Letture settimanali 11 giugno 2017

Possiamo lasciar andare le nostre ansie e preoccupazioni come ci suggerisce Gesù nei suoi insegnamenti sulla preghiera. Le nostre preoccupazioni hanno varie facce: gli intoppi quotidiani che vanno via con una buona dormita, i lutti che sono ancora lì al risveglio, gli schemi ripetitivi più profondi del nostro carattere che hanno radici nella memoria pre-conscia. La saggezza e il perdono iniziano a lavorare non appena facciamo un passo indietro e smettiamo di dare la colpa al mondo o ai nostri genitori o a chi ci vuole del male e ci rendiamo conto che il problema siamo noi. Il primo passo di un cammino spirituale maturo potrebbe richiedere anni. Una volta intrapreso, però, siamo comunque in grado di discernere i diversi strati di sofferenza e insoddisfazione su cui dobbiamo lavorare, quelli che possiamo gestire da soli, quelli per i quali dobbiamo chiedere aiuto e quelli che dobbiamo semplicemente trascendere.

La meditazione affina e accelera questo discernimento. In tutte le tradizioni, la preghiera profonda, silenziosa, non concettuale, è considerata essere al cuore della fede e aprire la porta all’unione con Dio. I sufi usano la parola “dhikr” o  ricordo di Dio, a cui ci si arriva attraverso la ripetizione del nome di Dio. Si dice che, nella sua semplicità, contenga tutte le forme di preghiera e che “ci libera dalla confusione e dallo sconforto.” … Il comandamento dell’amore di Gesù —Dio, il prossimo e noi stessi — e l’urgenza a cui ci richiama si traduce allo stesso modo nella consapevolezza con cui poniamo assoluta attenzione a Dio. Possiamo quindi volentieri vendere tutto, nella pura gioia di aver trovato il Tesoro del Regno sepolto nel nostro cuore.

Tuttavia, le preoccupazioni della vita ci travolgono facilmente. Ci possono rendere ossessivi, smemorati, ignoranti e stupi. Dimentichiamo che Dio esiste. Siamo indifferenti alle necessità dei nostri vicini. Perdiamo la capacità di stupirci. Siamo intorpiditi riguardo alla grazia. Ascesi – il lavoro spirituale – è la cura contro l’esaurimento. Ci insegna a gestire i problemi e a vivere nella libertà malgrado essi. Dissolve la durezza del cuore  quando diveniamo più sensibili e reattivi, aperti alla bellezza del mondo e ai bisogni degli altri, compresi quelli che afferrano avidamente prima di chiedere. L’ascesi – come la nostra meditazione due volte al giorno – trasforma l’energia bloccata nel nostro ego e nei modelli negativi di pensiero e di comportamento.  Saggiamente arriviamo a capire che non avremo – in questa vita di preoccupazioni – tutto ciò che vogliamo. Ma allora la liberazione si palesa quando accettiamo che il problema reale non sta nel non avere, ma nel desiderio stesso.

Brano tratto da Laurence Freeman OSB, “Dearest Friends” in the Newsletter of the World Community for Christian Meditation, Vol. 35, No. 2, July 2011, pp. 4-5