Letture settimanali del 28 luglio 2019

I religiosi e le religiose spesso dimenticano le cose più ovvie, e la più ovvia e la più necessaria da ricordare è questa: chi non ama non conosce nulla di Dio. Questo non è un ragionamento metafisico, ma la ragione del cuore [e] l’esperienza umana più universale ce lo insegna. L’amore è trascendenza, il ri-centrarsi della consapevolezza con un atto di paziente attenzione all’altro. I genitori lo fanno, gli amanti lo fanno e anche i religiosi e le religiose devono farlo, se vogliono essere autentici.

Il modo in cui preghiamo è il modo in cui viviamo. Viviamo nella forza della trascendenza quando preghiamo dal profondo. Non solo salat [Ndt, la preghiera islamica canonica] e liturgia, ma contemplazione. Lo scopo ultimo di questa vita, ha detto Sant’Agostino, è aprire gli occhi del cuore con i quali vediamo Dio … I mezzi sono quelli che ci insegna la religione quando non confonde se stessa con il fine: attesa, pazienza, stabilità e, particolarmente  importante nella nostra epoca di comunicazione istantanea, silenzio. […]

[All’incontro Cristiano-Mussulmano], abbiamo recitato il salat e le preghiere cristiane. Ma ci siamo anche seduti in silenzio per meditare – noi la chiamiamo la preghiera del cuore e loro dhikr. Ciò riduce molte parole ad una sola in una ricca povertà di spirito. In questo silenzio, abbiamo toccato una universalità che le parole di solito indicano soltanto. Non è una fuga dalla realtà, ma un abbraccio con la realtà divina che entrambi conosciamo come amore.

Brano tratto da Laurence Freeman OSB, “Prayer as Meeting: A Christian-Muslim Gathering,” The Tablet, September, 2006.