Letture settimanali 14 maggio 2017

Il sapere spirituale è il risultato di una attenzione totale: “Cercate innanzitutto il regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta” (Mt. 6, 33). La conoscenza spirituale è un modo di percepire che nasce da un centro di coscienza puro e desto: “Fermati, e sappi che Io sono Dio” (Salmo 46, 11). Questa coscienza nasce dalla quiete piuttosto che dall’attività intellettuale, ed è contraddistinta dalle qualità contemplative del silenzio, dell’immobilità e della semplicità.

La conoscenza spirituale non coincide con credenza religiosa. Una credenza religiosa senza la conoscenza spirituale può essere molto vuota e vacua. La sapienza spirituale è il risultato di una totale attenzione che si potrebbe descrivere come ‘una condizione di totale semplicità che costa niente meno che tutto’ come l’ha descritta Giuliana di Norwich. Se qualcosa ci costa tutto, che cosa ci rimane? Nulla. Nelle due parabole che Gesù narra per descrivere il regno del Paradiso – il tesoro sepolto nel campo, la perla di grande valore – la persona vende tutto, tutto, per comprare la perla o il tesoro. C’è questa diretta relazione tra non avere nulla e avere tutto, tra povertà di spirito, la prima delle Beatitudini, e il regno di Dio.

È per questo che lasciamo andare tutto. Ed è per questo che in tutte le grandi tradizioni mistiche, parole come nulla, vuoto e povertà descrivono ciò che si incontra lungo il cammino. ‘Nada! Nada! Nada!’ dice San Giovanni della Croce; o Cassiano: ‘Tramite la continua ripetizione di questa singola frase, si rinuncia a tutte le ricchezze del pensiero e dell’immaginazione, e si raggiunge con ben disposta facilità la prima delle Beatitudini, la povertà di spirito’. La nostra meditazione si colloca su questa lunghezza d’onda della saggezza mistica, della conoscenza spirituale.

Brano tratto da Laurence Freeman OSB, “Health and Wholeness”, Meditatio Talks Series 2015, gennaio-marzo, pp. 27-28.