Letture settimanali 4 giugno 2017

San Benedetto diceva ai suoi monaci “Tenete sempre la morte davanti ai vostri occhi”. Non si parla molto di morte, nel mondo moderno. Ma tutta la tradizione cristiana ci dice che se vogliamo diventare saggi dobbiamo imparare la lezione che qui non abbiamo “un luogo durevole.” Dobbiamo ascoltare quello che i saggi del passato e del presente ci dicono: per mettere a fuoco la vita dobbiamo mettere a fuoco la morte. Parlare di morte in modo che il mondo possa comprendere è difficile. In effetti, la fantasia principale del mondo opera da un punto di vista totalmente opposto: non la saggezza della nostra mortalità, ma la pura fantasia che siamo immortali, superiori alle debolezze fisiche.

Ma la saggezza della tradizione che San Benedetto rappresenta è che la consapevolezza delle nostre debolezze fisiche ci permette di vedere anche la nostra fragilità spirituale. C’è una consapevolezza profonda in ciascuno di noi, addirittura così profonda da rimanere spesso sepolta per la maggior parte del tempo, per la quale dobbiamo entrare in contatto con la pienezza della vita e la fonte della vita. Dobbiamo prendere contatto con il potere di Dio e in qualche modo, entrare nel nostro fragile “veicolo terreno” verso l’amore eterno di Dio, l’amore che non può essere spento. […]

Ogni volta che ci sediamo a meditare entriamo in quest’asse di morte e resurrezione. Questo avviene perché nella nostra meditazione andiamo oltre la nostra vita e le sue limitazioni dentro al mistero di Dio. Scopriamo, ognuno facendone esperienza in prima persona, che il mistero di Dio è il mistero dell’amore, amore infinito – l’amore che scaccia ogni paura.

Brano tratto da John Main OSB, “Death and Resurrection,” MOMENT OF CHRIST (New York: Continuum, 1998), pp. 68-69.