Anno 4 n. 45 Insegnamenti settimanali 19 febbraio 2017

Evagrio, maestro di contemplazione

Abbiamo incontrato Evagrio in diverse occasioni, visto che è uno dei più importanti maestri cristiani della contemplazione del primo cristianesimo. È stato fortemente influenzato dall’insegnamento di Origene e di Gregorio di Nissa, il fondatore della tradizione esicasta. È stato il maestro di Giovanni Cassiano e, quindi attraverso di lui, ha influenzato San Benedetto e John Main.

I suoi due libri più importanti, che sono ancora disponibili in inglese, sono il “Trattato sulla Pura preghiera” e “Praktikos”, dove descrive chiaramente le tappe e le difficoltà lungo il sentiero spirituale e dà consigli pratici a tutti coloro che seriamente intendono intraprendere la preghiera contemplativa. Il suo insegnamento è formulato in frasi brevi, che incoraggiano una riflessione attenta. Sembrano molto simili ai koan della tradizione Zen – Thomas Merton chiamava Evagrio ‘maestro Zen’. In effetti, molti dei detti suonano molto buddisti per le nostre orecchie moderne, sebbene egli sia stato totalmente centrato su Cristo.

Nonostante fosse immerso nelle Scritture e abbia vissuto la sua vita basandosi su queste, Evagrio ha sottolineato che vivere una vita morale non era sufficiente: “Gli effetti dell’osservare i comandamenti non sono sufficienti a guarire le forze dell’anima completamente – devono essere accompagnati da un’attività contemplativa e questa attività deve penetrare nello Spirito”. E se seguite il suo consiglio: “Se pregate in verità giungerete ad un profondo senso di fiducia. Allora gli angeli cammineranno con voi e vi illumineranno sul significato delle cose create.” Perciò prima viene la preghiera, poi l’illuminazione per il dono della Grazia.

La preghiera era il fondamento di tutto ciò che ha insegnato, come dimostra la sua variazione delle parole di Gesù: “Vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, e prendi la tua croce in modo da poter pregare senza distrazioni”. Per Evagrio la preghiera è essenzialmente una terapia di primo piano che conduce alla totalità dell’essere, unità con Dio e armonia con gli altri. A causa delle proprie esperienze nel cadere in tentazione nel mondo ordinario, come anche per la sua esperienza nel deserto, Evagrio aveva acquisito profonde intuizioni psicologiche sul funzionamento della mente umana e, come gli abbiamo sentito dire: “La vita ascetica è il metodo spirituale per  pulire la parte emozionale dell’anima”. (‘Ascetica’ qui significa una vita basata sulla pratica della meditazione che porta alla profonda preghiera contemplativa.) Evagrio è stato molto ammirato e molti monaci lo cercavano come padre spirituale, un Abba.

Il primo problema al quale rivolge la sua attenzione è quello a noi molto familiare e che abbiamo già incontrato prima: i nostri pensieri. A meno che non siamo in grado di lasciare andare via i nostri pensieri, pregare è difficile, ma “Se la fiaschetta viene lasciata in piedi per un po’, il deposito va verso il basso e l’acqua diventa chiara e trasparente. In modo simile il nostro cuore, una volta che è riposato e immerso in un profondo silenzio, è in in grado di riflettere Dio”.

Ma prima di seguire il suo consiglio e guardare i nostri pensieri (che chiama ‘passioni’), egli volge la nostra attenzione verso la fonte dalla quale emergono i nostri pensieri, vale a dire le sensazioni, i sentimenti e le emozioni. Questa è vera ‘consapevolezza’, essere consapevoli di ciò che sta accadendo nella nostra mente e nel corpo. Durante la preghiera tutta la nostra attenzione è focalizzata sulla nostra parola, ma tante altre volte noi non abbiamo in mente solo il nostro mantra, ma prendiamo nota di tutte le sensazioni di passaggio, sentimenti, emozioni e pensieri che fluttuano attraverso la nostra mente. Il punto di partenza sono i sensi: “Le passioni sono abituate ad essere fomentate dai sensi”. Poi la sequenza causale, secondo lui, è la seguente: le impressioni sensoriali invocano sentimenti, il piacere di questi sentimenti porta a sua volta ai desideri, ai pensieri, poi all’azione: “Qualunque cosa un uomo ami, la desidererà con tutta la sua forza. Qualunque cosa egli desidera, combatterà per ottenerla… è il sentimento che dà vita al desiderio”.

L’esempio più eclatante di un’impressione sensoriale causa della prima sensazione e poi nascita del desiderio si verifica nel primo libro “Combray” del capolavoro di Proust “À la Recherche du Temps Perdu” (Alla ricerca del tempo perduto). Un pomeriggio egli è stanco, depresso e immerge un biscotto, una piccola madeleine nel suo tè. Nel momento in cui ne gusta il sapore, un intenso sentimento di gioia attraversa tutto il suo essere. Poi è sopraffatto dai pensieri della sua infanzia. Il desiderio nasce per catturare questo momento e l’azione conseguente è scrivere un capolavoro. Questa poi è la catena di eventi inevitabile come proposto da Evagrio che sottolinea come noi dobbiamo essere consapevoli delle sensazioni, sentimenti e desideri prima che essi aumentino e ricamino i pensieri, che poi inevitabilmente portano all’azione, a volte inadeguata. Nel caso di Proust, il forte sentimento di nostalgia ha prodotto un’opera d’arte; per alcuni di noi, purtroppo, ne risultano reazioni emotive automatiche inappropriate.

Evagrio raccomanda pertanto costante consapevolezza / mindfulness non solo delle nostre sensazioni, sentimenti, emozioni e desideri, ma anche dei nostri pensieri, specialmente quelli che incapsulano i ricordi con un forte contenuto emotivo, i sogni, le paure e le fantasie. Dobbiamo essere consapevoli che il nostro stato emotivo interno si rifletterà nelle circostanze esterne che noi creiamo.

La prossima settimana parleremo ancora di questo maestro del cristianesimo delle origini, maestro di mindfulness e meditazione/preghiera contemplativa.

Kim Nataraja