Letture settimanali del 10 dicembre 2017

Benedetto diceva ai suoi monaci: “Tenete sempre la morte davanti agli occhi”. Nel mondo moderno non si parla molto della morte. Ma quello che ci dice la tradizione cristiana tutta è che se volessimo diventare saggi, dovremmo imparare la lezione che quaggiù non abbiamo ‘una città stabile’.

Dobbiamo ascoltare ciò che i saggi di tutte le epoche, del passato e del presente, ci dicono: per mettere a fuoco la nostra vita dobbiamo avere sempre la morte davanti ai nostri occhi… Parlare della morte è difficile da comprendere per chi è di questo mondo. A dire il vero, la visione principale della gran parte degli esseri umani è completamente all’opposto: non riguarda la saggezza della nostra mortalità, ma la pura illusione di essere immortali, di poter andare oltre la debolezza fisica.

Ma la saggezza della tradizione che San Benedetto rappresenta, ci dice che la consapevolezza della nostra fragilità fisica ci rende capaci di vedere anche la nostra fragilità spirituale. C’è in tutti noi una consapevolezza profonda, davvero così profonda da restare sepolta per gran parte del tempo, del fatto che dobbiamo entrare in contatto con la pienezza della vita e con la sorgente della vita. Dobbiamo entrare in contatto con l’energia di Dio e, in qualche modo, allargare i nostri fragili ‘vasi di creta’ all’amore eterno di Dio, l’amore che non si estingue mai.

La meditazione è un cammino di energia perché ci aiuta a comprendere la nostra mortalità. È la via che ci permette di mettere a fuoco la nostra stessa morte. È la via oltre la morte verso la resurrezione, verso una nuova vita eterna, la vita che nasce dalla nostra unione con Dio.

L’essenza del Vangelo cristiano è che noi siamo esortati a vivere questa esperienza adesso, oggi. Tutti siamo invitati a lasciar morire la nostra presunzione, il nostro egoismo, i nostri limiti. Siamo tutti invitati a morire alla nostra esclusività… L’invito a morire è anche un invito a risorgere ad una nuova vita, alla comunità, alla comunione, ad una vita piena senza paura.

Ogni volta che ci sediamo per meditare, ci ritroviamo su un asse di morte e di resurrezione. Ciò avviene perché nella meditazione andiamo oltre la nostra stessa vita ed i suoi relativi limiti, nel mistero di Dio. Scopriamo, ognuno secondo la propria esperienza, che il mistero di Dio è il mistero dell’amore, amore infinito – amore che ci libera da ogni nostra paura.

Brano tratto da  John Main OSB, “Death and Resurrection,” MOMENT OF CHRIST (New York: Continuum, 1998), pp. 68-69.