Letture settimanali del 3 giugno 2018

La speranza non è il desiderio di qualcosa, e non è neppure sognare quel qualcosa a occhi aperti: è l’opposto del fantasticare. La speranza è un atteggiamento fondamentale, una direzione della coscienza; è un volgersi all’esterno ove il sé passa dalla riflessione su se stesso ad una realtà contestuale in cui esso scopre se stesso. Essere speranzosi significa scoprire di essere parte integrante di qualcosa di ben più grande di noi, e che viviamo con l’energia di quella realtà completa. La speranza è il sé che si volge all’esterno, indipendentemente dalla difficoltà di rimanere in quella posizione, mentre la disperazione è la resa della coscienza alla forza dell’introversione. […] La speranza è una virtù assoluta, costante e incondizionata: non possiamo essere speranzosi solo quando le cose vanno bene; occorre esserlo (e per certi versi, scegliere di esserlo)  indipendentemente da come andranno le cose, indipendentemente dall’inclinazione a ricadere nella coscienza egocentrica, al sicuro nel recinto dell’ego.

La speranza è una delle virtù che risultano dalla preghiera profonda. È infatti nella preghiera profonda che dall’essere orientati verso noi stessi passiamo ad orientarci verso Dio, quel Dio che è ‘altro’ da noi, ma al quale ci lega una somiglianza molto più impressionante di quella che possiamo avere con un parente o con qualsiasi altro essere umano. La speranza è l’aspirazione a essere completamente a casa, è la più intensa aspirazione del nostro essere.

Brano tratto da Laurence Freeman, “Il Sé senza un sé”, Amrita Edizioni, p. 193.