Letture settimanali del 6 maggio 2018

Una delle cose più difficili da comprendere per gli Occidentali è che la meditazione non riguarda il cercare di far accadere qualcosa. Siamo così intrappolati in una mentalità legata alle tecniche e all’ottenimento di risultati che per prima cosa inevitabilmente ci preoccupiamo di confezionare un evento, di farlo accadere. A seconda delle nostra immaginazione o delle nostre predisposizioni possiamo avere idee differenti riguardo cosa potrebbe accadere. Per alcuni si tratta di visioni, di voci o di improvvisi lampi di luce. Per altri di profonde intuizioni e comprensioni. Per altri ancora di un maggiore controllo delle loro vite di tutti i giorni e dei loro problemi. La prima cosa da comprendere, tuttavia, è che la meditazione non ha niente a che vedere con il fare accadere qualcosa. Lo scopo fondamentale della meditazione è di fatto esattamente il contrario, ovvero semplicemente imparare a diventare completamente consapevoli di ciò che è. La grande sfida della meditazione è di imparare direttamente dalla realtà che ci sostiene.

Il primo passo per raggiungere ciò — e che siamo invitati a compiere — è di  entrare in contatto con il nostro spirito. Forse la più grande tragedia che ci riguarda è il poter concludere la nostra vita senza essere entrati in contatto con il nostro spirito. Questo contatto significa scoprire l’armonia del nostro essere, del nostro potenziale di crescita, la nostra interezza — tutto ciò che il Nuovo Testamento, e Gesù stesso, definisce come la vita in abbondanza.

Troppo spesso noi viviamo la nostra vita al cinque percento del nostro potenziale. Ma naturalmente non vi è modo di misurare il nostro potenziale: la tradizione cristiana ci dice che è infinito. Se solo potessimo allontanarci da noi stessi per volgerci all’altro, l’espansione del nostro spirito sarebbe illimitata. È un cambiamento di direzione totale: ciò che il Nuovo Testamento definisce conversione. Siamo invitati a sciogliere le catene dei nostri limiti per essere liberati dalle prigionie originate da un ego che ci condiziona. La conversione è esattamente quella liberazione e quella espansione che sorge quando ci allontaniamo da noi stessi per dirigerci verso il Dio infinito. Ed è anche apprendere ad amare Dio, proprio come nel volgerci a Dio impariamo ad amarci gli uni gli altri. Amando veniamo arricchiti in modo smisurato. Impariamo a vivere delle infinite ricchezze di Dio.

Brano tratto da John Main OSB, “Abbracciare il mondo. Scritti fondamentali”, Morcelliana, pp. 186-188 [“Letting Go,” JOHN MAIN: ESSENTIAL WRITINGS, Modern Spiritual Masters Series (Maryknoll, NY: Orbis, 2002), p. 127.]