Anno 4 n. 44 Insegnamenti settimanali 12 febbraio 2017

I diversi tipi di meditazione

Ci sono tanti tipi di meditazione quante sono le diverse culture. I tre principali filoni sono: la meditazione che si basa sull’attenzione focalizzata, la meditazione della consapevolezza aperta e la meditazione compassionevole. Tutte hanno lo scopo di distogliere l’attenzione da noi stessi e di aprirci ad una più ampia consapevolezza. La focalizzazione dell’attenzione gioca un ruolo primario in tutti noi. Abbiamo già visto quali sono le ragioni.

Se risaliamo alla tradizione cristiana e agli insegnamenti dei Padri e delle Madri del deserto del IV secolo d.C., notiamo che l’accento è posto chiaramente sulla focalizzazione su un punto fisso – la ripetizione di una frase preghiera o ‘formula’, come l’ha chiamata Giovanni Cassiano. Ma negli scritti di Evagrio, maestro di Cassiano, troviamo non solo il primo filone, ma anche il secondo. Prima di tutto, l’enfasi è posta sulla preghiera, con la ripetizione di una frase accompagnata dal consiglio a riconoscere e a lasciar andare le “distrazioni”, i pensieri vaganti, per poi ritornare fedelmente alla parola ogni volta che siamo andati fuori dallo stretto sentiero dell’attenzione. In secondo luogo, Evagrio mette in evidenza la consapevolezza delle nostre sensazioni che si sviluppano attimo per attimo, i sentimenti, i pensieri, i desideri, le azioni e la loro relazione causale. Egli raccomanda un atteggiamento che sia totalmente centrato nel momento presente, consapevole di ogni aspetto del nostro essere. Questo secondo filone di meditazione lo conosciamo oggi come ‘mindfulness’, e comprende una parte considerevole dell’insegnamento di Evagrio. Egli ha fortemente messo in risalto questo aspetto in quanto è un ingrediente essenziale per arrivare alla conoscenza e all’accettazione di sé stessi, che porta alla trasformazione dell’intero nostro essere al suo stato iniziale equilibrato ed integrato.

Anche il terzo filone della meditazione, la meditazione in movimento, la possiamo trovare  nella Tradizione del Deserto. Non c’è alcuna danza roteante dei Sufi, o Chi Kung / Tai Chi o Yoga. Ma il loro corpo era molto coinvolto nella preghiera. Inginocchiarsi o prostrarsi con la faccia a terra, erano modi in cui essi esprimevano umiltà e rispetto attraverso il corpo – movimenti simili li possiamo trovare anche in altre tradizioni. Rimanere in piedi durante la preghiera era la regola:  sia con le mani lungo i fianchi che con le braccia alzate, i palmi rivolti verso l’alto.

Nel discutere i primi due filoni è utile dare uno sguardo più da vicino a Evagrio (346-399 d.C). Evagrio fu amico dei Padri della Cappadocia – Basilio di Cesarea, suo fratello Gregorio di Nissa e il loro amico Gregorio Nazianzeno e quindi fece parte, in un primo momento, della Chiesa “ortodossa” che si era formata a quel tempo; successivamente divenne un Padre del Deserto molto amato e rispettato che conduceva una vita ascetica tutta dedita alla preghiera. A causa della sua vita, sia nel mondo che nel deserto, Evagrio apprezzò sia l’importanza della teologia e della fede che dell’esperienza spirituale reale. Egli infatti, coniugò cuore e mente: “Se preghi veramente, allora sei un teologo e se sei un teologo, allora sarai un uomo di preghiera”. Purtroppo questo chiaro legame tra teologia e contemplazione si è perso nel corso dei secoli. Evagrio non solo fu al centro dello sviluppo del dogma teologico cristiano, ma fu anche parte integrante di una delle più importanti fioriture di misticismo nel cristianesimo nel IV° secolo nel deserto.

Evagrio fu un seguace di Origene (186-251 d.C.) e accettò pienamente il punto di partenza di Origene: “Ogni essere spirituale è, per sua natura, un tempio di Dio, creato per ricevere dentro sé stesso la gloria di Dio… Ogni anima contiene un pozzo di acqua viva. Vi è in essa.. una nascosta immagine di Dio. E’ questo pozzo.. che le potenze avverse hanno ostruito con la terra.. Ma ora che il nostro Cristo è venuto, accogliamo la sua venuta e scaviamo i nostri pozzi… Troveremo in essi acqua viva,  quella di cui il Signore dice: “chi crede in me, dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva” (Giovanni 7,38)… Egli è presente lì, la Parola di Dio, e questa è ora il suo lavoro: rimuovere la terra dall’anima di ognuno di voi e permettere alla tua fonte di uscire liberamente. Questa fonte è in voi stessi e non viene dal di fuori, perché “il regno di Dio è in voi” (Lc 17,21)… Poiché l’immagine del regno celeste è in voi. Quando Dio creò gli esseri umani, all’inizio egli li ha fatti “a sua immagine e somiglianza” (Genesi 1,26)” (Origene – Omelia sulla Genesi)

Evagrio e i suoi compagni monaci e monache del deserto mai dubitarono che noi dovessimo ricongiungerci con il Divino – questo legame è parte intrinseca della natura umana. Tutto quello che dobbiamo fare, con l’aiuto di Cristo, è sbloccare il pozzo di acqua viva dentro di noi. Ciò che ostruisce questo pozzo sono le nostre emozioni disordinate: “La vita ascetica è il metodo spirituale che pulisce la parte affettiva dell’anima”, disse Evagrio. Questo spiega la necessità sia dell’attenzione nella preghiera, per essere aperti ai suggerimenti del Cristo interiore, che della consapevolezza / mindfulness delle sensazioni, dei sentimenti, dei pensieri, dei desideri nella nostra coscienza di superficie, che, se disordinati, formano i coaguli di terra che bloccano il nostro accesso all’ ‘acqua viva’. Prenderemo in esame questi due filoni dell’insegnamento di Evagrio nelle prossime sue settimane.

Kim Nataraja