Letture settimanali del 19 novembre 2017

Il linguaggio è così flebile per spiegare la pienezza del mistero. Ecco perché il silenzio assoluto della meditazione è estremamente importante. Non cerchiamo di pensare a Dio, di parlare con Dio o di immaginare Dio. Restiamo in quel grandioso silenzio, aperto all’eterno silenzio di Dio. Scopriamo nella meditazione, attraverso la pratica e gli insegnamenti che quotidianamente scaturiscono dall’esperienza, che questo è l’ambiente naturale per tutti noi. Siamo stati creati per questo e il nostro essere prospera e si espande in quell’eterno silenzio.

“Silenzio” come parola, però, distorce già l’esperienza e forse scoraggia molte persone, perché suggerisce qualche esperienza negativa, la privazione del suono o del linguaggio. Le persone temono che il silenzio della meditazione sia regressivo. Ma l’esperienza e la tradizione ci insegnano che il silenzio della preghiera non è uno stato pre-linguistico, ma post-linguistico in cui il linguaggio ha compiuto il suo compito di indicarci il cammino attraverso e oltre se stesso e tutto il regno della consapevolezza mentale. Il silenzio eterno non ha bisogno di nulla e non ci priva di nulla. È il silenzio dell’amore, dell’accettazione senza riserve e senza condizioni . [ … ]

Sappiamo di essere amati e così amiamo. La meditazione riguarda il completamento di questo ciclo di amore. Con la nostra apertura allo Spirito che dimora nei nostri cuori, e che nel silenzio ama tutto, iniziamo il cammino di fede. Finiamo nella fede, perché c’è sempre un nuovo inizio verso la danza eterna dell’essere nell’amore.

Brano tratto da John Main OSB “The Silence of Love,” WORD MADE FLESH (Norwich: Canterbury, 2009), pp. 29-30.