Letture settimanali del 15 aprile 2018

La pace non si ottiene sradicando e distruggendo il male. Quando diventiamo consapevoli dei nostri vizi — rabbia, orgoglio, invidia e lussuria — il tentativo di eliminarli, facilmente degenera in odio per noi stessi. Dopo tutto, se non riusciamo ad amarci, perchè preoccuparci di amare gli altri? Piuttosto che distruggere le vostre mancanze, è meglio lavorare pazientemente per piantare le virtù, un lavoro più lento e meno drammatico, ma molto più efficace. Evitando anche i danni dell’ipocrisia religiosa e dell’arroganza, questo lavoro crea una personalità in divenire più gradevole. Nascosti nelle nostre mancanze — la nostra capacità al male — ci sono tutti i semi delle virtù, molte virtù. Il terrorista può aver avuto in lui il seme della giustizia, prima che la sua rabbia e l’illusione di essere strumento dell’ira divina ha avuto la meglio su di lui. Quando facciamo guerra contro noi stessi (molti dei più grandi fanatici religiosi sono state persone di grande abnegazione), rischiamo un enorme danno collaterale: la distruzione dei nostri stessi semi di virtù. Ogni tipo di violenza è un crimine contro l’umanità, perché depriva il mondo di una bontà sconosciuta.

 Il primo passo per piantare le virtù che alla fine vinceranno i vizi è di stabilire la virtù fondante della preghiera profonda e regolare. Attraverso questo ritmo silenzioso di preghiera, la saggezza penetra lentamente la nostra mente e il nostro mondo. La saggezza è il potere universale che genera il bene dal male. Come dice il libro della Sapienza, “la speranza per la salvezza del mondo risiede in un più grande numero di gente saggia”. I saggi conoscono la differenza tra l’autoconoscenza e l’autofissazione, tra il distacco e la durezza di cuore, tra la correzione e la crudeltà. Non ci sono regole per la salvezza. Le regole non sono mai universali, ma la virtù lo è.

Estratto da Laurence Freeman OSB, lettera “Carissimi amici” in “WCCM international Newsletter”, inverno 2001.