Martedì – Quinta settimana di Quaresima 2019

Giovanni 8, 21-30

Di nuovo Gesù disse loro: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro
peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Forse si
ucciderà, dal momento che dice: Dove vado io, voi non potete venire?». E diceva
loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non
sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non
credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu chi sei?».
Gesù disse loro: «Proprio ciò che vi dico. Avrei molte cose da dire e da giudicare
sul vostro conto; ma colui che mi ha mandato è veritiero, ed io dico al mondo le
cose che ho udito da lui». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse
allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io
Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io
parlo. Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io
faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

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Mi trovavo recentemente su una banchina affollata, in attesa della metropolitana. Di solito avrei letto o ascoltato il mantra. In quella circostanza invece ho guardato incuriosito una donna che ripetutamente
immortalava se stessa con un selfie. Era quasi un’impresa, perché era determinata a trovare esattamente il sorriso e l’inclinazione della testa giusti e lo sfondo adatto. Si metteva in posa, sorrideva a se stessa in modo seducente, poi controllava il risultato sul suo schermo e provava di nuovo.
Era beatamente immersa in questa operazione e totalmente indifferente al fatto di trovarsi nel mezzo di una folla in movimento su uno stretto marciapiede. Quando è arrivato il mio treno, lei stava ancora tentando di trovare lo scatto perfetto.
Dopo un’approfondita ed erudita ricerca su Wikipedia, ho scoperto che il primo selfie che si conosca è stato un dagherrotipo realizzato nel 1839, ora sulla lapide del fotografo. In assenza di uno smartphone, egli aveva rimosso il copriobiettivo, si era posizionato nell’inquadratura rimanendo lì per uno o due minuti, prima di tornare a coprire di nuovo la lente. Un selfie più contemplativo. Gli artisti hanno sempre amato ritrarre se stessi e gli specchi esistono dal 6000 avanti Cristo. Amiamo vedere noi stessi anche quando non ci piace quello che vediamo.

Come tutte le cose in se stesse abbastanza innocue, questo comportamento può diventare un’ossessione e dare forma a uno stile di vita. Per tenerlos sotto controllo, dobbiamo praticare l’ ‘altro-centrismo’. Abituarsi a questa ottica ci consente di vedere quando l’auto-fissazione ci sta desensibilizzando rispetto agli altri a noi vicini. Ciò ci salva dalla trappola del circolo vizioso e autodistruttivo del narcisismo. Quando scegliamo la centratura nell’altro, intravediamo la dimensione fondante che comprende tutte le dimensioni, che Gesù ha chiamato il ‘Padre’, l’altro-centrismo predefinito di tutta la sua vita. E’ il segreto della distinzione tra realtà e illusione e del ‘vedere Dio’. Essendo cresciuto in una città, quando mi trovo fuori in campagna, devo mettercela tutta per leggere il libro della natura.

Bonnevaux mi sta insegnando a farlo ed ora ho vicino molte persone che amano questo libro da tutta una vita.Il poeta inglese Gerard Manley Hopkins ha scritto alcune delle più belle poesie sul mondo naturale. Ha anche usato la parola “sé’ come un verbo. Distruggere la bellezza (una poesia, Binsey poplars, riguarda il taglio di pioppi tremuli) è ‘togliere il sé’ al mondo. Egli vede Dio che ‘si fa sé’ nelle
innumerevoli bellezze del mondo dove ‘Cristo gioca in 10.000 posti’. Ciò richiama le ‘10.000 cose che nascono e decadono’ del Tao Te Ching, che possiamo interpretare anche come incessante distrazione. Ciò che trasforma la distrazione nella visione di Dio che dà il sé al mondo, è la centratura sull’altro, l’altro-centrismo: non che cosa vediamo ma come vediamo.
Adesso, dopo la Quaresima e la ‘lucidatura’ del mantra, con le porte della percezione un poco più pulite, che cosa è più affascinante del vedere le cose come le vede la Mente di Cristo – anche giocando su una pensilina affollata.

Laurence Freeman