Letture settimanali 14 luglio 2019

Durante la pratica della meditazione, non stiamo portando le nostre richieste nella preghiera, ma stiamo ponendo attenzione. Non stiamo formando intenzioni:  stiamo dando la nostra attenzione. Questa è la visione pura della meditazione, di qualunque vivere contemplativo. In questo modo, non stiamo intrattenendo la nostra mente con particolari idee o immagini di Dio. Non stiamo parlando a Dio. Non stiamo pensando ai nostri problemi, ma facendo  qualcosa di molto più grande. John Main diceva che la più grande capacità umana si realizza quando meditiamo, perché è la nostra capacità di essere con Dio, in
Dio, qui e ora […]

Prestare attenzione al mantra è un lavoro. Significa lasciar andare la nostra auto-referenzialità. Abbandonare il sé, come insegna Gesù. Questo non è qualcosa che possiamo fare con violenza. Non possiamo amare Dio odiando noi stessi. Essere attenti non significa aggrottare le ciglia e diventare tesi nell’atto di concentrarsi. Se si medita in questo modo, non si può farlo in modo efficace o resistere a lungo. La perseveranza è essenziale e la pratica quotidiana è l’obiettivo. La concentrazione non può essere mantenuta a lungo; l’attenzione però è il modo in cui siamo chiamati a vivere sempre.

Gesù ci invitò a seguirlo. A dirigere la nostra attenzione su ciò in cui lui è assorbito. Per porre l’attenzione su un solo punto, dobbiamo allontanare i riflettori da noi stessi. Questa è la cosa allo stesso tempo più semplice e più difficile al mondo. Tuttavia, una volta che l’abbiamo gustata e abbiamo capito come funziona, è l’unica che vale la pena fare.

Brano tratto da Laurence Freeman, A SIMPLE WAY: The Path of Christian Meditation (Tucson: Medio Media, 2004), p. 5, 21-22