Letture settimanali del 13 gennaio 2019

Quando ci esorta a non preoccuparci, Gesù non intende negare la realtà dei problemi quotidiani. Ci invita ad abbandonare l’ansietà, non la realtà. Imparare a non preoccuparsi è arduo… [Eppure] nonostante il suo problema di deficit dell’attenzione, anche la mente moderna ha una sua naturale capacità di stare ferma e trascendere le sue fissazioni. Nella profondità, scopre la propria chiarezza, là dove è in pace, libera dall’ansia. Ognuno di noi ha circa una mezza dozzina di ansietà preferite, simili a caramelle amare che succhiamo in continuazione. Saremmo spaventati se ne restassimo privi. Gesù ci sfida a superare la paura di perdere l’ansietà, la paura che abbiamo della pace stessa. La pratica della meditazione è una via per mettere in atto i suoi insegnamenti sulla preghiera; essa dimostra, attraverso l’esperienza, che in effetti la mente umana può scegliere di non preoccuparsi.

[…] Scegliere di ripetere il mantra fedelmente e il ritornare ad esso ogni volta che le distrazioni arrivano, esercita la libertà che abbiamo di “porre attenzione”. Non è una scelta simile a quando prendiamo una marca invece che un’altra dagli scaffali di un supermercato. È la scelta di impegnarsi. La via del mantra è un atto di fede, non un movimento del potere dell’ego. In ogni atto di fede, c’è una dichiarazione di amore. La fede prepara il terreno perché il seme del mantra germogli nell’amore. Non creiamo noi il miracolo della vita e della crescita, ma siamo responsabili del suo svolgersi graduale. Arrivare alla pace della mente e del cuore — al silenzio, all’immobilità e alla semplicità — richiede non la volontà tipica di un arrivista, ma l’attenzione incondizionata, la fedeltà continua di un discepolo.

Brano tratto da  Laurence Freeman OSB, “Meditation,” JESUS THE TEACHER WITHIN (New York: Continuum, 2000), pp. 212-213. [Laurence Freeman, “Gesù il maestro interiore”, EDB]