Letture settimanali del 2 settembre 2018

Vedere la realtà così come essa è veramente, o almeno liberarsi progressivamente dei nostri filtri, è un grande atto di fede. Gli attaccamenti alle credenze ed ai rituali delle nostre tradizioni diventano una sicurezza falsa e che falsifica. Così molte persone profondamente religiose provano avversione o antipatia per la meditazione, perché sembra minare (e di fatto lo fa) i confini sicuri che proteggono la nostra visione del mondo ed il nostro crederci differenti e superiori agli altri.

La via della fede, invece, non è una adesione miope ad un determinato punto di vista e ai sistemi di credenze e rituali che lo esprimono. Questo ne farebbe una ideologia o una setta, non sarebbe fede. La fede è un percorso di trasformazione che ci chiede di metterci in cammino, attraverso e oltre i nostri schemi di credenze e osservanze esteriori – senza tradirli o rifiutarli, ma neanche rimanendo intrappolati nelle loro espressioni. San Paolo ha parlato della via della salvezza con un inizio ed una fine nella fede. La fede è dunque aperta e senza fine, fin dal principio del cammino dell’uomo. Naturalmente abbiamo bisogno di una struttura, di un sistema e di una tradizione. [Ma] se rimaniamo centrati stabilmente su di esse, invece che confinati nelle e definiti dalle stesse, lo Spirito si disvela. La nostra comprensione della verità si amplia costantemente, il nostro apprendimento della realtà accelera.

Brano tratto da “Dearest Friends,” Laurence Freeman OSB, Newsletter of the World Community for Christian Meditation, Vol 32, No. 3, September 2008, p. 4.