Letture settimanali del 18 agosto 2019

Per più di 30 anni ormai, ho osservato le reazioni di chi partecipa, per la prima volta, al ritiro annuale di silenzio a Monte Oliveto Maggiore, la casa madre della congregazione benedettina olivetana. La pura bellezza fisica del luogo, appena a sud di Siena, potrebbe risultare inquietante. Non appena si incontra la pace che vi regna, il senso di fiducia che il luogo emana, e l’accogliente familiarità dei monaci vestiti di bianco che vi abitano, il primo pensiero che potrebbe spuntare è che chi vi abita si senta così a casa propria che chiunque altro è condannato ad essere sempre un estraneo. Ma poi si dimostra essere uno di quei rari luoghi che hanno la grazia di far sentirsi chiunque a casa.

In una epoca di fondamentalismo religioso è illuminante trovare un ambiente profondamente religioso, che dà il benvenuto a persone con visioni e culture diverse. Che non si focalizza immediatamente sulle differenze o applica etichette di approvazione o esclusione. Che non giudica aspramente e condanna o assolve nel nome di Cristo o di Allah o di Jhavè. Presumo che sia questo — l’amicizia del corpo con la mente in un ambiente dalla bellezza naturale, la sorprendente amicizia che si trova nella contemplazione con gli stranieri, lo stare insieme in un flusso vivo della tradizione che non è stata dannata e non è rimasta stagnante — che fa sì che le persone si sentano a casa.

Dio, come Etelredo di Rievaulx diceva coraggiosamente, non è solo amore. Dio è amicizia, con se stessi, gli altri e l’ambiente. Coloro che non sono nell’amicizia non sanno nulla di Dio — anche e specialmente nella più spietata certezza del fondamentalista religioso che difende Dio contro i suoi nemici. Fa parte della ricerca spirituale del nostro tempo desiderare una tale sentimento di connessione e di fiducia reciproca, una religione che nutra la comunità invece che la divisione. E forse è in questo senso esclusivo, cattolico di essere a casa nelle differenze che sta il significato della presenza reale. Se si è veramente a casa con sé in Dio, ci si sente a casa, nella pace e compassione, ovunque.

Brano tratto da Laurence Freeman, OSB, “Frequent Flyer,” The Tablet, August 10, 2004.