Letture settimanali del 29 luglio 2018

Durante la pratica della meditazione, non portiamo le nostre richieste nella preghiera, ma poniamo attenzione; non formiamo intenzioni, ma diamo la nostra attenzione. Questa è la visione pura della meditazione, di qualunque vivere contemplativo. Così, non intratteniamo la nostra mente con idee particolari o immagini di Dio. Non parliamo a Dio. Non pensiamo ai nostri problemi, ma facciamo qualcosa di molto più grande. John Main diceva che la più grande capacità umana si realizza quando meditiamo perché è la nostra capacità di essere con Dio, in Dio, qui e ora […]

Fare attenzione al mantra è un lavoro. Significa lasciar andare la nostra auto-referenzialità. Abbandonare il sé, come insegna Gesù. Questo non è qualcosa che possiamo fare con violenza. Non possiamo amare Dio e odiare noi stessi. Attenzione non significa aggrottare le ciglia e diventare tesi nell’atto di concentrarsi. Se si medita in questo modo, non è molto produttivo e non si resiste a lungo. La perseveranza è essenziale e la pratica quotidiana è il fine. La concentrazione non può essere mantenuta a lungo; l’attenzione, tuttavia, è il modo in cui siamo chiamati a vivere sempre.

Gesù ci invitò a seguirlo. A dirigere la nostra attenzione a quello in cui lui è assorto. Per fare attenzione a qualcosa, dobbiamo allontanare i riflettori da noi stessi. Questa è allo stesso tempo la cosa più semplice e la più difficile al mondo. Tuttavia, una volta che l’abbiamo provata e abbiamo imparato a farla, è l’unica cosa degna cui dedicarsi. L’egoismo e la concentrazione su se stessi allora divengono stati d’animo sempre meno desiderabili; amare gli altri diviene non tanto un dovere, quanto un atteggiamento normale del quale quasi non ci accorgiamo.

La meditazione, come ci dicono tutte le tradizioni sapienziali del mondo, genera compassione. Questa è la chiamata semplice, radicale, meravigliosa del discepolo cristiano. Smettere di pensare a noi stessi e, così, scoprire chi veramente siamo, espandersi oltre la prigione dell’ego per entrare nella mente onnicomprensiva di Cristo.

Brano tratto da Laurence Freeman, A SIMPLE WAY: The Path of Christian Meditation (Tucson: Medio Media, 2004), p. 5, 21-22.