Letture settimanali del 3 giugno 2019

Confondere la fede con il credo e, in questo modo, separandole ci intrappola nella Legge — all’interno delle cose che possiamo definire, delle regole che possiamo imporre, delle formule di credo specifiche che ci giustificano nel rifiutare gli altri. Più di ogni altra religione, il cristianesimo è caduto nella tentazione del potere che l’uniformità del credo genera. Adorare l’ortodossia del credo — esprimere le parole, i riti, le esteriorità e le formule nel modo corretto — tradisce il Dio vivo per uno falso di nostra costruzione. […]

Il credo può essere eroico. Ci si può rifiutare di ripudiare il nostro credo ed essere felici di essere bruciati al rogo o di essere privati di rango e status sociale per esso. Molti credenti vengono cresciuti con storie di martiri eroici, che hanno dato la vita piuttosto che ripudiare il loro credo. Non dovremmo sminuire l’eroismo del credere di fronte ad oppressione e persecuzione. Forza ed integrità sono necessarie per resistere alla forza violenta che ci porterebbe a ripudiare i nostri principi e convinzioni. Ma il regno spirituale non ha a che vedere con l’eroismo… La Fede è più del più eroico dei credi. È più di una convinzione sostenuta appassionatamente. La Fede è più di un concetto e più di un segno di lealtà verso un gruppo specifico.

È la relazione con ciò in cui crediamo; con ciò in cui crediamo perché ne abbiamo fatto esperienza e con ciò di cui facciamo esperienza semplicemente perché siamo disegnati per essa. E da essa. La Fede affonda in… e rivela incessantemente i misteri dell’essere.

Brano tratto da Laurence Freeman OSB, FIRST SIGHT: The Experience of Faith (London: Continuum, 2011), “Understanding Faith” p. 14, 15.