Martedì – terza settimana di Quaresima

Si dice che il filosofo Spinoza avesse il dono di infondere pace ai suoi lettori perché faceva chiarezza sulle cose e li portava a comprendere da soli il grande disegno della loro vita. “Comprendere è essere liberi”. Fu lui a dire che “tutta la nostra felicità e la nostra miseria dipendono soltanto dalla qualità dell’oggetto a cui siamo attaccati per amore”.

O, come disse Gesù, “là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore”. (Matteo 6:21)

Oggi c’è una industria fiorente della felicità. Una parte di essa è costituita dallo spettacolo che ci offre un continuo stimolo e più distrazioni di quante se ne possano consumare in un’intera vita. Per la generazione odierna, sono lontani i tempi in cui la televisione chiudeva i programmi alle 23 e la gente andava a dormire. L’altro aspetto della compulsione alla felicità è il self-help contemporaneo, l’industria che punta di continuo al proprio auto miglioramento. Essa offre una produzione a catena di corsi, pubblicazioni e consigli rapidi, di qualità varia, che promettono quel segreto della felicità che la dipendenza dallo spettacolo fallisce a dare.

È nostro diritto, come dice la dichiarazione d’indipendenza americana, ricercare la felicità. Anche se politicamente questo ha un significato diverso da quello spirituale. La dichiarazione spirituale ha a che vedere con la inter-dipendenza e noi non cerchiamo la felicità come uno stato di soddisfazione e pienezza personale. Noi la realizziamo.

Siamo tutti più felici di quanto crediamo. Se ci distacchiamo in modo giusto dal pensiero (lo spettacolo non è il modo migliore), passiamo a livelli più profondi di consapevolezza in cui la felicità ci attende. Troviamo, come Gesù descrisse nelle sue parabole, un tesoro sepolto nel campo o un seme che cresce naturalmente nel suo pieno potenziale.

La nostra felicità non ci appartiene. È la felicità dell’universo. Ciascuno di noi, come un’entità interdipendente, condivide questa gioia dell’essere. Non possiamo afferrarla né possederla. Questo ci sembra ovvio quando ci sorprende la felicità autentica. Ma lo dimentichiamo velocemente e torniamo indietro a cercarla per conto nostro. La maggior parte delle volte, non sappiamo dov’è il nostro tesoro e quindi perdiamo le tracce di dove si trova il nostro cuore. La cosa ironica è che dimentichiamo cosa amiamo veramente.

Il ridurre o diminuire i nostri consumi e il fare chiarezza e migliorare la nostra attività mentale – cose che la Quaresima e la meditazione possono aiutarci a fare – ci mostrano dove è il nostro cuore; ed anche, come disse Spinoza, la vera qualità di ciò a cui ci siamo attaccati. Non c’è amore senza attaccamento. Ma non è meno vero che l’amore non può crescere senza il distacco.

Il vostro smartphone probabilmente ha un’applicazione che sa indicarvi dove è parcheggiata la vostra auto. Molto utile quando avete parcheggiato l’auto soprappensiero e vagate per le strade a cercarla. La meditazione ci ricorda dove sta il nostro cuore e inoltre ci fa capire che cosa veramente amiamo.

 

Laurence Freeman