Insegnamenti settimanali dell’8 ottobre 2017 – Anno 5 n. 26

Meister Eckhart

 

“Meister Eckhart è una delle guide spirituali più importanti per il nostro tempo. Per secoli il suo insegnamento è stato dimenticato perché alcune sue idee furono considerate eretiche, uno stigma che si è portato dietro fino ad oggi. Negli anni ’80 persone eminenti hanno firmato una petizione, chiedendo di prendere in considerazione la possibilità di una dichiarazione ufficiale di ortodossia e la revoca della condanna del suo insegnamento. Anche se Giovanni Paolo II ha espresso per lui apprezzamento come un esempio eccezionale del misticismo reno-fiammingo, Meister Eckhart non è stato ufficialmente prosciolto dal giudizio di eresia su alcuni dei suoi insegnamenti.

Johannes Eckhart nacque nel 1260 nel villaggio di Hochheim, vicino a Erfurt, in Turingia, ed entrò nell’ordine dei Domenicani all’età di 15 anni. Poiché era brillante, fu inviato a studiare prima a Colonia, forse con Alberto Magno, poi dal 1293 a Parigi. Da allora in poi i suoi incarichi all’interno dell’Ordine furono intervallati a periodi di studio e di insegnamento all’Università di Parigi. Il fatto che sia stato mandato all’Università di Parigi in vari momenti della sua carriera, un onore molto ricercato e raro, fa capire il rispetto in cui veniva tenuto dai suoi superiori. Fu nominato Vicario di Turingia e Priore di Erfurt. Dal 1300 tornò a Parigi dove nel 1302 conseguì il titolo di master all’età di 42 anni. Da quel momento venne sempre chiamato con quel titolo – una chiara indicazione della stima generale di cui ha goduto. È stato scelto per molti posti importanti nell’Ordine Domenicano, incluso quello di Provinciale di Sassonia e Vicario Generale della Boemia; ciò comportava la responsabilità su 47 monasteri e 9 conventi. Nel 1310 fu mandato ad occupare la cattedra domenicana di teologia a Parigi, un onore che condivide nel suo ordine solo con Tommaso d’Aquino. Nel 1324 divenne Master reggente dello Studium generale di Colonia, un posto una volta occupato da Sant’ Alberto il Grande. Ma era ammirato non solo per le sue numerose doti amministrative e intellettuali, ma anche per la sua spiritualità e la santità di vita. Eppure, alla fine della vita fu accusato di eresia. È inaudito che un Domenicano tanto erudito e rispettato fosse accusato di eresia alla fine di una lunga vita di studi, insegnamento e predicazione. Morì prima di potersi difendere ufficialmente presso l’Inquisizione. Ma sappiamo che ha detto: “Posso sbagliare, ma non posso essere un eretico – perché la prima cosa ha a che fare con la mente e la seconda con la volontà”.

Ci sono forti risonanze tra l’insegnamento di Meister Eckhart, John Main, Evagrio e Cassiano, perché è molto in linea con la tradizione della teologia ‘apofatica’, la ‘via negativa’, che abbiamo incontrato anche in La nube della non conoscenza.  Sentiamo anche qui l’enfasi sul fatto che non possiamo conoscere Dio con la nostra mente razionale tramite pensieri e immagini: “Bisognerebbe percepirlo senza immagini, senza tramiti e senza confronti”. Le uniche due qualità che egli è disposto ad attribuire al Divino – come descritto nelle Questiones parisienses dei suoi Sermoni latini – sono: puro essere – “Essere è l’essenza di Dio … perché egli dimora sempre nuovo in un adesso senza fine” – e un consapevole intuitivo “intelligere”. Possiamo solo ‘conoscere’ Dio attraverso il nostro ‘intellectus’, la nostra coscienza intuitiva, grazie a un’esperienza spirituale, quando accediamo a una “conoscenza puramente spirituale; lì l’anima si allontana da tutte le cose sensibili. Lì sentiamo senza alcun suono e vediamo senza materia …”

Eckart racconta di aver avuto un’esperienza mistica: “Sembrava come un uomo in un sogno – era un sogno da sveglio – che diveniva gravido di Nulla, come una donna con un figlio. E nel Nulla Dio era nato: Egli era il frutto del Nulla …. Lo ha dato alla luce nella mia anima. ” Dobbiamo qui intendere ‘Nulla’ come “nessuna-cosa “, il senza forma, vuoto di forma ma pieno di potenzialità. Ha poi commentato ulteriormente questa esperienza: “Ero puro essere e il conoscitore di me stesso nella gioia della verità”. Gran parte della sua teologia è un tentativo di dare un senso a questa profonda esperienza. Eckart rappresenta in pieno l’affermazione di Evagrio: ” Un teologo è uno che prega e uno che prega è un teologo “. Era contemplativo, ma come abbiamo visto dalla sua biografia, un contemplativo decisamente in azione.

Proprio come per l’autore di La nube della non-conoscenza e come per John Main, “amore” è l’essenza del rapporto tra noi e Dio: “Siamo completamente convertiti a Dio nel suo amore incondizionato… [e] qualsiasi cosa Dio fa, la prima cosa che effonde è amore”.

Kim Nataraja