Letture settimanali del 21 gennaio 2018

Meditando […] affrontiamo la morte ogni giorno. E se affrontiamo la morte ogni giorno, allora ci permettiamo di morire un poco ogni giorno, e questa esperienza di morte ci permetterà di vivere più pienamente ogni giornata. Affrontare la morte con fede ci conduce al di là della paura della morte e ci fa vivere ogni giorno con la speranza certa della vita eterna. Questa speranza è la ragione per cui la meditazione è un modo di vivere: perché è anche un modo di morire. La morte cancella il nostro senso del futuro costringendoci a concentrarci pienamente nel momento presente. E dove altro potremmo andare? quando davvero ci troviamo di fronte alla morte siamo totalmente nel momento presente. Entriamo nell’eternità prima di morire, se solo affrontiamo la morte con un’attenzione non elusiva.

Ma possiamo sempre cercare di sfuggire al momento presente, che di solito eludiamo vivendo nel passato o creandoci un mondo di fantasia. Quando però meditiamo, il fatto di pronunciare il mantra sbarra queste due vie di fuga, queste due opzioni. Non c’è nessun altro luogo dove andare, tranne che essere qui. Il mantra punta in una sola direzione: verso il centro. È un sentiero stretto, ma è il sentiero della verità. La via del mantra, imparare a ripeterlo con coraggio e umiltà, fa sì che muoia, in noi, tutto quello che ci impedirebbe di ottenere la pienezza della vita. Moriamo ogni giorno nella fede, e questa è la suprema preparazione per l’ora della nostra morte; ma questo modo di morire nella fede ci conduce inevitabilmente ad affrontare due forze molto potenti, per le quali ci vuole una certa preparazione: le forze della paura e della rabbia. […]

[…] La rabbia e la paura che ne deriva sono tutto ciò che la meditazione non è: la rabbia più profonda deriva dalla paura più profonda, quella della morte, ma anche da cause secondarie di ogni genere, da tutto ciò che costituisce la nostra storia psicologica. Occorre sapere che, quando meditiamo, quando ci ripuliamo dalla rabbia, la cosa più importante non è rintracciarne la fonte, bensì il fatto che ce ne stiamo liberando; non è tanto analizzare da dove viene, quanto dire il mantra, affinché l’amore attivo nella fede del mantra la espella dal nostro cuore. Se si inizia a meditare essendo dotati di una fede già sviluppata si parte molto avvantaggiati […] Cristo, nel potere dello Spirito, può scacciare la rabbia perché è colui che ha superato la paura [o nelle parole di Giovanni] :

Dio è amore; colui che dimora nell’amore dimora in Dio, e Dio in lui. Questa è per noi la perfezione dell’amore, avere fiducia nel giorno del giudizio,e questa possiamo averla perché persino in questo mondo siamo come lui è. Non vi è dunque spazio per la paura, nell’amore; l’amore perfetto bandisce la paura. (Gv 4:16-18)

Brano tratto da Laurence Freeman OSB, IL SÉ SENZA UN SÉ, “La paura della morte”, Edizioni Amrita 2009, pp. 162-165.