Martedì – quarta settimana di Quaresima

Ho tenuto un ritiro in Italia ed ho imparato due cose lo scorso fine settimana, ciascuna riguarda la mia percezione del mondo che pensavo accurata.

La prima cosa l’ho imparata dopo che ho parlato del proposito e del valore di “fare qualcosa per la quaresima”, a cui queste riflessioni delle ultime settimane hanno fatto riferimento regolarmente. Quindi, sul come fare qualcosa o non fare qualcosa possa aiutare a ri-orientare le nostre menti e i nostri cuori, a cambiare vecchi modelli ed anche, senza farci violenza, ad innescare o rafforzare  livelli più profondi di trasformazione. Avevo dato per scontato che una buona percentuale delle circa cento persone a cui stavo parlando, avessero fatto qualche proposito o rinunciato a qualcosa. Era un pensiero ingenuo il mio, perché quando ho chiesto che alzasse la mano chi stava facendo qualche rinuncia per la quaresima, ed aspettandomi che almeno un cinquanta per cento la alzasse, solo pochi lo hanno fatto… Forse mi avevano frainteso. O forse stavano mettendo in pratica l’avvertimento di Gesù di non sbandierare le proprie buone azioni davanti agli uomini. Possiamo arrivare perfino ad avere una percezione sbagliata delle nostre percezioni sbagliate.

Se avevo ragione, avevo avuto una percezione mentale errata. Più tardi ho ricevuto in dono due lavori di arte digitale molto forti con colori sgargianti e dinamicamente astratti. Osservandoli più a lungo, ho scorto un viso in uno di essi.  Nell’altro, ho visto una forma che mi ricordava un extraterrestre, anche se non ho detto questo all’artista. Ad un terzo sguardo, mi ha colpito che il volto che vedevo era molto familiare e stavolta l’ho fatto notare. L’artista mi ha guardato, sorpreso che io non vi avessi riconosciuto l’immagine di me stesso. Quando guardai di nuovo l’altro quadro, quello che mi era parso un alieno si fuse in una nuova composizione e anche lì scorsi una prospettiva diversa del mio viso.

Renderci conto delle nostre percezioni sbagliate della realtà è sempre umile e può anche essere divertente e piacevole. In situazioni più serie dove la nostra reputazione ed i nostri privilegi sono sfidati dal riconoscere i nostri errori, possiamo fingere di aver sempre visto le cose in modo corretto e di non essere stati compresi in ciò che abbiamo detto prima o semplicemente neghiamo ed evitiamo l’imbarazzo. Come i veri leader sanno, è sempre meglio ammettere gli errori e se necessario scusarsi, ma ciò richiede un distacco contemplativo da noi stessi e dalla nostra immagine.

Uno dei valori di una disciplina ascetica è l’umiltà, la concretezza a cui conduce. Non le pratichiamo mai in modo perfetto, anche se siamo coerenti, una parte di auto-congratulazione può sempre intrufolarsi. Ma l’umile fedeltà a ciò che dobbiamo fare nonostante ciò crea un distacco, una grande distanza  tra noi stessi ed una visione soggettiva del mondo. Ciò permette ai nostri poteri di percezione di funzionare con il flusso degli eventi piuttosto che creare un modello di realtà che si difende a tutti i costi anche quando si è rivelato falso.

Questo tratto personale, a cui noi tutti possiamo essere soggetti senza saperlo, influenza anche la psiche collettiva. Gli elettori che hanno fatto un grande errore, che diventa evidente a loro dagli eventi che seguono al voto, raramente vedono la ragione e cambiano idea. Cambiare idea è l’essenza del nostro sviluppo umano.  Come serpenti, in noi crescono strati di percezione che dobbiamo imparare a perdere senza rimpianto quando arriva il momento; come quando, un giorno, lasceremo le vicissitudini della nostra vita ed entreremo nudi nel regno dove avremo una visione perfetta perché non rederemo più la realtà un oggetto.

Invece di guardare (e il più delle volte sbagliarci), guardiamo con gli occhi dell’artista che ha fatto sia noi che il mondo con cui siamo una cosa sola. In ultima analisi, vediamo perché vediamo che siamo visti.

Laurence Freeman