Letture Settimanali del 21 ottobre 2018

La meditazione e la sua povertà non sono forme di autonegazione. Non siamo in fuga da noi stessi e neppure ci abbiamo in odio. […] Ma per giungere al nostro vero sé — ed è a questo invito che rispondiamo nella meditazione — dobbiamo passare attraverso l’esperienza radicale della povertà personale, con un abbandono assoluto.

E nella nostra resa, quello a cui rinunciamo è, secondo il pensiero Zen, non l’io né la mente, ma piuttosto l’immagine dell’io e della mente con la quale abbiamo erroneamente identificato il nostro essere. Questa non è una proposizione che, per esprimerci con il linguaggio della Nube, dobbiamo “interpretare con abilità ingegnosa”. Ci viene indicato che quello a cui rinunciamo nella preghiera è, essenzialmente, irrealtà. E il dolore della rinuncia sarà proporzionato all’ampiezza del nostro coinvolgimento con l’irreale, alla misura in cui abbiamo ritenuto reali le nostre illusioni.

Brano tratto da John Main, “Imparare a Meditare”, Nuova Editrice Berti, pp. 51-52. [John Main OSB, “Second Conference in CHRISTIAN MEDITATION: The Gethsemani Talks (Montreal: Christian Meditation Media, 1982), pp. 36-37].