Letture settimanali 12 giugno 2016

La vita spirituale che si basa sulla speculazione rischia di essere arida come la sabbia; la vita spirituale che poggia esclusivamente sull’emotività rischia di indurci a quella sorta di intolleranza religiosa che nasce quando diamo libero sfogo ai nostri sentimenti. Noi siamo invece chiamati ad essere radicati, fondati nell’amore.

Naturalmente, speculazione e sentimenti sono elementi fondamentali di ogni cammino; ma l’invito di Gesù rivolto a ciascuno di noi è quello di superarli per entrare in rapporto con la presenza onnipotente ed amorevole di Dio nel nostro cuore. Ciò che siamo chiamati a scoprire attraverso la meditazione, ciò che credo tutti noi dobbiamo scoprire se vogliamo vivere appieno la nostra vita, è che la realtà di Dio è l’unico fondamento su cui costruire. Qualsiasi speculazione su Dio, qualsiasi emozione che lo riguardi, sono soggette all’impermanenza dei nostri livelli di coscienza. Meditare significa risvegliarsi alla realtà di Dio in una dimensione scevra da idealizzazioni e devozionalismi, in cui egli è e si dona con pura generosità. La sua presenza è l’unica estrema verità, in quanto Dio è l’unica estrema realtà. In Dio soltanto riusciamo ad avere dolcezza senza limiti, solo in Lui troviamo il coraggio di guardare ciò che deve essere visto, di avanzare lungo la strada che dobbiamo percorrere. In Dio soltanto troviamo la forza di portare la nostra croce, solo in lui scopriamo che quella croce è un giogo dolce, un carico leggero.

Nel corso del nostro pellegrinaggio esistenziale non rifiutiamo né speculazione né emotività, però riconosciamo che se tale pellegrinaggio deve portarci a realizzare l’Essere puro di Dio, dobbiamo trascendere ambedue attraverso una disciplina che sarà anch’essa un giogo dolce, un carico leggero: la disciplina della nostra meditazione. […]

Brano tratto da John Main OSB, “La via della non-conoscenza”, (Edizione Appunti di Viaggio), capitolo “Pensiero, Sentimento, Amore”, p. 130.