Letture Settimanali del 14 aprile 2019

Gesù era visto dai primi cristiani come il medico dell’anima dell’umanità, piuttosto che come il fondatore di una nuova religione. Il significato più profondo – e tutti quei livelli di identità aperti dalla sua domanda “Chi voi dite che io sia?”- si trova nella libertà che offriva a coloro che imparavano dalla sua dolcezza e umiltà; ciò era possibile soprattutto per coloro che accettavano il giogo leggero della sua amicizia. Abbandonare questa libertà per un’altra dipendenza significa mancare di riconoscerlo. “Egli era nel mondo, ma il mondo, benché dovesse a Lui la sua esistenza, non lo riconobbe” è sia un avvertimento per noi oggi, sia una descrizione di quanto avvenne durante la sua vita temporale.

Non avrebbe potuto essere più chiaro: offriva se stesso come la via che, al livello più profondo, si  può concepire come identica alla sua stessa meta. “Credere in me non è credere in me ma in colui che mi ha inviato. Vedere me è vedere colui che mi ha inviato” (Gv 12,44).

Il paradosso di queste parole può essere facilmente rigettato; preferiamo certezze razionali, definibili. E se i nostri modi abituali di percepire, di fatto invertissero la realtà? Se ciò che chiamiamo libertà fosse invece dipendenza?… I padri del deserto compresero che l’affrontare la dura realtà delle nostre illusioni e dipendenze è il frutto della fatica di molte tentazioni; è anche buona parte del significato di questa stagione di gioia… Lo chiamavano lottare con i demoni ma sapevano che i demoni sono dentro di noi; evitiamo la lotta solo proiettandoli fuori di noi.

L’integrità della persona – la libertà di essere se stessi e di amare gli altri – si perfeziona con la prova che affrontiamo tutte le volte che sediamo al lavoro del silenzio.

Brano tratto da Laurence Freeman OSB Dearest Friends (Carissimi amici), tratto da Christian Meditation Newsletter, vol. 30,n.1, marzo 2006.