. Si vedono nei nostri gruppi di meditazione, nel numero crescente di bambini che meditano a scuola. E saranno anche ben visibili nel nostro nuovo centro.

L‘esperienza contemplativa, come Cristo, è la stessa ieri, oggi e domani. Perciò siamo in grado di ricorrere alla ricchezza della tradizione per recuperare la nostra salute bevendo profondamente dalla sorgente, scoperta nel passato, ma da cui ancora sgorgano acque sempre fresche di sapienza. Lo studio e la riflessione della nostra tradizione mistica non possono sostituire l’insegnamento essenziale o la semplice pratica. Ma senza questo legame di comunione con i nostri compagni di pellegrinaggio che è più profondo del tempo stesso, rischiamo che la nostra solitudine diventi un’altra forma di isolamento e il cammino interiore diventa per noi troppo pesante. Abbiamo sempre bisogno dell’incoraggiamento e del sostegno reciproco. La vera comunità è una moderna manifestazione della comunione spirituale che va ben al di là degli orizzonti della storia.

Tutti i sistemi di linguaggio, cultura e anche di credo religioso nel tempo mutano di forma. Eppure il significato si approfondisce sempre. C’è un rischio nel cercare di trovare un senso solo creando ‘diagrammi dell’invisibile’ come dice Evelyn Underhill a proposito di Meister Eckhart. Ma noi evitiamo questo rischio di astrazione – e ci rendiamo più incarnati e reali – quando possiamo equilibrare il fare ed il pensare con l’opera interiore della non conoscenza. Il linguaggio della nostra vita privata ed il linguaggio pubblico della politica diventano così più sani e più onesti grazie al lavoro del silenzio nella nostra vita.

Generalmente parliamo di comportamenti folli come caratteristici delle persone ‘squilibrate’. La vita contemplativa in comunità ci ricorda culturalmente cosa vuol dire equilibrio e in cosa esso consiste. Prima di tutto è l’equilibrio personale fra vita interiore ed esteriore, fra immobilità e movimento, contemplazione e azione. Al centro di questa pratica quotidiana di mantenere e approfondire il nostro equilibrio c’è un’altra fame, un desiderio senza fine di Dio, di interezza e salute, della santità e compassione di cui sappiamo di esser capaci e di cui abbiamo bisogno per restare umani. Non abbiamo bisogno di meditare da tempo (meno di 25 anni), per capire che non smetteremo finché non troveremo tutto ciò.

Oggi molte persone che praticano una specie di spiritualità secolarizzata, motivata da benefici nel breve termine, associata alla meditazione, scoprono che essa favorisce non solo la calma nei momenti di stress, ma anche creatività e facilità nelle relazioni. Qualsiasi cosa sia quello che ci spinge ad intraprendere il viaggio, questo è un beneficio essenziale della meditazione che dobbiamo condividere, se vogliamo riconquistare la nostra salute collettiva.

La tradizione contemplativa cristiana ha sempre sottolineato l’altruismo creativo della meditazione. I Padri del deserto per via del loro fuggire il mondo sapevano che quelli che si occupavano dei poveri e dei malati in città potevano avere un più alto livello di fede. San Bernardo che aveva modellato la tradizione mistica medioevale, era un uomo instancabile di azione e di pellegrinaggio, aveva compreso che ‘le anime come delle sante madri danno vita ad altre anime con il loro travaglio’, che il fine della vita contemplativa era quello di renderci migliori nell’occuparci gli uni degli altri e che anche ‘l’abbraccio della contemplazione deve spesso essere interrotto per portare nutrimento ai più piccoli e che nessuno può vivere per se stesso ma per gli altri’.

Lo spirito dell’amore ci ricorda ogni giorno che per esser in buona salute bisogna esser nell’interezza e che, andando avanti nel processo di guarigione verso l’integrità, cominciamo a toccare la soglia della santità. La nostra tradizione ci insegna che la contemplazione è il lavoro dell’amore – il triplice lavoro di ricevere, rilasciare e restituire. La nostra meditazione quotidiana e la comunità che da essa si crea ci ricordano che l’amore è il fondamento universale dell’essere umano, l’essenza di tutti i valori personali ed evoluti. Senza la parte spirituale, non possiamo essere sani di mente.

Con affetto,

Laurence