Letture settimanali del 17 dicembre 2017

 Il Nuovo Testamento associa, in modo naturale, la pace e la gioia come espressioni di una vita centrata in Cristo. Con il pericolo solito che corrono tutti i lessici, queste parole sono spesso diventate un mero gergo cristiano. Parliamo di pace, amore e gioia, e dei frutti dello Spirito, perché sono cose che dovrebbero caratterizzare la nostra vita insieme, ma raramente lo fanno. E neppure lo possono fare, a meno che il cammino verso il centro non passi dall’esteriorità all’interiorità. La meditazione è una via di pace perché ci fa procedere avanti, o più in profondità, verso quel centro interiore del cuore, dove tutte le illusioni, le pretese e l’auto-inganno che sono ostacoli alla pace, vengono dissolti. Poiché così spesso razionalizziamo i nostri desideri ed i nostri pregiudizi, abbiamo bisogno di una via come la meditazione che ci conduca ad una percezione più profonda della ragione. […]

Non troveremo mai la pace dentro alle nostre preoccupazioni e ai nostri problemi, cercando di risolverli con la razionalizzazione. Il pensiero è un falso labirinto che, sempre e comunque, ci riporta indietro allo stesso, confuso, punto di partenza. La preghiera è il vero labirinto che ci porta più in profondità del pensiero, e ci conduce alla pace che “sorpassa ogni nostra comprensione”. Lasciar andare le nostre ansie, è la nostra difficoltà più grande, che testimonia la resilienza negativa dell’ego. Eppure, è così semplice. Dobbiamo solo comprendere la vera natura della meditazione: che non è un tentativo di non pensare a nulla, ma che è già un non pensare affatto. […]

In molti labirinti dell’antichità, ciò che si trovava al centro era un mostro, una cosa che produceva paura, una minaccia per la vita. I labirinti Cristiani situano Cristo al centro di tutte le svolte e circonvoluzioni della vita. In Cristo, troviamo non la paura, ma la dissoluzione della paura, nella certezza ultima e primaria dell’amore. La meditazione è un lavoro d’amore, ed è attraverso l’amore e non il pensiero, che Dio viene essenzialmente conosciuto: la conoscenza che salva, è la conoscenza dell’amore.

Brano tratto da Laurence Freeman OSB, “Letter One,” WEB OF SILENCE (London: Darton, Longman, Todd, 1996), pp. 14-17